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16/06/2026
16/06/2026 MONICA NARANJO
''Oggi vivo con la certezza che tutto ciò che accade è per il meglio...''
Intervista rilasciata per il portale dell’Ambasciata di Spagna in Italia, a cura di Francesco Maria Menghi – https://spagnaculturaescienza.it/interviste/monica-naranjo/
Mónica Naranjo ha venduto oltre dieci milioni di dischi nel mondo, e nel 1997 con l’album ''Palabra de mujer'' ha raggiunto una fama internazionale che l’ha consacrata come una delle voci più potenti e iconiche della musica spagnola. Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui tre World Music Awards che la rendono la cantante spagnola più premiata nella storia del premio.
A 17 anni lascia la sua casa e a 20 si trasferisce in Messico, dove arrivano le prime vere opportunità. Come guarda oggi a quel periodo e in che modo quelle esperienze hanno contribuito alla sua crescita personale e artistica? ''Osservo il passato con una certa distanza, ma ricordo perfettamente il momento in cui lasciai casa giovanissima. Ho sempre saputo che essere un’artista fosse il senso e il destino della mia vita, e non ho mai dubitato di riuscire in tutto ciò che mi proponevo di fare. Non è mai stato un cammino facile: il percorso è spesso molto solitario, ma ho sempre avuto chiaro che, quando si chiudono delle porte, si aprono dei portoni. Oggi vivo con la certezza che tutto ciò che accade è per il meglio''.
Nel 1995 Riccardo Cocciante la scelse per duettare in ''Sobre tu piel'', versione spagnola di ''Sulla tua pelle''. Che valore ebbe per lei essere scelta da un artista di tale prestigio in una fase così precoce della sua carriera? ''Mi mandarono la canzone cantata in italiano e mi sembrò bellissima e profonda. Dissi sì all’istante. Fu divertente, perché solo dopo aver detto quanto il brano mi entusiasmava mi rivelarono che era di Riccardo Cocciante''.
Mina è stata il suo idolo assoluto fin dall’adolescenza, una scoperta folgorante avvenuta a 15 anni guardando un programma della RAI. Che cosa la colpì così profondamente? ''Mina, come anche Raffaella Carrà, è stata una donna nata nell’epoca sbagliata: entrambe erano indipendenti, autentiche e innovative in un contesto in cui essere donna, in un’industria dominata dagli uomini e segnata dalla cultura cattolica, significava dover lottare per ogni spazio di libertà. Nonostante le difficoltà, sono riuscite a elevarsi, ciascuna con il proprio modo di intendere la vita e il lavoro, e hanno lasciato un segno profondo grazie alla loro straordinaria forza''.
Nel 2000 pubblicò ''Minage'', il suo terzo album, un tributo a Mina realizzato nonostante le perplessità della casa discografica. Da dove nasceva la convinzione che quel progetto avrebbe trovato il suo pubblico? E come affrontò la sfida di reinterpretare brani così iconici restando fedele alla propria identità artistica? ''È stato soprattutto un omaggio a tutti i grandi autori di quell’epoca, veri visionari artistici che hanno lasciato un’eredità insuperabile. Per me lavorare su quelle canzoni ha rappresentato una grande crescita vocale e artistica. È stato un passo importante nella mia carriera e lo rifarei senza alcun dubbio. Una grande canzone è il dono più prezioso nella vita di un’artista''.
Nel disco compare anche ''Él se encuentra entre tú y yo'', un duetto inedito con Mina che unisce due voci diverse ma sorprendentemente affini. Che cosa conserva di quella collaborazione e quale emozione provò nel ritrovarsi artisticamente accanto al suo mito? ''Mina è una donna molto pragmatica e sicura quando si tratta di lavorare. Arrivò all’appuntamento puntualissima e registrò la sua parte al primo tentativo. Da lei ho imparato l’importanza della preparazione prima delle registrazioni: se arrivi con tutto pronto da casa, non c’è margine di errore. È stata una sessione molto distesa e piacevole. È una donna davvero generosa''.
La sua versione di ''Fiume azzurro'', ''Sobreviviré'', è diventata un inno generazionale e un punto di svolta nella sua carriera. Quando capì che quella canzone avrebbe lasciato un segno così profondo e duraturo? ''Quando mi passarono il nuovo testo, era incredibilmente bello e vero''.
Nel 2000 Luciano Pavarotti la invitò al Pavarotti & Friends, dove interpretò ''Agnus Dei'' con il Maestro e presentò ''Sobreviviré''. Che immagine conserva di quella serata e come visse l’esperienza di salire sul palco del Parco Novi Sad di Modena accanto a una figura tanto leggendaria? ''È stata una delle esperienze che più hanno segnato la mia vita professionale. Quei giorni accanto a Luciano sono stati il vero master classico della mia vita. Assorbii ogni tecnica e ogni proiezione vocale che Luciano, con grande generosità, mi insegnò. Amava condividere il suo sapere con chi desiderava continuare a imparare''.
Dal 2002 al 2007 si prese una pausa discografica e si trasferì in un piccolo paese vicino a Mirano, dove imparò l’italiano e disse di aver “imparato a vivere”. Perché scelse proprio l’Italia? E quali aspetti della quotidianità italiana l’aiutarono a ritrovare un ritmo più umano e autentico? ''Negli anni in cui decisi di trasferirmi in Italia, volevo allontanarmi da tutto ciò che conoscevo per riuscire a tornare a vivere. Non sapevo come farlo. Lì imparai a non pensare, a lasciarmi andare, a lasciare la mente in pace e a concentrarmi soltanto sull’imparare a vivere, in ogni senso. Lì capii che nulla è importante quanto sé stessi. Che vivere in comunità e condividere è essenziale per rendere la vita più bella e serena. Che organizzare un pranzo con la gente del paese, attorno a diversi piatti, può diventare una delle esperienze più arricchenti, commoventi e vitali che si possano fare. In un ambiente così disteso e sicuro, le persone si aprono e si mostrano, condividendo il colore con cui vivono la vita, da dove vengono e verso dove stanno andando''.
Che ricordo ha di un’altra grande icona della musica e della televisione italiana come Raffaella Carrà, che la ospitò nel 2000 a Carramba che fortuna e nel 2016 alla gala 60 años juntos di Televisión Española? ''Raffaella era unica e irripetibile. Ha lasciato una grande eredità al mondo dello spettacolo. Una donna che incarnava il vero senso della cultura e che proteggeva e sosteneva tutti coloro che desideravano crescere e imparare in questa industria''.
Dopo il tour mondiale dello scorso anno, il 3 luglio partirà la tournée Greatest Hits Concerts ’26, che toccherà quindici città spagnole e ripercorrerà oltre trent’anni della sua carriera. Che cosa rappresenta per lei riportare sul palco i brani che hanno segnato il suo percorso artistico e quali emozioni si aspetta da questa nuova avventura live? ''Sono trent’anni di carriera e c’è davvero molto da celebrare. Essere sopravvissuta a così tanto è già di per sé un motivo di festa! Questo spettacolo l’ho ideato pensando esclusivamente al mio pubblico, a cui devo e tengo tanto. È tutto per loro''.