Sono presenti 1472 interviste.

10/03/2026
MILOMARIA
''Io sono Sicilia, ma sono anche Roma, Italia, Europa. Io sono mondo. Perché un siciliano sarà sempre mondo...''

10/03/2026
5RAND
''La vita non è fatta solo di una tonalità emotiva: esistono rabbia, fragilità, lucidità, oscurità...''

tutte le interviste


interviste

10/03/2026   5RAND
  ''La vita non è fatta solo di una tonalità emotiva: esistono rabbia, fragilità, lucidità, oscurità...''

Ciao ragazzi e benvenuti su Music Map! Pierluigi, Acey, Andrea e Julia Elenoir: finalmente una band modern metal italiana che può farsi rispettare anche all’estero! ''Ciao e grazie di questa intervista''.

Ho letto che il nome della band è tratto da un incontro casuale con uno sciamano e una moneta da cinque Rand sudafricani… Come è andata? ''È una storia piuttosto curiosa. Il nome nasce da una moneta sudafricana da cinque Rand che un giorno Pierluigi ricevette da uno sciamano come portafortuna. È rimasta con lui nel tempo, quasi come un piccolo simbolo. Quando è nata la band, quel segno è rimasto con noi e si è trasformato nel nome del progetto''.

Nel vostro sound si passa da growl inquietanti a melodie pulite quasi insospettabili: qual è la vera essenza dei 5RAND? ''La nostra essenza sta proprio in quel contrasto. La vita non è fatta solo di una tonalità emotiva: esistono rabbia, fragilità, lucidità, oscurità. Il growl rappresenta la parte più viscerale e istintiva, mentre le parti pulite aprono uno spazio più emotivo e umano. Mettere insieme queste due dimensioni ci permette di raccontare qualcosa di più completo''.

"Sacred/Scared", poi "Dark Mother", ed ora “Ordhalia”: siete cambiati molto, dall’esordio ad ora? E se sì, in cosa? ''Sì, siamo cambiati molto, ma in modo naturale. ''Sacred/Scared'' era l’inizio: stavamo costruendo la nostra identità. ''Dark Mother'' ha consolidato il nostro suono e la nostra direzione. Con ''Ordhalia'' siamo arrivati ad una fase più matura: la scrittura è più focalizzata, la produzione più stratificata e soprattutto il contenuto emotivo è più diretto. È un disco che nasce da un percorso personale e umano molto forte''.

Avete diviso il palco con mostri sacri come Dark Tranquillity, Vader, Butcher Babies, Infected Rain… che esperienze sono state? ''Sono state esperienze molto formative. Quando suoni con band di quel livello capisci davvero cosa significa stare su un palco e costruire un rapporto con il pubblico. Alcune di queste band, come i Dark Tranquillity, oltre ad essere grandi artisti si sono dimostrate anche persone incredibilmente disponibili. Questo ti insegna molto su come funziona davvero questo mondo''.

Il nuovo album è stato registrato ai Bloom Recording Studios e masterizzato da Jens Bogren ai Fascination Street Studios, sinonimi questi di grande qualità. È quindi questo l’album a cui aspiravate per catturare il maggior numero di fans in giro per il mondo? ''Più che cercare di catturare il maggior numero di fan possibile, volevamo fare un disco che fosse onesto e rappresentasse davvero chi siamo oggi. Lavorare con Marco Mastrobuono al Bloom e con Jens Bogren al mastering ci ha permesso di dare al suono una dimensione molto potente, ma l’obiettivo principale era restare fedeli alla nostra identità''.

Più che rilevante, nel nuovo disco, è la partecipazione come ospite del cantante dei Fear Factory, Milo Silvestro. Raccontateci un po’ come è andata… ''È nato tutto in modo molto spontaneo. Con Milo ci conoscevamo già, siamo praticamente della stessa zona. Una sera siamo usciti a mangiare una pizza mentre noi stavamo registrando il disco e lui era tornato in Italia per un periodo. Abbiamo parlato della canzone e nel giro di pochi giorni eravamo già in studio a lavorare insieme. È stata una collaborazione molto naturale''.

I vostri testi non sono per nulla casuali: si tratta di temi importanti e controversi, come filosofia e resilienza umana. Così però vi complicate parecchio la vita, considerando che, per molte band, le parole devono semplicemente stare bene sulle note musicali… ''Diciamo che la nostra vita è complicata già 😊 Scherzi a parte... Scrivere testi profondi non è una complicazione, è una necessità. La musica per noi non è solo intrattenimento: è uno strumento per esplorare emozioni, conflitti interiori e trasformazioni. La filosofia e la psicologia entrano nei testi perché fanno parte del nostro modo di osservare il mondo. Alla fine bisogna dire quello che si sente e se siamo così è giusto che quello esca''.

La situazione italiana per la musica dal vivo non è granché florida, a volte sembra che ci sia spazio solamente per le cover band. Quali difficoltà affrontate ed avete affrontato? ''Fare musica originale in Italia non è sempre semplice, soprattutto nel metal. Ci sono meno spazi e spesso il mercato è dominato da realtà più “sicure”, come le cover band. Però questo non significa che non ci sia pubblico o passione. Bisogna lavorare molto, muoversi anche all’estero e costruire passo dopo passo il proprio percorso. È un lavoro lungo, ma se credi davvero in quello che fai, continui ad andare avanti''.