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19/07/2026
19/07/2026 SCEMODIGUERRA
''La ragione, la ricerca della verità, e il distacco dal mondo reale verso uno spazio altro...''
Come ve lo racconto un disco simile? C’è dentro di tutto… Dopo i singoli "Baciami comunque" e "Mastino", il progetto Scemodiguerra di Luca Peverelli ed Elia Mazzoletti arriva al secondo album dal titolo “Martian VooDoo", registrato al Bleach Recording Studio di Gittana con Andrea Maglia e masterizzato da Giovanni Versari. Dove la narrazione tra suono e lirica si fa corale, dove regna il folk-rock, la ricerca sonora e suggestioni contemporanee convivono nella cronaca del reale, nel simbolo e nell’immaginazione. Arricchito dalla partecipazione di Alessandro Alosi in "Mastino", io mi fermo su questo vinile pensando che cambi ancora e ancora, come cambiava dopo ogni solco… che questa voce, quando cerca dinamiche severe, sembra affascinarmi come quei romanzi ambientati in un passato rurale…
Perché questo titolo? Curioso e visionario in qualche modo... ''Nel titolo “Martian VooDoo” abbiamo cercato di riassumere quelli che sono i due principali fili conduttori dell’album. Le canzoni si muovono esplorando gli istinti, il mondo terreno, mistico e animale, che identifichiamo nel VooDoo, ma allo stesso tempo alcune canzoni indagano invece la ragione, la ricerca della verità e quindi anche di un distacco dal mondo reale verso uno spazio altro. Anche musicalmente abbiamo espanso le soluzioni folk del nostro primo album sporcandolo con influenze da un lato più tribali e dall’altro più alternative e indie, con qualche rimando “Marziano” nei suoni un filo shoegaze di alcune chitarre elettriche. In tutto il disco abbiamo cercato un equilibrio tra queste due anime''.
E questa voce che sembra cercare l'immagine di un condottiero che urla alla rivoluzione... ha senso secondo voi? ''Non saprei se questa immagine sia del tutto calzante. La voce che narra le nostre storie è in alcuni momenti volutamente urlata e in altri più sommessa. Di sicuro abbiamo cercato di dare dei messaggi ai nostri testi, a tratti di urlarli, ma allo stesso tempo non abbiamo tutte le soluzioni in tasca. In questo senso l’album non vuole essere un trattato o un manifesto rivoluzionario, ma invece una narrazione in fondo molto emotiva di piccoli o grandi drammi quotidiani, fatta attraverso storie inventate ma che si possono riflettere nella nostra vita''.
Quanto può dirsi politico un disco simile? ''Nonostante appunto l’album non sia un manifesto, crediamo che ogni disco che si propone di indagare aspetti umani e sociali sia in fondo politico. Il nostro progetto sicuramente riflette sul concetto di collettività. Se nel primo disco i testi si concentravano sui piccoli drammi individuali, qui anche dove le canzoni hanno un protagonista specifico vogliono ricordarci che non sono i nostri dolori quotidiani a definirci e che attraverso le persone che incontriamo (penso a “Mi libererai”) possiamo ancora trovare un modo sano di costruire la nostra persona. Volevamo creare un vero e proprio affronto all'individualismo e sporcare con l'ironia le piccole paturnie quotidiane che per molti si trasformano in problemi insormontabili. Non per svalutarle, ma per dissacrare il concetto di dolore che oggi è fin troppo romanticizzato. E qui si torna ai suoni: abbiamo utilizzato una serie di strumenti più tradizionali per riavvolgere il nastro fino all'epoca in cui questa cultura dell'”io” non era ancora così preponderante e li abbiamo mescolati con soluzioni più contemporanee per sottolineare come la contaminazione di ciò che siamo oggi con quello che abbiamo perso per strada può essere la via per trovare un nuovo equilibrio. Era necessario che questo disco guardasse verso il passato ma allo stesso tempo non poteva permettersi di suonare troppo vintage, perché il tentativo era di parlare del nostro presente''.
E a proposito di immaginario, lo spazio e i suoi abitanti sono qualcosa che torna spesso... come mai? ''Lo spazio e il viaggio rappresentano nell’album la ricerca della verità e l’alienazione dal mondo: I protagonisti di alcune canzoni (penso ad esempio a ''Scimmia Malcontenta nello Spazio Profondo'') partono per il cosmo lasciando la loro vita, I loro amori alla ricerca di qualcosa. Questi personaggi finiscono però in realtà ad isolarsi e a vivere una “non vita” rinchiudendosi in sé stessi. La metafora del viaggio spaziale, il “Martian” dell’album, sta proprio a significare questo, riflettendo anche sugli aspetti negativi del reprimere e controllare completamente I propri istinti e vivere solo di ragione e ricerca intellettuale''.
E se vi chiedessi del dubbio? Non so perché ma penso che questo disco non affronti risposte ma lasci aperte le domande... o magari sbaglio io... ''Il principale obiettivo dei testi è quello di scardinare le convinzioni più ossidate e costringere l'ascoltatore ad osservarle da un altro lato. La formulazione di una risposta precisa avrebbe reso il tutto eccessivamente moralista e poco interpretabile da parte di chi i pezzi li fruisce. Siamo convinti che alle volte un testo più criptico metta le persone in condizione di farsi domande, interpretare e riascoltare il brano, in modo che l'ascolto diventi un vero e proprio viaggio senza una meta precisa''.