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08/09/2026
08/09/2026 STEFANO RUBBINO
''Trasmettere a più persone possibili e, di rimbalzo, che loro possano fare lo stesso con me...''
Quanto hanno influito sulla tua musica gli studi jazzistici al Conservatorio? ''Sicuramente gli ascolti jazzistici (io sono un grande ascoltatore) mi hanno aiutato molto. Soprattutto,
in particolare mi hanno portato ad amare tutta la black music, dal soul all’r&b, molto influenti
all’interno dei miei brani''.
Che cosa ti ha lasciato l’esperienza come frontman dei Groove Lines? ''Con The Groove Lines ho fatto tanta gavetta. Dal piccolo pub ai festival più grossi. Sicuramente è
rimasta in me la sicurezza e il vero piacere di stare sul palco. Cercare di trasmettere qualcosa alla
gente che ascolta. Sono partito che sembravo un “legno” sul palco; adesso più persone ci sono
maggiore e il godimento. Per questo mi auguro di poter vivere di musica in questo modo e
trasmettere alle persone tutto quello che ho introiettato e sofferto negli anni, come un urlo che vuole
impattare i loro corpi''.
Cosa hai imparato esibendoti in luoghi come il Teatro Santa Cecilia, il Politeama e lo
Spasimo? ''Sicuramente l’apprezzare la sontuosità e la preziosità di certi luoghi. Se poi questi
sono anche luoghi della propria città, il brivido sulla schiena è assicurato. Anche
riconducendomi alla domanda precedente, tutta quella gente presente al concerto mi ha dato
una botta di adrenalina che mi ha permesso di stare sereno sul palco e anzi godermi
l’esperienza. In alcuni casi ho anche fatto da vocalist per grandi artisti in luoghi simili e
diverse volte è capitato che la gente mi fermasse a fine spettacolo. Per me questo è il
massimo che si possa desiderare''.
In che modo la scena musicale palermitana ha contribuito alla tua crescita? ''Sono cresciuto nelle stanze del Brass Group e quindi il jazz non mancava mai. Neanche i concerti;
io vado spessissimo a vedere concerti anche per imparare dai più grandi. Molto hanno fatto anche le
jam session, in luoghi purtroppo oggi chiusi (ma ce ne sono degli altri). Ai tempi dei Groove
Lines oltre a suonare, e quindi far parte della scena, avevamo continuamente scambi con altri
musicisti. Noi andavamo a vedere loro e viceversa. Devo dire che si respirava davvero un bel clima''.
Quale ruolo avrà il videoclip nel completare il racconto di “Letargo”? ''Il videoclip purtroppo ha una storia particolare. Infatti il mio amico e regista Cristiano Giamporcaro
è venuto a mancare la settimana dopo la fine delle riprese. Il video ha un che di ironico, alla Oliver
Tree, che era il suo artista preferito. La sintesi è di un me contro me stesso, con due personalità
completamente differenti. Il brano parla di una relazione tossica con una persona da cui voglio
fuggire. Nel video questa persona è presente, ma la lotta non è con lei, ma con me stesso''.
Qual è l’obiettivo artistico che vorresti raggiungere con questa nuova fase del tuo percorso? ''Farmi conoscere di più anche e soprattutto fuori dal mio territorio. Portare i miei brani in giro, in
band (già ho recuperato gli elementi). Trasmettere tutto quello che ho passato a più persone
possibili e che, di rimbalzo, loro possano fare lo stesso con me''.