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18/11/2015   FRANK GET
  'Non c'è più sudditanza né senso di inferiorità nei confronti della scena internazionale...'

Perché hai scelto ''Rough Man'' come titolo? ''La mia vita artistica è stata un po’ travagliata, ed ho sentito l’esigenza di dare una svolta alla mia carriera e fare una cosa che non avevo mai fatto, cioè un disco suonato tutto da solo. Questo CD è nato con l’intenzione di scrivere e di dire le cose senza troppi giri di parole, a volte magari in maniera un po’ rude, da qui il titolo inteso come diretto, senza peli sulla lingua''. Quali sono gli artisti che ti hanno ispirato maggiormente per la composizione del disco? ''Dovrei fare un lungo elenco, ma sicuramente Bob Dylan, Ray Charles e Van Morrison''. Nelle canzoni affronti molti temi storici, puoi accennarne qualcuno? ''I temi storici trattati sono tanti e riguardano la mia terra d’origine. Ho raccontato ad esempio della tragedia delle miniera di Arsia (il più grande incidente minerario italiano purtroppo dimenticato), mio nonno era il medico delle miniere. In un altro brano racconto dell’altro mio nonno che fu maresciallo della sussistenza e fu decorato durante la ritirata di Caporetto. Mia nonna invece fu costretta a cambiare il cognome durante il ventennio, e le vicissitudini della mia città natale sono alla base di un’altra delle storie raccontate. Poi ho scritto nuovamente di Josef Ressel (avevo iniziato questo tipo di ricerca storica già con il gruppo “Ressel Brothers”), nostro concittadino inventore dell’elica ed ideatore del progetto di riforestazione del Carso. Non ultimo ho raccontato del passaggio nel 1906 di Buffalo Bill con il suo Wild West Show, spettacolo svoltosi sulla collina dove son nato''. Hai detto che questo disco rappresenta una “sorta di nuovo inizio nella mia carriera”, in che senso? ''Diciamo che dopo molte esperienze all'interno di vari gruppi (“The East Tornado”, “Sottofalsonome”, “Ressel Brothers”, “Tex Mex”) sono ritornato alle origini ideando un progetto solista''. Perché hai scelto di registrare due cover di Willy DeVille e Townes Van Zandt? ''DeVille e Van Zandt sono stati due grandissimi autori ed artisti, a mio avviso, ingiustamente poco considerati: quindi, oltre ad essere un omaggio ad entrambi, ho cercato di reinterpretarli avvalendomi della loro grandissima capacità di scrivere e raccontare le loro storie''. Questo è il tuo tredicesimo disco: secondo te come è cambiata la scena rock italiana in questi anni? ''In più di 35 anni di carriera posso dire di aver visto e vissuto dei cambiamenti, potrei dire, epocali: direi che la cosa migliore è che non c’è più sudditanza né senso di inferiorità nei confronti della scena internazionale, nel senso che ci sono tante proposte nostrane che nulla hanno da invidiare rispetto a ciò che importiamo''. Progetti per il futuro? ''Ho già in mente la continuazione di ''Rough Man'', nel senso che ho già parecchi pezzi quasi pronti. L’unico quesito è se fare un altro album nuovamente tutto suonato da solo o avvalermi della collaborazione dei musicisti che mi accompagnano nei live. Poi ho altri progetti... ma casomai ne riparliamo più avanti, meglio far una cosa alla volta...''.