Sono presenti 1465 interviste.
24/02/2026
24/02/2026 ARIANUOVA
''Gli esseri umani sentono sempre il bisogno di migliorare, ma poi di fronte al bivio rimangono schiacciati dal dubbio...''
INTERVISTA DI MAUROPROG
Chi è solito navigare nell’underground del progressive italiano guidato dalla passione e dalla curiosità come chi scrive, non di rado si trova di fronte tesori musicali, potenziali o espressi. Banale constatare che non è tutto oro quel che luccica. Non basta forgiarsi di questa etichetta, magari con una unica (auto?)produzione, per avere il marchio di qualità, ma non v’è dubbio che la maggioranza degli artisti hanno doti indiscusse che troppo spesso non trovano spazio nei media mainstream. La loro potenziale visibilità, e di conseguenza la possibilità di fare concerti, risulta fortemente inferiore a quanto loro spetterebbe in una utopica società basata sulla meritocrazia musicale.
Al piacere della scoperta quindi si unisce un senso di frustrazione per questo mancato riconoscimento da parte di un sistema che tende a privilegiare ben altre caratteristiche rispetto alla qualità, come l’immagine, la conformità alle esigenze del mercato - sovente mascherata da una patetica patina di (pseudo)“trasgressione”.
Alla mia veneranda età sarebbe tuttavia alquanto ingenuo illudersi di poter invertire questo indigesto andazzo (impossibile e neanche auspicabile che il progressive ritorni ad essere un fenomeno di massa come lo fu per una breve parentesi nei primi anni Settanta), anche perché un atteggiamento di sterile recriminazione per ciò che poteva (o potrebbe) essere e non è stato (o non è) rende il sangue amaro, non giova alla salute e soprattutto non risolve nulla. Occorre pertanto (ri)partire dal positivo, dal piacere della scoperta e dalla bravura degli artisti, rimboccarsi le maniche e fare quanto è nelle nostre possibilità. Siamo comunque in buona compagnia, potendo contare su chi si adopera per valorizzare i talenti di questo mondo sommerso come le etichette indipendenti, fra cui la Lizard Records (repetita iuvant) che vede fra le sue fila anche la band che andiamo a presentare.
Arianuova (Daniele Olia, tastiere, chitarre, liuto, voci; Luca Bonomi, batteria; Massimo Zanon, voce; Michele Spinoni chitarra), formazione nata di recente rappresentata dalla voce di Daniele Olia, componente dei Qirsh, gruppo progressive savonese con due album all’attivo (''Sola andata'', 2013 e ''Aspera Tempora'' parte I, 2020, recensiti in questo portale, https://www.musicmap.it/recdischi/ordinaperr.asp?id=4037; https://www.musicmap.it/recdischi/ordinaperr.asp?id=8038) e un primo prodotto in musicassette (''Una città per noi'', 1997) con l’album di esordio ''Volevo andare altrove'' (Lizard Records, 2025), è una fra queste realtà che mi ha più entusiasmato: songwriting eccellente con brani che in una società meritocratica non stupirebbe trovarli in classifica, padronanza tecnica a servizio del pathos, sonorità in grado di soddisfare i palati più esigenti. Bando ai preamboli, apriamo il sipario ai protagonisti.
Ciao Daniele e benvenuto su Music Map. Entrerei subito in medias res dandoti carta bianca per presentare la neonata Arianuova al nostro pubblico… ''Eccoci! Il progetto Arianuova è nato nel 2023, io avevo in cantiere alcuni brani inediti e mi è venuta l’idea di inquadrarli in un nuovo album, sono così andato alla ricerca di validi collaboratori che fossero interessati a partecipare a questa tripla follia: un concept album, in stile prog-rock, da pubblicare su CD. Di questi tempi, come hai giustamente lasciato intendere nell’introduzione, sembra purtroppo una follia pubblicare un intero album ‘a tema’, e ancora più folle se di genere ‘progressive’, e infine (la terza follia) su supporto fisico in CD! Ma d’altra parte noi membri degli Arianuova siamo cresciuti ascoltando e facendo questo tipo di musica, è nel nostro dna e non potevamo fare diversamente. Ad esempio non potevamo limitarci alle piattaforme di streaming e privare così l’ascoltatore di una (spero) bella copertina, e di un libretto interno con testi e immagini ad accompagnare i singoli brani, in un percorso sia sonoro che visivo. Permettimi quindi di presentare gli altri colleghi che hanno reso possibile la nascita di questo album; Luca, esperto batterista che ha anche curato il mixing-mastering finale (impresa ardua); Massimo, cantante di altrettanta esperienza, che ha interpretato perfettamente le parti vocali del concept; Michele, chitarrista solista, il quarto in ordine di arrivo nel progetto''.
