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05/05/2026
NEBULA
''Una porta verso ciò che per noi è l'ignoto, la rinascita, la morte, il senso di infinito...''

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''L’omologazione porta alla morte dell’arte, per questo la ricerca è di vitale importanza...''

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05/05/2026   NEBULA
  ''Una porta verso ciò che per noi è l'ignoto, la rinascita, la morte, il senso di infinito...''

Lei si firma Nebüla, all’anagrafe porta il nome di Azzurra Buccoliero. Ed il suono che troviamo dentro “Urobori” uscito per la NOS Records, lascia gonfiare vene e speranze di quanto sia preziosa e alta la ricerca del suono e della forma nella nuova musica italiana. Giovanissima ma già con una produzione che ha davvero poco da invidiare a tantissime proposte pettinate… dove l’elettronica e la canzone d’autore trovano un luogo salvifico di shoegaze, dream pop, sospensioni apocalittiche… un piccolo grande disco dal fortissimo potere cinematico.

Come si passa dalla sospensione di "Alberi" alle psichedeliche urbane della successiva "Deriva"? E questo disco è pieno di cambi di rotta affascinanti... ''I pezzi sono stati scritti nel tempo. "Alberi" è come se aprisse una porta verso ciò che per noi è l'ignoto, la rinascita, la morte, il senso di infinito''.

Che poi, sempre parlando di "Deriva", bello il sax su un mondo industriale del futuro... quasi che richiamasse alla mente la psichedelia glamour dei Pink Floyd... che ispirazione ha (se na ha una) alla base? ''I suoni dei sax sono volutamente ispirati molto alle sonorità Pink Floydiane... c'hai preso ehehe...''.

E poi arriva "Lost in Tokyo" e tutto cambia ancora... tra oriente e quel senso rock anni '70... che rapporto hai con questo tempo artistico? ''Io sarei voluta nascere in quell'epoca. "Tokyo" ha una seconda parte com sintetizzatori molto 80' style. Sicuramente questa attuale non è la mia epoca... ne soffro parecchio''.

E pensando ad un brano trip-hop come "Recycle", che legame hai con la Bristol di qualche tempo fa? ''Per "Recycle" in realtà come sound mi sono ispirata da vari ascolti della musica New Wave, sia dal passato che dal presente come artisti. Quindi diciamo che è legata più a questa scena qui''.

Altro cambio di rotta: "Prototipi". L'italiano... la tua lingua madre ovviamente... ma come scegli quale lingua sposare? E quale ti fa sentire più a tuo agio? ''Non so rispondere bene a questa domanda. In Italia è sempre un problema fare dischi in lingua mista. È un paese rannicchiato nelle sue piccole regolette e il suo "piccolo" Sanremo. La scelta cade in base alla musicalità del pezzo e difficilmente un pezzo nato in inglese lo trasformo poi in italiano''.

A chiudere: parlami dei momenti strumentali ostinati della title track prima che si conceda aperture maggiori e il cantato finale... come nasce? Quanta improvvisazione c'è? ''Quando ci si riesce a beccare in questa città frenetica come Milano dedichiamo a volte alcuni pomeriggi a provare cose nuove e in quel caso improvvisiamo molto, poi di solito si cerca di registrare e incollare i frammenti più interessanti''.