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20/06/2023   MIKE ORANGE
  ''Bisogna allenare la sensibilità, per diventare migliori e per capire meglio le cose intorno a noi..''

Mike Orange, cantautore della provincia lombarda, si racconta, approfittando della recente uscita di “Sensibile”, il suo nuovo disco.

Cominciamo con il raccontare chi sei... ''Ciao alle amiche e agli amici di Music Map, io sono Mike Orange e sono un cantautore della provincia di Milano. È da tanto tempo che suono, circa 20 anni, ma ho sempre fatto punk rock. Da meno di 5 anni ho cominciato questo progetto nuovo, cantautorale. Era un esperimento più che altro dovuto alla noia. Poi la noia è finita e mi sono aperto a questo nuovo spazio di confronto musicale''.

“Sensibile” è il titolo del tuo nuovo album. Che cos’è, per te, la sensibilità? ''Secondo me la sensibilità è quell'attitudine che hanno alcune persone a sentire le sensazioni degli altri. Ho deciso di chiamarlo così perché credo che siamo in un momento storico complicato, dove i significati delle cose si stanno ridefinendo velocemente. Pensa al mondo femminile. Finalmente abbiamo capito che c'è uno squilibrio negli schemi di genere a cui siamo abituati. E per definire dei nuovi modelli abbiamo bisogno di empatia, aprirci agli altri, capirli. Per questo motivo bisogna allenare la sensibilità, per diventare migliori e per capire meglio le cose intorno a noi''.

Come nascono queste tue nuove canzoni? ''Queste canzoni sono nate principalmente durante il lockdown del 2021, tra quarantene e obblighi a rimanere a casa. Avevo molto tempo da spendere e non avevo voglia di sprecarlo. Alcune, come ''Scotch'' e ''Alcol'', in realtà sono canzoni che erano nate da un po' e che volevo registrare perché mi piacevano. In generale il lavoro che ho fatto è stato quello di calarmi nelle sensazioni che volevo descrivere, e devo dire che quello appena passato non è stato un periodo facile della mia vita per questioni personali. E poi volevo fare un disco pop, immediato e orecchiabile. Credo tutto questo si senta''.

Rivendichi con un certo orgoglio le tue radici “provinciali”. Che cosa rappresentano per te? ''Sono nato e vivo in una cittadina a 20 chilometri da Milano. È sicuramente un vantaggio per alcune cose, ma per altre crea delle situazioni asfittiche. È come se la Città si mangiasse tutto, e per chi ne rimane fuori rimangono le briciole. Per questo motivo se sei di provincia devi creare delle cose a misura, dove in qualche modo la comunità si riconosca e crei partecipazione. Per fare un esempio, organizzare un concerto da me è molto più difficile che organizzarlo a Milano. Se lo fai bene in città la gente è interessata, se lo fai qua dove vivo ti devi porre il problema del pubblico. C'è bisogno di più tempo e creare abitudine, banalmente. In questo modo impari tante cose, è tutto meno scontato. Ti devi arrangiare. E questa cosa la odio ma allo stesso tempo è il motivo per cui credo che chi sia attivo in provincia in realtà abbia una marcia in più''.

Chi sono i tuoi punti di riferimento musicali? ''Come ti dicevo all'inizio, vengo dal punk rock e i miei riferimenti originari vengono da quel mondo li, come l'ottica DIY che contraddistingue da sempre il progetto Mike Orange. Però c'è anche altro. Mi piace molto Calcutta, sono un super fan dei Tre Allegri Ragazzi Morti e mi appassiona molto la musica italiana anni '60. Ultimamente mi ascolto spesso Venerus, credo sia molto bravo ed esprime un concetto di musica che mi interessa molto. Grazie dell'intervista, alla prossima!''.