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13/10/2015   IO E I GOMMA GOMMAS
  'La musica non è solo esecuzione live e divertimento, ma anche e soprattutto un fenomeno culturale...'

Dopo diversi lavori “variegati” giunge un album tutto dedicato alla musica di Raffaella Carrà: come mai avete scelto proprio lei? ''In realtà era da tempo che volevamo dedicare un album intero ad un solo artista. Poi una serie di coincidenze strane: Filo che a Porto (Portogallo) s'imbatte in una serata con una tribute band dei Ramones con una cantante donna nella veste di Joey Ramone e poi sogna i Ramones biondi che suonano ''Tuca Tuca''; Giò che entra in un supermercato dove tutti ondeggiano con il carrello a tempo e canticchiano le canzoni della Carrà messe come sottofondo; la spaventosa somiglianza di Ricca (con la parrucca bionda è praticamente identico) a Enzo Paolo Turchi, il ballerino che accanto a Raffaella inventò e ballò ''Tuca Tuca''; Lele che da anni cerca di raggiungere la velocità di Marky Ramone con il charleston, e poi per non parlare del fatto che quest'anno si festeggiano anche i 40 anni dalla nascita dei Ramones. E ancora, volete mettere l’emozione di indossare una parrucca bionda e fare il casquè con la testa? E quando ci sarebbe più capitato?! Insomma, non potevamo che fare questo disco, con le canzoni di Raffaella rifatte però nello stile dei Ramones, che poi inevitabilmente diventano in stile Gomma Gommas! Tutto chiaro, no? (segue risata)''. “Carrones Loca Live” è un disco in cui vi siete maggiormente messi in gioco come band, curando più da vicino molti aspetti che prima affidavate ad altri, quali ad esempio la produzione, il mixaggio, il mastering… Scelta dettata dalla voglia di sperimentarsi anche in altre vesti, dopo l’esperienza maturata negli anni? Raccontateci un po’ le vostre motivazioni e un po’ di aneddoti su questa esperienza. ''La scelta di curare in prima persona tutti gli aspetti del disco nasce principalmente dall’esigenza di avere la massima libertà nella gestione delle registrazioni e del mixaggio: avevamo bisogno dei nostri tempi (pensate che Ricca ha registrato il basso solo dalle ore 13.00 alle 15.00), senza le restrizioni date dal doversi chiudere in uno studio e dover terminare tutto in un lasso di tempo predefinito e limitato. E poi sicuramente, dopo le bellissime esperienze passate, con mixaggi e produzioni curate da personaggi incredibili come Ryan Greene e Jason Livermore, volevamo vedere dove potevamo arrivare da soli. Vorremmo usare un aggettivo per questo disco: "Casalingo". Infatti l'abbiamo registrato e mixato a casa di uno di noi, più precisamente nella cameretta del piccolo Tommi (altra coincidenza strana con il nome visto che Tommy nei Ramones è stato il produttore e manager nonché batterista fino al 1978)''. Raffaella è un’artista dal repertorio vastissimo, tuttavia nel vostro disco si nota l’intento di non selezionare i brani in ordine di popolarità (mancano ad esempio “Pedro” o “Ballo Ballo” mentre sono presenti le meno note “Il Guerriero” o “Perdono, non lo faccio più”). Quali sono stati quindi i criteri secondo i quali avete selezionato i sette brani da inserire nel disco? ''Un disco non può contenere troppe hit contemporaneamente, ognuna annullerebbe l'altra. Un po' come succede in cucina, l'unione di ingredienti buoni presi da soli non sempre dà la pietanza superlativa, se no basterebbe unire il profitterol ai vincisgrassi (lasagne al forno tipiche delle Marche) e avremmo il piatto perfetto! (segue risata). Abbiamo sempre cercato di non essere banali e scontati nelle scelte dei brani, cercando di recuperare quelli dimenticati o semi sconosciuti. Oltretutto è più stimolante per noi riarrangiare canzoni meno popolari e farle conoscere al pubblico. La musica non è solo esecuzione live e divertimento, ma anche e soprattutto un