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''L’omologazione porta alla morte dell’arte, per questo la ricerca è di vitale importanza...''

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28/04/2026   ZURARA
  ''L’omologazione porta alla morte dell’arte, per questo la ricerca è di vitale importanza...''

''POSTLUCE'' è definito come uno spazio di passaggio, un momento in cui la luce si consuma senza sparire del tutto: quando hai capito che questo “confine” sarebbe diventato il cuore del disco? ''Il disco è incentrato su quei colori, colori crepuscolari che si avvicinano più al buio che alla luce. Questo è quello che ha ispirato fin dall’inizio la scrittura dei brani''.

Il lavoro sembra muoversi tra perdita e possibilità di cambiamento: è un disco che nasce più da una fine o da un tentativo di ripartenza? ''Come ogni opera d’arte si parte da un inizio (che segna la fine di qualcosa di passato) per arrivare ad una fine (che segna l’inizio di qualcosa di futuro). Nel mezzo di questo processo ci sono le emozioni e i cambiamenti che hanno generato il disco''.

Rispetto a “Lichen”, che ha introdotto il progetto con un suono più diretto e urgente, come si espande il linguaggio musicale all’interno dell’album? ''“Lichen” pur avendo un suono diretto, è simbolico ed introspettivo, con un linguaggio onirico. L’EP segue ed espande queste sensazioni portandole ad un’omogeneità che diventa un blocco''.

Nel disco torna spesso un immaginario legato alla terra, alla notte, a qualcosa di organico e viscerale: quanto è importante per te il rapporto tra paesaggio e scrittura? ''Il rapporto tra paesaggio e scrittura è fondamentale per poter essere veritiero nella narrazione. Le radici si alimentano nei brani''.

La produzione, curata insieme a Gioele Valenti, sembra costruire un equilibrio tra tensione e sospensione: come avete lavorato per mantenere questa dimensione così stratificata ma mai dispersiva? ''L’apporto di Gioele Valenti nel nostro sistema musicale è stato di vitale importanza. In un primo momento avevamo la tendenza ad esasperare i brani. Gioele ci ha aiutato nel processo di decostruzione che ci ha portati a trovare il giusto spazio tra noi cinque e restituire il giusto equilibrio ai brani. Questo metodo l’abbiamo ormai assorbito, ma la nostra collaborazione con Gioele continuerà per stima reciproca''.

''POSTLUCE'' racconta anche una presa di coscienza, quasi una resa lucida: dopo aver attraversato questo disco, hai la sensazione di aver trovato una direzione o di essere ancora in quel momento di passaggio? ''Siamo consapevoli delle nostra direzione, di un cammino intrapreso dopo un lavoro affrontato con tanta dedizione nella ricerca del suono e del linguaggio. L’omologazione porta alla morte dell’arte. Per questo, pur essendo consapevoli del cammino intrapreso, per noi la ricerca di questo sentiero è di vitale importanza''.