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27/01/2016   KIAVE
  ''Ho attraversato l’inferno per scrivere questo disco...''

Sono passati un po di anni dall’ultimo album ufficiale, cosa è cambiato in Kiave? ''Ho accettato il fatto di non avere più 20 anni e mi si è aperto un mondo sia a livello personale che musicale. Ho vissuto tante esperienze forti, ho attraversato l’inferno per scrivere questo disco e alla fine ne sono uscito soddisfatto, sorridente e contento per la prima volta da quando faccio musica. Quindi sì, sono cambiate un bel po’ di cose, vivo per evolvermi, quindi è quello che cerco, un cambiamento''. Rispetto agli album precedenti, “Stereotelling” è un album molto più’ compatto, solido ed importante. Immagino sarai soddisfatto del lavoro, ma come è stato arrivare alla fase finale del disco? Raccontaci il tuo processo produttivo e creativo. ''Sono contento tu l’abbia notato, sì, sono soddisfatto. Mi rendo conto di averci messo un bel po’, ma questa volta ho giocato il tutto per tutto, ho aspettato, ho studiato, ho cestinato tantissimo materiale, ho chiesto consigli, aiuto ad amici musicisti, ho vissuto esperienze che mi ispirassero... ho lavorato sodo insomma. Arrivare a questo punto e riuscire a fare il disco che hai sempre voluto fare, o comunque inquadrare la tua musica in un certo modo, è già molto soddisfacente per me''. I testi sono, come sempre, per niente banali e scontati. Abbiamo trovato il primo singolo “Lasciami Sbagliare” come una perfetta descrizione della personalità di ognuno di noi, cioè persone normali che utilizzano i loro errori per migliorare. L’interpretazione è giusta? In questo brano lasci quindi da parte l’autocelebrazione tipica del rap per presentarti come Mirko? ''Sono contento arrivi come qualcosa di non banale il mio lavoro, perché nulla mi turba quanto la banalità ricercata. In tutto il disco ho cercato di mettere da parte l’autocelebrazione, e l’interpretazione che hai dato tu del pezzo è giusta, con l’aggiunta che fare di testa propria, quando si sa di stare facendo la cosa giusta, penso sia la strada da percorrere, quindi se mi dicono che sbaglio, o che potrei fare più soldi, o che potrei essere più famoso, me ne sbatto, io so cosa voglio dalla musica e so cosa voglio fare con essa nella società in cui vivo, quindi lasciami sbagliare e fatti i cazzi tuoi...''. Le produzioni ed i beat sono affidate ai migliori beat maker ed Mc del panorama italiano, ma come sempre hai un occhio di riguardo anche verso le nuove leve. Parlaci un po' di loro. ''Fra le nuove leve c’è Cope, un ragazzo che stimo tantissimo perché, anche se giovane, ha un’attitudine di ricerca e di diggin' esemplare, quindi gli voglio già bene, ed è stato apertissimo all’evoluzione della produzione per renderla perfettamente calzante col testo che ho scritto. Poi c’è Gheesa, che non è un nuova leva, produce da tantissimo, ed è uno dei migliori in Italia da un po’, noi lo sappiamo da tempo. Mi considero fortunato per aver lavorato con lui, è versatile, musicale, e siamo cresciuti con lo stesso tipo di musica, era l’anello mancante per tutti noi di Macro Beats, God bless Gheesa''. ''Storia di un impiegato'' è un brano molto crudo e duro, uno storytelling dove racconti una storia mescolando vari aspetti della vita del lavoro. Vorrei che parlassi in prima persona del brano e lo spiegassi ai nostri lettori. ''Per quel pezzo ho scritto prima la storia, come se fosse un racconto, poi ho evoluto singolarmente i personaggi, la psicologia di ognuno: da appassionato di fumetti, libri e serie tv è stato anche molto divertente farlo. Poi ho studiato una metrica che potesse fluttuare per dare valore a tutti gli sbalzi di atmosfera che ogni personaggio richiedeva, e infine ho messo tutto in rima, un bel lavoro, ma mi sono divertito nel farlo, anche se il messaggio che voglio dare con quel pezzo è molto forte, e voglio che arrivi alo stomaco dell’ascoltatore, che faccia riflettere ma che faccia anche male, spero di esserci riuscito''. La vostra crew ed etichetta Macro Beats sta passando anni d’oro, dalla vittoria del Culture Clash ai successi di Mecna, Ghemon ed ora tuo. Raccontaci un po' il segreto del vostro successo. ''Il mio è troppo presto per definirlo successo, eheheh, speriamo bene. Per quanto riguarda l’etichetta, innanzitutto abbiamo la fortuna di avere Macro fra noi, lui è un grandissimo artista prima di essere un grande imprenditore, e questo fa in modo che la nostra arte venga valorizzata e che non passi in secondo piano difronte a nulla. Poi ha un orecchio musicale che raramente ho visto in altri. L’altra cosa è che siamo un famiglia, siamo tutti amici, anche i nuovi arrivati come Gheesa, Ulisse o CRLN, sono tutte belle persone, che amano la musica. Logicamente in ogni famiglia c’è amore, tensione, problemi, ma qua dentro lo scopo è sempre uno, l’arte, la musica e la cultura, quindi si lavora tutti nella stessa direzione. Io mi ritengo fortunato, c’è gente che crede in me e che investe in me, da indipendente ho potuto fare gli instore ed il mio disco è in tutti i negozi, ho persone come Andrea Comi e Filippo Giorgi (ufficio stampa e manager) che lavorano con me, e tutto ciò senza vendersi o fare i numeri di altri artisti mainstream. Ora abbiamo anche lo studio Macro Beats e stare li è sempre costruttivo, abbiamo il nostro tempio, se vi trovate a passare per Milano veniteci a trovare e ne capirete l’energia''.