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RIKI CELLINI
''Il silenzio è un bellissimo apostrofo bianco tra un gran casino e l’altro...''

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25/03/2026   RIKI CELLINI
  ''Il silenzio è un bellissimo apostrofo bianco tra un gran casino e l’altro...''

Nel nuovo album “L’estate tutto l’anno”, Riki Cellini costruisce un equilibrio sottile tra sottrazione e intensità, dove ogni scelta sembra andare nella direzione opposta all’eccesso. Tra inediti e riletture, il disco si muove su un terreno intimo, fatto di silenzi, riletture emotive e una costante ricerca di verità. Ecco cosa ci ha raccontato.

In diversi momenti del disco sembra che tu scelga proprio di “togliere” invece che aggiungere, soprattutto nelle riletture: è una direzione che avevi chiara fin dall’inizio o ci sei arrivato lavorandoci? ''È stata una precisa scelta artistica fin dall’inizio, voluta fortemente da me e Valerio Baggio che ha curato tutta la produzione artistica dell’album. Abbiamo cercato, soprattutto negli omaggi e nelle riletture, di non aggiornare ma di dialogare con le versioni originali, in alcuni casi capovolgendole emotivamente con grande rispetto per la tradizione e infinito amore per la canzone italiana''.

“L’amore domani” mi sembra uno dei brani più contemporanei del disco, anche nel modo in cui sta in piedi tra parole e silenzi: è stato uno dei punti di partenza del progetto o è arrivato dopo? ''Il silenzio è un bellissimo apostrofo bianco tra un gran casino e l’altro, ed è stato il punto di partenza insieme alla costante ricerca della verità emotiva. “L’amore domani” sintetizza alcuni tratti delle mie precedenti produzioni con quelli più tipici del sound indie italiano contemporaneo. Ci sono dei passaggi che mi emozionano molto''.

In “Quello che basta” c’è una dimensione molto sospesa, quasi ferma, come se il tempo si rallentasse davvero: è un pezzo nato così o è qualcosa che hai costruito in studio? ''Questa canzone è una delle mie preferite di sempre. È una finestra che sembra non esserci più e che ogni tanto è da scavalcare per fare un tuffo in una parte più semplice ma profonda di noi, quella del sentire inteso come ascoltarsi. Parla del momento in cui decidiamo di chiederci dove stiamo andando e ci permettiamo di rallentare per riprendere possesso di noi, di un orizzonte che ha il tempo di un tramonto e che sa di sabbia sui piedi, del tempo di una sigaretta e di occhi che abbiamo avuto il tempo di guardare e ricordare, solo perché eravamo li e in nessun’altro multiverso. La canzone è nata in un magico pomeriggio in studio insieme al mio compagno d’inchiostri Attilio Fontana e Valerio''.

“Canzonissima” gioca molto con l’immaginario della musica italiana tra anni ’70 e ’80, ma senza risultare nostalgica: quanto è stato difficile trovare quell’equilibrio tra citazione e qualcosa di tuo? ''Scrivere “Canzonissima” è stato divertentissimo e l’ho fatto citando i titoli di diciannove grandi successi italiani degli anni ’70 e ’80. Il testo inizia così: “E la luna bussò su montagne verdi…” e qui, già ce ne sono due (Loredana Bertè, Marcella Bella). Le strofe sono citazioniste mentre il ritornello gioca sui superlativi. Il connubio di queste due strutture ha dato vita a un racconto inedito, a una fotografia della bell’Italia di una volta, a cavallo tra la tv in bianco e nero e il technicolor, capace ancora di guardarsi negli occhi. L’arrangiamento ha fatto tutto il resto, senza rifugiarsi nella nostalgia''.

Ascoltando tutto il disco, ho avuto la sensazione che il filo rosso non sia tanto il suono quanto proprio un’idea di “stare” nella musica, più libera e meno legata alle mode: è una cosa che ti appartiene da sempre o è qualcosa che oggi senti più necessario? ''Che bello, sono contento di questa sensazione che hai avuto e che condivido. Sono un cantautore indipendente, da sempre libero nelle scelte artistiche. Non mi è mai interessato seguire una moda o una tendenza, sia nella musica che nella vita privata. Oggi la musica è presa a schiaffi dagli algoritmi e dalla frettolosità della comunicazione social e il linguaggio cantautorale è diventato come una speranza tradita da riscoprire e coccolare''.