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14/05/2026
CASSANDRA RAFFAELE
''Navigo nel caos perenne, alla ricerca di un porto sicuro. La musica è il mio faro...''

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''Dire ''noi'' al posto di ''io'', questo è un bel modo per stare al mondo...''

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14/05/2026   CASSANDRA RAFFAELE
  ''Navigo nel caos perenne, alla ricerca di un porto sicuro. La musica è il mio faro...''

In “Welcome to Sicily” emerge una figura femminile potentissima, quasi mitologica: quanto ti interessa lavorare su un immaginario femminile fuori dagli schemi? ''Mi interessa al punto di sognare che “il fuori dagli schemi” diventi “normalità”. E per fare questo, occorre puntare in alto, essere estreme, fuori misura. Le donne possono essere la bandiera di un cambiamento epocale necessario, dovrà avvenire una scossa prima o poi che ribalti una mentalità bigotta che è nutrita per assurdo principalmente dalle donne stesse che si auto censurano in molte attività, comportamenti sociali e non si alleano''.

Hai sempre attraversato mondi musicali diversi senza cercare scorciatoie: pensi che oggi per un’artista donna sia ancora necessario dimostrare qualcosa in più? ''No, in realtà penso che nemmeno prima fosse necessario. Le donne sono sempre state quelle più penalizzate da questa logica prestazionale che è sbagliatissima. Come se fossimo delle macchine che se non raggiungono requisiti di minima (che a mio avviso non corrispondono affatto ai requisiti di minima degli uomini) sono out o sottostimate. Più che il dimostrare ancora, bisognerebbe lavorare culturalmente anche dalla parte di chi ascolta, non aspettarsi nulla se non godersi uno show vario e variegato e questo vale un po' per tutti. Oggi racconti una storia, domani un’altra. Potrà piacere, oppure no e pazienza. L’unica persona attualmente a cui mi sento di dover dimostrare qualcosa, sono io. Sarò ancora capace di cantare, suonare, ballare su un palco, artrosi permettendo, e di emozionarmi? Se sarò capace di fare questo ancora, avrò vinto''.

Il brano mescola sensualità, malinconia e ironia senza mai diventare didascalico: come lavori sull’equilibrio delle immagini nei testi? ''Il processo creativo mi esalta, da sempre. Scrivo come se vedessi un film, immagino i blocchi, le pause, le ambientazioni che sono i suoni, i costumi, i colori, che sono gli strumenti, gli attori, le storie che diventano le sceneggiature delle canzoni. Per questo adoro giocare con i suoni. Ma la parte umana, la penna che scrive è sempre la stessa, con i suoi difetti e le sue doti''.

La tua scrittura sembra partire spesso da intuizioni molto visive e istintive: sei una persona che razionalizza molto o ti fidi del caos creativo? ''Navigo nel caos perenne, alla ricerca di un porto sicuro. La musica è il mio faro''.

“Welcome to Sicily” racconta una realtà che si muove continuamente tra eccesso e spiritualità: pensi che il presente abbia bisogno di nuove forme di ritualità collettiva? ''Sì. Il presente è carente di collettività. Sembra un nonsense considerando che abbiamo fatto di tutto per essere super connessi tecnologicamente, ma connessi verso cosa, verso chi? Credo che sia essenziale ritrovarsi, e riconnettersi senza cavi, con le mani, con gli occhi, e recuperare una propriocettività che sta venendo a mancare sempre di più tra le persone''.

Se dovessi descrivere questo momento della tua carriera con una sola immagine, quale sarebbe? ''Io che ballo su una barca al largo, bicchiere d’insolia tra le mani e sono felice''.