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07/05/2026   DARIO CANAL
  ''Devi sempre ricordare da dove vieni per ritrovare la strada di casa...''

Il disco attraversa sonorità molto diverse: come hai lavorato per mantenere un’identità sonora coerente nonostante questa varietà? ''Credo che l’elemento che accomuna questo disco sia l’energia con cui lo abbiamo registrato. E’ qualcosa che si percepisce solamente se lo si ascolta più volte. Si ha la percezione della leggerezza, dell’intenzione, della voglia di voler registrare, ri-ascoltare e dopo di andare a berci qualcosa insieme''.

Hai coinvolto molti musicisti: che tipo di spazio lasci agli altri nel processo creativo e quanto invece resti legato a una visione precisa? ''Quello che è necessario per dare coerenza all’idea musicale. E’ chiaro che la mia supervisione è totale ma allo stesso tempo c’è anche un’attenzione da parte degli altri musicisti. Per quanto avessi chiare certe idee, sono stati i consigli di Samuele Proto (come co-produzione) e sopratutto di Giacomo Biancalana (alla batteria e arrangiatore dei fiati per ‘Nudi sotto le bombe’) a darmi molte più possibilità per chiudere questo disco''.

C’è stato un momento in studio in cui una scelta musicale ha cambiato completamente il senso di un brano? ''Certo, quando abbiamo affrontato ‘Fregati’. Inizialmente suonava molto ‘White Album’, poi è passato ad essere un brano stile ‘cumbia’ sulla falsa riga de ‘La Lom’. Ma ad un certo punto, in sala prove, ci siamo divertiti prendendo spunto dal soul di Leon Bridges di ‘Coming Home’, quando quell’andamento, e quello stile, ci hanno fatto riavvicinare all’Italia: abbiamo riascoltato ‘Zingara’ di Iva Zanicchi e da lì la canzone ha preso il volo. Devi sempre ricordare da dove vieni per ritrovare la strada di casa''.

Il lavoro tra Shed 626 e Il Casino Recording Studio ha influenzato in qualche modo il suono finale del disco? ''Principalmente solo sulle voci. Ho deciso di registrare delle take vocali in studio da Shed 626 e successivamente, in completa solitudine, di ri-registrarle nel mio home-studio di Massa Marittima. Ho scelto poi le versioni che mi sembravano più coerenti con i vari brani''.

Quanto conta per te l’imperfezione nel suono? Cerchi la pulizia o ti interessa lasciare tracce “vive” dentro le registrazioni? ''Ho sempre lavorato in presa di diretta fin dai lavori con gli Etruschi from Lakota. Cercare di catturare l’attimo penso sia la cosa più divertente per chi ha intenzione di suonare sul serio. Non facciamo musica per cercare la perfezione ma per assaporare e vivere al meglio delle nostre possibilità quell’esperienza di vita. L’imperfezione è la base per creare, altrimenti ascolteremo musica tutta uguale''.

Se questo album fosse registrato di nuovo tra dieci anni, pensi suonerebbe allo stesso modo o sarebbe completamente diverso? ''Ogni volta che lo ascolto mi garba sempre di più ma ogni volta che lo suono cambio sempre qualcosa''.