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06/02/2024   FAT HONEY
  ''La musica nera è il nostro principale riferimento, e in quell'ambito di jazz ce n'è parecchio...''

“Grasso che cola” è un disco ampio di vedute. Dalla trap (anche espressa nella forma lirica e nella scelta del flow e dei suoi ingredienti) fino al jazz, passando per quella distorsione acida che vedremmo bene dentro un progetto di psichedelia. Sono i Fat Honey, sono Lorenzo Sighel alla voce, sax alto e soprano, Michele Bazzanella al basso e live electronics e infinite Stefano Malchiodi alla batteria e live electronics. Perché tanto di questo suono ricco di “follia romantica” (anche e soprattutto espressa eccentricamente nei colori e nelle allegorie del video del singolo “Salta”), anche ricco di spigolosa critica sociale, si compone di parti live, estemporanee forse, ispirate e rubate al momento. E noi come sempre ci avviciniamo con la dovuta attenzione...

Ascoltando il disco con un amico mi ha esclamato dicendo: che psichedelico rap! Che ne dite? ''Diciamo che ha sortito un bell'effetto. Per quanto riguarda il rap, quello dei Fat Honey si può dire abbia subito un peculiare "adattamento evolutivo" - un po' come il nanismo insulare - legato al fatto che il nostro rapper si è formato con la vecchia scuola, ma poi (con tutte le dovute eccezioni) non è più entrato in contatto con l'ambiente e le produzioni del rap italiano essendosi poi occupato perlopiù di musica strumentale''.

Che poi tutto ha una fortissima base di jazz o sbaglio? ''Abbiamo affrontato il jazz nei nostri studi musicali accademici. In generale la musica nera è il nostro principale riferimento, e in quell'ambito, di jazz, ce n'è parecchio''.

Mi piace assai il titolo. Ma che ragione ha col tutto? Questo “Grasso che cola”, quest’abbondanza… a cosa si riferisce? ''Ciò che in genere ci attrae nella musica è la giusta combinazione di elementi "interessanti" dal punto di vista musicale e "divertenti" in termini di intrattenimento. Quindi nella nostra roba abbiamo cercato di metterne a fiumi determinando così una presunta grande abbondanza''.

E perché parlate di miele grasso? Come a dire l’opulenza e lo sfarzo? ''Fat Honey è opulenza, dolcezza, equivoco, paranomasia...''.

E sarebbero tantissimi i dettagli che mi incuriosiscono: ad esempio in copertina c’è un’oca. Un rimando all’immaginario delle donnine schiave della televisione? Visto che c’è molta critica sociale nel disco… ''Ma le donnine schiave della TV non sono ormai nonnine? Avete mai osservato da vicino un'oca? Ha i dentini affilati, cazzo, fa paura! Uno di noi ne aveva un paio in giardino, ma ha dovuto darle via perché erano troppo emancipate... Pare che ora facciano le veline a Striscia''.