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01/06/2006   CAPAREZZA
  Le mie rime "intolleranti"

"Per quest'album, fin da subito, ho avuto in mente Frank Zappa. A livello di attitudine, ovviamente. Credimi, musicalmente parlando, non oserei mai paragonarmi a un genio di tale grandezza: non sono mica uno stupido...". E "stupido", in effetti, Caparezza proprio non lo è; ma, semmai, una delle voci più eccitanti della nuova musica italiana dopo il boom del suo apprezzatissimo 'Verità Supposte' (il disco del tormentone "Fuori dal Tunnel"). Ora il proto-rapper pugliese è tornato con il suo nuovo lavoro 'Habemus Capa', un disco che, in quanto a ritornelli-killer ("Insetti del Podere", "La Mia Parte Intollerante", etc.) e trovate di linguaggio ad effetto, non ha nulla da invidiare al suo predecessore. Anzi, intensifica il concetto. Ma ora lasciamo la parola allo stesso ragazzo di Molfetta... Allora Caparezza - giusto per citarti - è più difficile il secondo o il terzo disco nella carriera di un cantante? "Mmh, direi entrambi. Inutile girarci attorno: se 'Verità Supposte' non avesse avuto tutto il successo che ha ottenuto, probabilmente 'Habemus Capa' non sarebbe mai uscito. E io, di conseguenza, non avrei potuto mettere a nudo certe mie esigenze. Tipo realizzare un album che, al tirare delle somme, non contiene un 'ammorbidimento' che sia uno... Ma, attenzione, questo non vuol dire che stavolta ho realizzato un cd ostico: 'Habemus Capa' va semplicemente preso a piccole dosi perchè nasconde molte più sorprese di quello che uno potrebbe attendersi...". In compenso la componente hip-hop è sempre molto presente... "Già, ma fammelo dichiarare qui una volta per tutte: Caparezza non rappresenta in nessun modo l'hip-hop italiano. Tanti artisti, in questo paese, vogliono fregiarsi di tale onorificenza - 'portavoce dell'hip hop tricolore' - ma io me ne tiro volentieri fuori. Di quella cultura - dato che non so cantare... - mi piace al massimo il rap e l'arte del campionamento che pure in questo cd ho adoperato in maniera più o meno palese. Citando quando necessario la provenienza dei 'samples' tipo quello dei La Bionda o di Virgilio Savona...". Quel titolo sarcastico ("Habemus Capa") è nato nella primavera scorsa in seguito all'elezione - fortemente seguita dai media - del nuovo Papa? "Sì, e con intenti decisamente più profani... Sul Papa in carica non mi esprimo, ma Giovanni Paolo II mi stava oltremodo simpatico. Era una grande persona a cui ho sempre riservato tutto il mio rispetto: ecco perchè l'ho pure citato all'interno del mio nuovo singolo...". In questi giorni, assieme al tuo album, è anche uscito "Il Caimano" di Nanni Moretti... "Giusto per incasinare ancora di più le cose! Come a dire: Moretti e Caparezza, un tranquillo weekend di paura (ride)... Comunque ho visto 'Il Caimano' giusto ieri sera e l'ho apprezzato tantissimo. Dentro quella pellicola c'è il miglior Nanni che io conosca: quello politico, quello privato e persino quello surreale di pellicole come 'Palombella Rossa' o 'Ecce Bombo'. Tra parentesi, quest'ultimo è proprio il Moretti che ammiro di più...". Il tuo "caimano" è il "Mazzarò" di un pezzo del nuovo disco ("Ninna Nanna di Mazzarò")? "Ehm, in pratica sì, anche se quello che tu definisci il mio 'caimano' non è una persona in particolare ma più un' attitudine di generalizzata apatia... Sai, mi riferisco a quelle persone che, di questi tempi, amano affermare: 'Non so per chi votare alle prossime elezioni ma in compenso so chi eliminare al prossimo round del Grande Fratello!'. Terribile, no?". Da vero artista ti poni tante domande ma ti dai anche pochissime risposte... "Beh, qua e là nell'album, qualche risposta arrivo persino a concedermela: soprattutto in brani come 'Torna Catalessi' o 'The Auditel's Family'... Prendi il cattivo gusto della televisione italiana, ad esempio. Ma perchè gli autori si sbattano tanto a inventare scandali su scandali per quei 'reality' tutti irrimediabilmente uguali tra di loro? Non farebbero prima a mandare in onda un palinsesto completamente invaso dalla pornografia nuda e cruda? L'Auditel gli darebbe sicuramente ragione...". Cosa non ti piace del successo a cui tu stesso sei andato incontro? "Che i fans mi inseguano per strada brandendo un cellulare e dicendomi: 'C'è mia nonna in linea: ti prego, cantale una strofa di 'Fuori dal Tunnel'!'. Spiacente, quel singolo mi ha dato tanto, tantissimo ma non voglio essere ricordato solamente come l'autore di 'Fuori dal Tunnel'. Tenendo presente che quello era pure un brano dal messaggio decisamente forte, tramutato non si sa bene come in una innocua canzoncina: potere del mainstream!". Cosa ti esalta, invece, del mondo che ti circonda? "Amo i bambini che fanno le battaglie immaginarie per la strada. Hai presente? Un attimo prima sono lì tutti calmi e mansueti e poi, all'improvviso, iniziano a scagliarsi contro l'aria, simulando combattimenti con la spada ed emettendo quei rumori stranissimi: sono esseri dall'immaginazione davvero sfrenata e - a volte - vorrei anch'io provare le loro stesse emozioni... Sarà per questo che, alla mia età, continuo a collezionare giocattoli, bambolotti e robot vari...". Dicono che Caparezza non ami granchè scrivere di amore e di donne in generale... "E' un dato di fatto. Nei miei dischi finiscono solo le cose che mi disgustano e, fortunatamente, le donne non rientrano ancora in questa cerchia... E poi ho troppo pudore nei confronti della parola 'amore' e dell'uso sbagliato e fasullo che se n'è fatto nella storia della musica leggera italiana degli ultimi quarant'anni. Voglio dire: non mi pare che i nostri cantanti più celebri abbiano avuto delle vite sentimentali così felici e appaganti... eppure sono tutti lì a raccontarci quanto sia bello e romantico l'amore! Questa gente non è Bob Dylan o Paolo Conte, non ha nulla a che vedere con la Poesia e perciò dovrebbe imparare a chiudere il becco su certi argomenti...". Poniamo il caso che un giorno scriverai anche tu una canzone ottimista... "Allora ci metterò dentro i nomi di Gino Strada, di Dario Fò, dello stesso Moretti... O di quelli sconosciuti che, con tanta fatica, stanno progettando una scuola intenta ad acculturare i ragazzi più che a insegnare loro un mestiere e basta: il lavoro, infatti, è importante ma non è tutto in questa vita... E - tornando alla tua domanda - in quella famigerata canzone non dimenticherei di includerci dentro anche un caro vecchio Angelo...". Un Angelo? "Sì, Branduardi, l'unico Angelo terreno che abbia mai conosciuto in vita mia. Uno che ha saputo scrivere un capolavoro come Confessioni di un malandrino. Credo che non esista al mondo nessun brano che riesca a descrivermi meglio di quello...". (Simone Sacco)