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''La vita non usa filtri con noi, quindi non vedo perché dovremmo usarli noi nel raccontarla...''

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17/06/2026   MIKE YOULEND
  ''La vita non usa filtri con noi, quindi non vedo perché dovremmo usarli noi nel raccontarla...''

"Poco e niente" è il titolo del nuovo ep del cantautore Mike Youlend, artista originale con una grande facilità di scrittura, ben collegato al presente, con un pizzico di ironia a insaporire il tutto. Lo abbiamo intervistato.

Il titolo "Poco e Niente" sembra quasi minimizzare il valore del progetto. È una provocazione o una forma di sincerità? ''È una forma di sincerità. Nel contesto del mercato musicale attuale, “Poco e Niente” può sembrare proprio questo: qualcosa di essenziale, quasi minimale. Ma per me e per chi lo ascolta, può avere un significato molto più ampio. Il titolo non vuole sminuire il progetto, quanto piuttosto raccontarne la natura diretta e senza sovrastrutture: qualcosa che nasce con poco, ma che può arrivare a dire molto''.

L'EP raccoglie canzoni molto diverse tra loro. Hai mai pensato di selezionarle in modo più rigoroso o volevi proprio mostrare tutte le sfaccettature del periodo che stavi vivendo? ''Non ho mai pensato, neanche per un secondo, di selezionarle in modo rigoroso. Quello che è uscito è stato un vero e proprio flusso di coscienza: un po’ come quando parli con qualcuno e finisci per passare da un pensiero all’altro senza seguire una struttura precisa. In quel senso, l’EP rispecchia esattamente quel momento creativo. Non credo che un lavoro necessariamente omogeneo sia “migliore” di uno più vario: sono semplicemente approcci diversi, legati a criteri e standard che non sempre coincidono con quelli personali. Per me aveva più senso lasciare che tutto ciò che era nato in quel periodo trovasse spazio, senza forzarlo in una forma unica''.

Nei tuoi testi si incontrano spesso elementi della cultura internet e della quotidianità contemporanea. Quanto è importante raccontare il presente senza filtri? ''Per me è importantissimo raccontare il presente senza filtri. Credo che spesso si tenda a edulcorare o romanzare le emozioni e la realtà, ma la vita in sé è già molto diretta: ha momenti belli e momenti estremamente duri, e a volte il lato brutto è semplicemente così, senza bisogno di essere addolcito. Non sento l’esigenza di nascondere ciò che provo o di trasformarlo in qualcosa di diverso da quello che è. Voglio che chi ascolta possa capire esattamente quello che sto dicendo, senza interpretazioni forzate o sovrastrutture. La vita non usa filtri con noi, quindi non vedo perché dovremmo usarli noi nel raccontarla''.

Pensi che la tua generazione abbia trovato nuovi linguaggi per parlare di fragilità, amore e disagio? ''Sì, credo che ogni generazione sviluppi inevitabilmente nuovi linguaggi per raccontare ciò che prova. I tempi cambiano, e con loro cambiano anche i modi in cui si parla di fragilità, amore e disagio. Ogni epoca trova il proprio vocabolario emotivo, influenzato dalla cultura, dalla tecnologia e dal contesto sociale in cui vive. Per questo penso che continueranno a nascere sempre nuove forme espressive per dare voce a quello che sentiamo''.

Quale aspetto di "Poco e Niente" pensi possa sorprendere maggiormente chi ascolta la tua musica per la prima volta? ''Credo che l’aspetto più sorprendente sia la poliedricità del progetto. In ogni brano cambia completamente la prospettiva: in una canzone c’è l’amore, in un’altra la tristezza o la depressione, in un’altra ancora la voglia di fare festa, e in altre l’ironia o anche una componente più leggera e “stupida”, nel senso più spontaneo del termine. È proprio questa varietà a rappresentare meglio il mio modo di scrivere e di vivere il periodo da cui nasce l’EP''.