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21/07/2026
MARCIO
''Non è andare alla ricerca del buio, ma piuttosto riconoscere che luce e ombra si completano e non possono esistere l’una senza l’altra...''

20/07/2026
ROCKET B
''Ogni volta è una sfida cercare di essere obiettivi nella musica e non dire «piace a me e va bene così»...''

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21/07/2026   MARCIO
  ''Non è andare alla ricerca del buio, ma piuttosto riconoscere che luce e ombra si completano e non possono esistere l’una senza l’altra...''

Hai definito "Ribes" il primo tassello di un nuovo percorso. Cosa puoi anticiparci di quello che verrà dopo? ''Ribes rappresenta il primo tassello di un percorso più ampio e, per me, è un po’ la punta di diamante di questo nuovo progetto artistico, che segna anche una nuova fase e una nuova versione di me. Dopo ''Ribes'' arriveranno altri brani che manterranno la stessa profondità, con un sound ricercato e un’attenzione particolare al dettaglio, dove ogni parola è scelta con cura e non lasciata al caso. Negli ultimi anni in studio ho lavorato proprio per costruire un progetto che avesse una direzione chiara e una forte identità. Non posso ovviamente spoilerare troppo, ma dopo l’estate ci sarà sicuramente un nuovo singolo che darà continuità a ''Ribes'', quasi come un suo prolungamento naturale. Da lì in avanti arriveranno altri brani a cui tengo molto, insieme a diversi progetti che per il momento preferisco tenere un po’ protetti. Non è tanto una questione di scaramanzia, quanto il piacere di lasciare un po’ di sorpresa e di suspense, che secondo me fa parte anche della magia di un percorso artistico''.

C'è un filo conduttore che collegherà le tue prossime uscite? ''Come ho già accennato nella risposta precedente, i prossimi brani saranno tutti legati da una profondità comune. La struttura che sto dando a questo primo progetto, che poi verrà probabilmente raccolto in un EP o in un album, è quella di un percorso che parte dall’abisso, da qualcosa di molto profondo e interiore, per poi arrivare gradualmente a fasi successive di emersione. Ho voluto iniziare proprio da questa dimensione più profonda perché credo che, anche nella vita, sia necessario attraversare certe profondità. Non si tratta necessariamente di andare alla ricerca del buio, ma piuttosto di riconoscere che luce e ombra si completano e non possono esistere l’una senza l’altra. Sono una persona molto attratta da questa dimensione più interiore e, in un certo senso, anche “plutonica”. Forse anche per una sensibilità personale che mi porta a scavare dentro l’animo umano, più che a fermarmi alla superficie delle cose. In questo senso, le parole per me sono uno strumento potentissimo: possono arrivare molto in profondità e innescare cambiamenti reali. Mi piace pensare all’artista come a una sorta di “chirurgo dell’animo umano”, qualcuno che attraverso la scrittura e la musica può toccare corde profonde e trasformative. Per questo il filo conduttore di questo primo capitolo sarà proprio questa esplorazione della profondità, declinata in brani diversi tra loro nel sound, ma uniti dalla stessa ricerca di intensità, cura e raffinatezza nella scrittura e nella produzione''.

Quali obiettivi ti sei posto per questa nuova fase della tua carriera? ''Sono un ragazzo molto ambizioso e non nego che mi piace essere competitivo, soprattutto con me stesso. Mi piace cercare di superarmi continuamente, accettando anche i momenti di pausa, di rallentamento e di stop, che considero parte fondamentale del percorso. Questi ultimi tre anni mi hanno rafforzato molto e oggi sento di avere obiettivi davvero importanti. C’è la voglia di portare la mia musica su più palchi possibili e di farla arrivare a un pubblico sempre più ampio. Una volta una persona mi ha introdotto al concetto delle Chiavi Genetiche, un sistema che interpreta la vita come un insieme di “chiavi” interiori che rappresentano diverse qualità e potenzialità dell’essere umano. Mi ricordo che, dopo una lettura, mi disse che nella mia vocazione è presente la Chiave 12, spesso associata alla dimensione dell’artista e all’espressione creativa. Credo che alcune persone sentano fin da piccole una sorta di richiamo verso un determinato percorso, come se fossero naturalmente portate verso un certo tipo di espressione. Io questo richiamo l’ho sempre sentito rispetto alla musica. Non sono preoccupato per il mio futuro, anche se ho obiettivi molto grandi. A volte mi sento quasi piccolo rispetto a ciò che immagino, ma allo stesso tempo questo mi motiva. Spero, crescendo, di riuscire a essere all’altezza dei miei sogni e di continuare a costruire qualcosa che sia coerente con quello che sento di essere''.

