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13/06/2023   GIACOMO CASAULA
  ''Sta a noi mantenere delle rotte precise e complesse, per non scadere solo nel sintetico...''

In genere i “secondi dischi” sembrano essere il palco ottimo per giocarsi la verità. Dicono che un secondo disco rappresenta la prova del nove. E questo “Amore sintetico” porta con sé anche un quid di sviluppo, a latere… nessuna rivoluzione di forma ma un arricchimento di intenzioni e di gentilezza nei modi. Giacomo Casaula in fondo dimostra anche che alle sante radici si deve sempre portare rispetto e considerazione, ma va fatto con un piglio di analisi coerente e ben misurata. È una dimostrazione di personalità e di pensiero critico che prescinde della mode. Raggiungiamo Giacomo Casaula per illuminare da vicino un disco che va ascoltato con la pazienza ed il tempo suo…

Un titolo che da sé è manifesto politico direi. O sbaglio? ''Non sbagli, è sicuramente un manifesto politico. Riprendendo antichi stilemi credo che ogni cosa che abbia a che fare con l’essere umano sia per sua natura, politica. 
Oggi tutto è sintetico. Arriveremo a vivere in modo sintetico? Mi auguro di no, ma alcune direzioni stanno tracciando proprio questa strada, sta a noi mantenere delle rotte precise che siano anche complesse per non scadere solo nel sintetico''.


Dunque un disco di canzone d’autore dal suono e dalla forma classica è una forma di resistenza al futuro? ''Probabilmente sì, ma viene fuori inconsciamente. Personalmente ho cercato di buttare fuori tutto quello che ritenevo più urgente''.


E dunque del futuro che c’è in questo lavoro? ''Non credo spetti alla forma canzone delineare quello che potrebbe avvenire in futuro. Credo che nel mio disco la prospettiva sia con un piede nel passato ma con lo sguardo dritto e aperto nel futuro (citazione di ''A muso duro'' di Pierangelo Bertoli, n.d.r.). La prospettiva, il mirare a quello che potrà essere''.


Oggi la musica secondo te torna ad avere un peso sociale? ''Penso lo abbia sempre avuto, ma con forme e risultati profondamente diversi''.