fenomeno culturale. Ci fa piacere pensare che qualcuno possa scoprire la canzone della sua vita ascoltandola per la prima volta da un nostro disco''. Veniamo al video: avete scelto di realizzare un videoclip unico per tre dei sette brani (“Ma che sera/Accidenti a quella sera/Tuca Tuca”). Una decisione particolare, dal momento che di solito si sceglie un solo brano, appunto un “singolo”, cosa che avete anche fatto per i vostri precedenti dischi; invece cosa c’era di diverso in questo ep, che vi ha fatto optare per un video di lancio con tre “singoli”? ''Abbiamo scelto di realizzare il videoclip con tre brani per far capire a chi lo guarda quello che realmente succede durante il nostro nuovo live, e poi, come in tutte le cose che facciamo, c’è dietro un omaggio a qualche artista che ci piace; in questo caso i Rancid, che hanno fatto un’operazione simile per il loro ultimo disco''. In passato avete collaborato con grandi personaggi del punk rock internazionale, quali – come dicevate prima – Ryan Greene e Jason Livermore. Come sono nate queste collaborazioni e cosa ricordate con maggior piacere dell’esperienza fatta con loro? ''Si tratta di collaborazioni di cui siamo particolarmente orgogliosi, soprattutto dal punto di vista personale: abbiamo conosciuto i guru del punk mondiale! Nemmeno riusciamo a crederci… Con Ryan Greene abbiamo anche passato un’indimenticabile settimana in Arizona... Ce lo ricordiamo ancora mentre canta nel suo studio "Sound in my pussy" invece di "Siamo i Watussi"! Sicuramente possiamo dire che abbiamo notato tantissima umiltà anche in personaggi del calibro di Greene e Livermore. La sensazione che abbiamo avuto è che si siano rapportati con noi esattamente come se si stessero rapportando con i NoFx o i Lagwagon. Abbiamo notato anche una forte attitudine al divertimento pur lavorando in maniera seria e impeccabile''. Quali sono quindi, in base alla vostra esperienza, le principali differenze nel modo di vivere la musica punk qui in Italia rispetto agli USA? ''Non crediamo sia giusto generalizzare parlando di differenze nel modo di vivere il punk tra Italia e USA, ciascuno ha il suo...''. La vostra musica ha un approccio sicuramente live, nel senso che fate scintille soprattutto ai concerti, durante i quali, al grido di “Fun! Fun! Fun!” il pubblico è sempre conquistato dal vostro coinvolgente spettacolo. Pensate che questa caratteristica sia maggiormente dovuta alla melodia orecchiabile e al ritmo sfrenato del punk o al fatto che la gente si ritrova di fronte a brani che conosce e che con l’energia del punk diventano “irresistibili”? ''Ultimamente abbiamo sostituito il “Fun! Fun! Fun!” con il motto “Tuca Tuca Hey"! Scherzi a parte, sicuramente il segreto del successo dei nostri live è dovuto a tutte due queste caratteristiche: brani che il pubblico conosce riarrangiati meticolosamente sfruttando l'energia travolgente del punk. Crediamo che il pubblico percepisca da subito la nostra voglia di divertirci e divertire partecipando così attivamente al nostro live''. Parlando quindi di live, quali sono quelli che ricordate con più piacere e perché? ''Sicuramente tutti quelli in cui il pubblico ha dimostrato di capire a pieno la nostra ironia e la voglia di divertirci, ballando e cantando a squarciagola con noi. È molto difficile fare un elenco, visto che ormai abbiamo superato i 350 concerti, ma se dovessimo proprio sceglierne qualcuno dal mazzo, potremmo dire La Sbiellata (abbiamo partecipato alla prima edizione e siamo contentissimi per il successo crescente che questo festival sta ottenendo negli anni, i ragazzi se lo meritano davvero), il live con il Mago Forest a Comiso (abbiamo riso tutto il tempo), al Lamezia Demo Fest (davanti a quarantamila persone), a Montefalco alla Taverna Sant'Agostino (dove si fa baldoria fino al mattino) e al Caterraduno a Senigallia''.