Oggi il pubblico scopre la musica in modi molto diversi rispetto a qualche anno fa. Come vivi questo cambiamento? ''Sono molto felice di far parte della Generazione Z e non mi sono mai opposto all’evoluzione e al cambiamento. Anzi, sono una persona che accoglie con entusiasmo la trasformazione e la rivoluzione dei linguaggi e dei mezzi attraverso cui la musica viene fruita. Mi piace adattarmi alle nuove dinamiche, anche legate ai social e alle piattaforme come TikTok e Instagram, che stanno portando la musica a viaggiare in modo sempre più veloce e immediato. Stiamo entrando in un’epoca estremamente rapida e questo, da un lato, rappresenta un vantaggio enorme: la diffusione della musica è diventata incredibilmente accessibile e può dare visibilità anche ad artisti che provengono da realtà più piccole o meno centrali. Dall’altro lato, come ogni cambiamento, ha anche una sua complessità. La velocità con cui i contenuti circolano può portare a un’esposizione costante a materiali molto diversi tra loro, non sempre di grande profondità. Però credo che la musica, in quanto linguaggio universale, resti qualcosa che ciascuno vive in modo personale, in base ai propri gusti e alla propria sensibilità. In generale, però, vivo questo cambiamento con curiosità e apertura. Sono consapevole delle sue dinamiche e, allo stesso tempo, sono contento di far parte di un’epoca in cui la musica si diffonde e si trasforma così rapidamente''.

C'è un palco o un festival in cui sogni di portare le tue nuove canzoni? ''Mi piace puntare in alto. Fin da piccolo sogno il mio Sanremo: l’ho già immaginato più volte e ho anche un brano a cui tengo particolarmente che vedrei molto bene su quel palco e che mi renderebbe estremamente orgoglioso. E, come ogni artista, sogno anche di arrivare un giorno agli stadi. Non tanto per una questione “commerciale”, ma perché credo che la musica, quando è grande, abbia bisogno di spazi grandi. Nei concerti si crea un’energia unica, quasi collettiva, che cambia completamente la percezione del brano. Io stesso amo andare ai concerti: quando posso, sono disposto a farmi anche molti chilometri pur di vivere quell’esperienza dal vivo, dal lato del pubblico. E mi è capitato anche di vivere il palco dall’altra parte, su contesti già importanti, ma quello che sogno davvero è un percorso ancora più grande. I miei due obiettivi principali, quindi, sono Sanremo e gli stadi. Un tour negli stadi rappresenterebbe per me uno dei momenti più alti della carriera di un artista. Non mi vergogno della mia ambizione: credo sia importante avere rispetto e cura dei propri sogni. A volte dentro di noi emergono anche dubbi e voci che ci mettono in discussione, ma cerco di non lasciarmi guidare da quello. Sono convinto che, attraverso le scelte che facciamo ogni giorno, possiamo costruire il nostro percorso e, in un certo senso, anche il nostro destino''.

Se tra qualche anno dovessi guardarti indietro, cosa ti piacerebbe che il pubblico ricordasse di questo momento della tua carriera? ''Se tra qualche anno dovessi guardarmi indietro, mi piacerebbe che il pubblico ricordasse di questo momento della mia carriera soprattutto la voglia di mettersi in gioco, l’ambizione e la capacità di dare forma ai propri sogni. Spero che arrivi il messaggio che non dobbiamo farci scoraggiare o condizionare da chi, magari non riuscendo a puntare in alto, rischia di mettere in dubbio la nostra direzione o le nostre aspirazioni. Credo sia importante restare fedeli a ciò che si sente, anche quando è più difficile o sembra lontano. Mi piacerebbe anche che rimanesse l’idea che ogni percorso è fatto di fasi diverse: momenti di slancio e momenti di pausa, che non sono mai tempo perso, ma spesso occasioni di crescita e di consapevolezza. Siamo esseri umani, ed è normale sbagliare, fermarsi e ricalibrare la propria strada. In questo senso, spero che questo periodo venga ricordato come una fase di costruzione, di ricerca e di coraggio nel provare a realizzare qualcosa in cui credo profondamente''.