Come accennato sopra, avendo avuto modo di apprezzare i Qirsh dalla cui “costola” è sorta Arianuova (dico bene?), ti chiedo di darci alcuni elementi sulle eventuali linee di continuità e/o di differenziazione e fra le due formazioni… ''Confesso che questo lavoro degli Arianuova può ricordare lo ‘stile Qirsh’, sia come musicalità che come struttura dell’album. Dopo ‘Aspera Tempora’ (il concept sulle paure ancestrali dell’uomo) avevo in testa un concept su temi altrettanto profondi ma stavolta più ‘positivi’ cioè i desideri atavici degli esseri umani (affermazione sociale, fortuna, prendersi cura dei propri cari, tornare indietro nel tempo, andare altrove...), sebbene non mancano i momenti drammatici e un senso di inquietudine che aleggia in molti brani. Ci sono analogie coi Qirsh sull’uso di tastiere ed effetti sonori (suoni della natura, voci, echi, ad accompagnare gli strumenti), analogie sulla durata dei brani (si passa da brani di 3 minuti a suite di oltre 10: c’erano i 18 minuti di ‘Rumors’ in ''Aspera Tempora'', ci sono i 16 minuti di ‘L’orologio che andava all’indietro’ di ''Volevo Andare Altrove''... d’altra parte in un album ‘prog’ che si rispetti non può mancare il brano lungo!). Piccole differenze ci sono invece sulla batteria, che con gli Arianuova è una vera batteria acustica e non una elettronica, e sulla voce solista che è più in primo piano, ma pur sempre lasciando protagonisti gli strumenti (non dimentichiamoci che 4 brani su 8 nell’album sono solo strumentali). Per il resto gli Arianuova sono un’entità a sé stante, io volevo creare un progetto parallelo per fare esperienza con altri musicisti, e alla fine Luca, Massimo, Michele hanno caratterizzato quest’album con il loro stile personale, contribuendo a portare un po' di ‘aria nuova’ nel panorama musicale. Speriamo di esserci riusciti!''.
Non sono certo amante delle etichette musicali, indubbiamente comode sul piano pratico ma che, ricordo spesso, hanno un’utilità paragonabile alla nota metafora della scala di Wittgenstein descritta nel ''Trattato Logico Filosofico'' (1921), serve cioè a raggiungere un determinato punto di comprensione, dopo di che va abbandonata: la musica è anima, cuore, contesto, elementi “vivi”, in continua trasformazione, tutt’altro che anticaglie da museo. Parallelamente, la meta della originalità, una sorta di Sacro Graal artistico, non emerge dalla lampada di Aladino ma rappresenta l’apice di un lungo ed elaborato percorso di personalizzazione frutto di una serie di influenze, più o meno consapevoli. Tanto premesso, posto che la vostra musica può collocarsi in un progressive moderno di taglio melodico con sane strizzate d’occhio al ProgMetal, puoi indicarci le principali frequentazioni musicali che hanno segnato il tuo-vostro percorso? ''Siamo pienamente d’accordo che la musica non dovrebbe essere inquadrata nei soliti cliché di genere, gli artisti dovrebbero seguire la propria fantasia senza essere forzati a seguire determinati schemi solo allo scopo di rispettare lo ‘standard’ di quel genere; coi Qirsh e con gli Arianuova infatti abbiamo sempre creato musica senza schemi, seguendo l’istinto e cercando di mettere in musica determinate emozioni; pazienza se poi il brano non è ‘radiofonico’ o se non piace agli amici.
