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15/11/2023   HUMBLE
  ''Vogliamo che i nostri brani siano come mini fughe dalla realtà...''

È un disco complesso, ampio, raffinato e grezzo allo stesso tempo. Ha tutto della libertà che si esprime libera di cercare in ogni direzione possibile riferimenti e soluzioni al problema del messaggio. “Getaway” (che noi abbiamo d’istinto letto come “porta” quando in realtà è da prenderlo come “fuga”) è l’opera a firma del progetto Humble, ovvero Umberto De Candia e Enrico Zurma. Un disco difficile da confinare dentro poche righe di una intervista, di sicuro la tracklist tradisce alcuni dei colori portanti di un viaggio all’insegna del concetto alto di fusion.

Un titolo curioso. Come si rintraccia “l’umiltà” in una porta? ''Non intendavamo il significato di GETAWAY come porta ma come fuga. GETAWAY può essere anche quel viaggetto di pochi giorni che ti fai da qualche parte per staccare. Volevamo che i nostri brani fossero mini fughe dalla realtà''.

Primo lavoro che subito si staglia in una prospettiva internazionale? Sarà internazionale anche il tour? ''Inutile negare che ci piacerebbe moltissimo esportare GETAWAY all'estero, ma per il momento rimaniamo con i piedi per terra sperando di trovare date in Italia che ci diano la possibilità di farci conoscere''.

Parlate di CD e di fumetto. Domanda provocatoria: tutto questo non si sarebbe amplificato con un vinile? ''È il tipo di supporto che ci piacerebbe portare in giro, insieme ad un merchandise studiato, ma prima di questo, vorremmo delle date in cui magari proporlo''.

Tanto bianco e nero nell’immaginario visivo di questo disco. Metropoli, cemento e contaminazione. Perché? Trovo invece ci sia molta luce nel suono… ''Ci piaceva l'idea del contrasto: un immagine umile di due ragazzi che prendono la metro, si fanno dare un passaggio in macchina, chiacchierano seduti sulle scale, ma per il disco ci volevano colori, colori da ascoltare o comunque da immaginare, speriamo di aver stupito con le sonorità e la produzione''.

Un viaggio questa tracklist: traiettorie prese per davvero? Un viaggio che avete fatto… o cosa? ''Alcuni viaggi fatti davvero, alcuni sognati. Ma i nomi delle città servono ad accostare quelle metropoli alle sonorità usate in ogni brano. Mentre il secondo titolo di ogni brano si avvicina più ai testi. Ci piaceva l'idea di dualità''.

Cambiando città si cambia genere. Ma c’è un posto dentro cui vi sentite al sicuro, più in equilibrio, più a vostro agio? ''Credo che entrambi ci troviamo a nostro agio in 2 casi: quando insieme, partendo da un idea dell'uno o dell'altro, iniziamo a produrre davanti al pc e quando siamo sul palco. Dopotutto sono 16 anni che suoniamo insieme''.