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12/05/2026
12/05/2026 ELENA LEY
''Mettere un messaggio piuttosto duro dentro un vestito leggero e naturale...''
È l’ordinarietà il centro nevralgico di questa canzone… “Multitasking Queen” è ancora un tassello estratto da un disco di inediti in arrivo per il prossimo autunno e che porterà il titolo di “Connectando”. Lei è Elena Ley, cantante e scrittrice italiana, anima apolide, ormai di stanza a Barcellona. Sapori latini, quel giusto bossa e tanta classicità dentro melodie che sono semplici e dirette, funzionali e ricchissime di quotidianità. Ecco la ricetta di una donna ordinaria che ogni giorno sfida il tempo nelle mille cose che deve fare. Ed ecco dove l’artista sa trasformare tanta “normalità” in una canzone che resta sin dal primo ascolto. In rete il video ufficiale per la regia di Ricard Tejada.
Indaffarati dentro infiniti multitasking quotidiani… eppure la scrittura di questo brano sembra raccontare una vita spensierata e leggera. Un bel contrasto, non trovi?
''Ho voluto mettere un messaggio piuttosto duro dentro un vestito leggero e naturale. La vita che racconto può essere frustrante, ed è la realtà di tante donne che, come me, convivono ogni giorno con ruoli continui, responsabilità e incastri necessari per andare avanti. Quel contrasto, più che una contraddizione, è forse un modo di accettare tutto questo senza perdere delicatezza. Mi piace l’idea che una canzone possa sorridere anche mentre racconta qualcosa di profondo''.
Sapori latini anche… un ingrediente che troveremo dentro il disco in arrivo? ''
Non saranno presenti in tutte le canzoni, naturalmente, ma ogni tanto mi piace lasciare entrare quelle sonorità perché portano con sé movimento, luce e una certa leggerezza. I ritmi latini hanno qualcosa di istintivo e vitale: riescono a dare alle canzoni un sapore più ballabile, divertente e libero, senza togliere profondità a quello che racconto''.
Sarà tutto in italiano o avremo anche incursioni in spagnolo e/o in inglese, come accaduto anche per questo brano? ''
L’italiano resta il centro della mia scrittura, però mi piace lasciare aperte le porte allo spagnolo, che entra in modo molto istintivo anche per via della mia vita attuale qui in Spagna. Nell’album ci saranno due brani in spagnolo che si collegano al mio precedente progetto Esencia Femenina, un disco nato dall’idea di trasformare in canzoni storie e vissuti suggeriti da altre donne. Ogni lingua, per me, porta con sé un colore emotivo diverso''.
Quanta ordinarietà nel video. Senza filtri e senza maschere. Posso dirti che somiglia davvero al suono di questo brano? Per te dunque l’artista e la donna di ogni giorno non hanno distanze o maschere di scena? ''
Mi fa piacere che questa cosa si percepisca. Non ho mai amato le costruzioni troppo perfette, mi stancano. La musica, per me, funziona quando resta umana, imperfetta, vicina alla vita vera. Non sento il bisogno di separare troppo la donna dall’artista, perché entrambe convivono continuamente dentro le mie canzoni. Però ti confesso una cosa: non mi vesto così per stirare o passare l’aspirapolvere… anche se sarebbe un’immagine interessante!''.
Parlando di produzione: come hai scritto gli arrangiamenti di questo singolo? ''
In realtà il brano lo sentivo già in testa mentre lo scrivevo. Mi succede spesso: mentre canto, immagino già le sonorità, il mood, gli strumenti. Volevo qualcosa che suonasse vivo, leggero, quasi spontaneo. Poi insieme a Leo Pascual, con cui costruisco le mie canzoni in studio, abbiamo dato forma a quell’intuizione partendo dal ritmo e dall’aria naturale del pezzo''.
E in genere per il disco? Cosa possiamo attenderci? Elettronica, il futuro digitale o tutto molto classico e “popolare”? ''
Le mie canzoni nascono e crescono insieme a musicisti veri, amici e artisti che portano dentro il disco la loro sensibilità umana prima ancora che tecnica. La mia chitarra acustica o flamenca si intreccia con le chitarre di Leo Pascual, il mio produttore; con il basso di Max Mojo Moritz, mio marito e compagno di viaggio da tanti anni; con la batteria di Victor Solana, musicista molto conosciuto in Catalogna; con il violino di Marina Serra, che suona anche con me dal vivo; con il pianoforte di Wally van Haus, straordinario pianista e arrangiatore; e con l’armonica di Papa Jules, storico armonicista e sassofonista della band hard rock catalana Sangtraït.
Sono felice e orgogliosa di avere queste persone accanto e di poter costruire un suono organico, caldo, umano, dove la tecnologia resta uno strumento e non il centro emotivo della musica''.