Sono sempre stato in difficoltà a dare una definizione al nostro genere, anzi lo stesso Loris Furlan (Lizard Records) la prima volta che ascoltò il demo dei Qirsh ci chiese, dopo 8 brani: “si ma quindi che genere fate?”. La domanda ci fece sorridere, ma era il segno che il nostro stile era trasversale e originale … ed era proprio quello che piaceva alla Lizard. Stesso discorso per gli Arianuova, nel nostro album si passa dal progressive più tradizionale di ‘Rota Fortunae’ (che può ricordare con le dovute distanze la PFM) alle atmosfere pinkfloydiane di ‘Rainbow Bridge’, passando per i richiami new wave e i ritornelli dal sapore ‘80s di ‘La strada buona’, o le sonorità più ‘mediterranee’ di ‘La quiete dopo la tempesta’. Come vedi ho già citato alcune delle fonti di ispirazione: io sono cresciuto ascoltando tonnellate di Pink Floyd, Genesis, Yes, il prog italiano, ma anche i Pooh del periodo rock epico-sinfonico dei ‘70 e ’80, i Queen degli anni 70, Battiato, i C.S.I., e la lista è ancora lunga. Massimo condivide passioni analoghe (Yes, PFM, Banco del Mutuo Soccorso, Genesis, Le Orme...) come testimoniano i lavori precedenti con le sue band storiche (Ciuingam, Contatto, Moiozz Collective) ; con Luca condividiamo certamente la passione per Genesis e Deep Purple, lui ha militato e milita tuttora in varie band tributo hard-rock (Tir Trust in Rock, Rock Legacy – quest’ultima insieme a Michele - , e poi il progetto prog metal Prog-Trophya)
Come vedi, il nostro lavoro è inevitabilmente frutto di quelle influenze, più o meno consapevoli, ma certamente arricchite con le nostre sensibilità personali''.
Veniamo finalmente a ''Volevo andare altrove''. Parto sparato dicendo senza mezzi termini che è un gran bel disco. Mi ha “catturato” sin dai primi ascolti tanto che a stento riuscivo a toglierlo dal lettore. Lascio a te l’analisi dei motivi ispiratori e sulle coordinate della sua messa a punto musicale chiedendoti sulla scia del titolo… dove volevi-ate andare, o meglio in quale “altrove”? ''Ci fa molto piacere che l’album sia apprezzato, ma per quel che riguarda questo ”altrove” devo deluderti: come recita la didascalia sul retro di copertina, “Da sempre abbiamo bisogno di andare altrove, ma non sappiamo esattamente dove”. E’ la ‘negatività dialettica’ espressa anche nelle poesie di Montale (”… sappiamo solo ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”), gli esseri umani sentono sempre il bisogno di migliorare la propria esistenza, cambiare strada quando si sentono a disagio o quando si sentono incompleti (il brano ‘La strada buona‘ è praticamente il ‘manifesto’ dell’album), ma poi di fronte al bivio rimangono schiacciati dal dubbio. Avevo premesso che l’album ha un retrogusto inquieto, questo era il motivo, questa era la sensazione che volevamo descrivere nell’album''.
Da nostra tradizione ti invito a darci alcune anticipazioni sui vostri prossimi obiettivi lasciandoti la parola per rivolgerti (e congedarti) dai nostri cybernauti… ''Per ora ci gustiamo il trionfo internazionale (sto scherzando… ma effettivamente siamo presenti in recensioni, podcast, passaggi radio in diversi Paesi nei vari continenti). Penso che nei prossimi due anni lavoreremo su qualche nuovo brano, decideremo poi le modalità di pubblicazione. Un obiettivo è certamente quello di smentire noi stessi rispetto al titolo del brano “La commedia è finita”… la speranza è che la ‘commedia’ del rock progressivo e in generale della musica originale non finisca mai e anzi riprenda vigore; noi ‘musicisti’ facciamo la nostra parte, ma poi tocca ai media e alle nuove generazioni di ascoltatori!
Grazie mille per averci ospitato e buona musica a tutti!''.