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12/02/2026
DILETTA FOSSO
''Ogni esperienza che hai vissuto, ogni sogno che hai coltivato, ogni paura che hai superato, ti costruisce pezzo per pezzo...''

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ÆLETTRA
''Abbandonarsi a ciò che spaventa è parte integrante dell'esperienza umana...''

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12/02/2026   DILETTA FOSSO
  ''Ogni esperienza che hai vissuto, ogni sogno che hai coltivato, ogni paura che hai superato, ti costruisce pezzo per pezzo...''

Diletta Fosso pubblica il videoclip dell'ultimo singolo “Belli/e”: un racconto articolato che utilizza il linguaggio del cortometraggio per affrontare un tema centrale nel percorso artistico di Diletta, cioè la pressione costante a conformarsi a modelli estetici e comportamentali imposti dall’esterno. Il video, diretto da Matteo Balsamo e girato interamente a Pavia, alterna registri diversi: la satira quasi grottesca di uno studio televisivo trasformato in circo mediatico, l’inquietudine di un concorso di bellezza per bambine, e una dimensione più intima e simbolica in cui passato e presente si sovrappongono. Il risultato è un’opera che non si limita a denunciare, ma mette in scena con lucidità il meccanismo della spettacolarizzazione e del giudizio precoce. Particolarmente incisiva è la scelta di mostrare l’infanzia come terreno di costruzione dell’autostima e, allo stesso tempo, come spazio vulnerabile in cui si insinuano modelli distorti. La figura della bambina violoncellista che rifiuta la passerella per sedersi e suonare diventa così un gesto semplice ma radicale: un atto di fedeltà a sé stessa, lontano dai riflettori e dalle logiche della competizione. A soli sedici anni, la cantautrice e violoncellista pavese sceglie una forma narrativa complessa, costruita su tre piani che si intrecciano tra loro, per parlare di identità, giudizio e autenticità. Ecco la nostra intervista.

''Belli/e'' prende forma come un vero e proprio cortometraggio. Quando hai capito che questo brano richiedeva un racconto visivo così strutturato e narrativo? ''Fin da subito! Mentre scrivevo "Belli/e" sentivo che ogni strofa mi portava a immagini patinate, a scene che chiedevano di esistere. Questo brano parla di tutto quello che si annida dietro i filtri, dietro i sorrisi perfetti dei social. La canzone si prestava già al cinema, il cortometraggio è stato una conseguenza naturale. Un modo per arrivare più forte al cuore''.

Il video si sviluppa su tre filoni molto diversi tra loro, ma legati da un messaggio comune. Come hai lavorato per tenere insieme registri così lontani senza perdere coerenza? ''È stato bellissimo! Sono tre mondi simili che parlano della verità contro la finzione. Il filo che li unisce è molto forte: è fatto di autenticità, di voglia di libertà, di desiderio di essere sé stessi. Abbiamo lavorato con il regista Matteo Balsamo per dare a ogni scenografia la sua texture, il suo colore, ma insieme creano un vestito unico. Abbiamo mantenuto sempre lo stesso sguardo, la stessa onestà emotiva''.

Lo studio televisivo è rappresentato come un luogo grottesco e caotico. Che tipo di critica volevi mettere in scena attraverso questa ambientazione? ''Quella scena è un pugno nello stomaco. Volevamo mostrare quanto il sistema mediatico sia in realtà un meccanismo un po’ disumano. Non siamo più persone con sogni, paure, imperfezioni bellissime. Siamo solo contenitori di un'immagine da vendere. E tutto questo caos, questa perfezione grottesca, grida quanto sia assurdo, quanto sia vuoto. Ma noi abbiamo un'anima ed è proprio lì la nostra vera bellezza''.

Il concorso di bellezza per bambine è uno dei passaggi più disturbanti del video. È stata una scelta pensata per provocare una reazione precisa nello spettatore? ''Sì, perché certe cose, se non ci danno fastidio, vuol dire che ci siamo abituati troppo. Quella scena parla di infanzie rubate, di bambine trattate come piccole donne da esibire. La provocazione serve a farci capire che se da una parte "è sempre stato così", c’è anche bisogno di un cambiamento. Io credo nei cambiamenti, quelli che partono dalle cose sbagliate''.

Nel terzo filone, passato e presente si sovrappongono fino quasi a confondersi. Che ruolo ha il tempo, secondo te, nella costruzione dell’identità personale? ''Il tempo è fatto di fili che si intrecciano: chi eravamo, chi siamo, chi diventeremo. Non puoi capire te stesso se dimentichi da dove vieni, ma nemmeno se ti fermi a guardare indietro. Il video è un continuo dialogo tra le nostre radici e le nostre ali. Ogni esperienza che hai vissuto, ogni sogno che hai coltivato, ogni paura che hai superato, ti costruisce pezzo per pezzo. Torni sempre un po' dove sei stato, ma con occhi nuovi...''.

Guardando oggi il video finito, c’è una scena che senti più tua o che ti rappresenta più profondamente rispetto alle altre? ''Mi piace molto la scena in cui mia sorella Arianna, che fa me da piccola, entra in classe. Mi ricorda un momento della mia vita in cui non avevo impegni. Gli impegni di oggi sono quelli che mi sono scelta, li porto avanti con grande passione e responsabilità. E penso sia giusto così. Però che bello quando sei piccolo e non hai responsabilità!''.