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08/09/2026
08/09/2026 ELISIR
''Le esperienze vissute ci hanno portato a cercare parole sempre più autentiche...''
Quanto ha influito la Targa Tenco ricevuta per ''Pere e Cioccolato'' sulla storia degli Elisir? ''La Targa Tenco ha rappresentato per noi un primo, importante traguardo. Gli Elisir erano nati suonando i brani dei Paris Combo; in seguito abbiamo cominciato a scrivere musica nostra e abbiamo realizzato un primo disco, “Il cane che fuma”, che però non è mai stato pubblicato. Successivamente, grazie anche a Fausto Dasè e Timur Semprini, che ci misero a disposizione lo studio dell’accademia del suono di Milano, abbiamo prodotto ''Pere e Cioccolato''. Il disco è poi uscito per l’etichetta Odd Times e ha ricevuto la Targa Tenco come miglior album d’esordio.
Quel riconoscimento è stato soprattutto una conferma. Quando un artista crea qualcosa, naturalmente lo fa perché crede nel proprio lavoro e perché sente di avere realizzato qualcosa di bello. Noi eravamo molto contenti del risultato, ma ricevere un riconoscimento così prestigioso ci ha fatto capire che ciò che avevamo costruito non apparteneva soltanto a noi: era riuscito ad arrivare anche agli altri. In questo senso, la Targa Tenco è stata insieme un coronamento del percorso fatto fino a quel momento e una conferma del valore del nostro lavoro''.
Che cosa vi hanno lasciato i concerti realizzati in Italia, Francia e Marocco? ''Crediamo che per un musicista, un cantante o un artista in generale l’esibizione dal vivo rappresenti un po’ il centro di tutto, perché è il momento in cui si entra in contatto diretto con il pubblico. Amiamo molto anche l’attività discografica, ma durante un concerto possiamo far arrivare ciò che siamo alle persone senza filtri: per questo il confronto con chi ci ascolta è sempre particolarmente significativo ed emozionante.
In Italia abbiamo ricevuto riscontri che, in qualche modo, potevamo aspettarci più facilmente, sia per la lingua sia perché gran parte del nostro repertorio è in italiano. In Francia, invece, la risposta del pubblico è stata per noi ancora più sorprendente e preziosa: ci siamo sempre trovati molto bene a suonare lì e abbiamo incontrato ascoltatori particolarmente attenti, partecipi ed entusiasti.
Il concerto in Marocco, organizzato nell’ambito delle attività dell’Istituto Italiano di Cultura attraverso il Consolato di Casablanca, è stato un’esperienza diversa e molto bella: ci ha dato la possibilità di portare la nostra musica anche fuori dall’Europa e di scoprire come potesse comunicare in un contesto culturale ancora più lontano dal nostro.
In tutte queste esperienze ci è rimasta soprattutto la consapevolezza che la musica può arrivare direttamente alle persone anche attraversando lingue, luoghi e culture differenti''.
Come avete ritrovato il vostro dialogo artistico dopo le esperienze intraprese separatamente? ''Come accade spesso con gli incontri importanti della vita, è stato come se il nostro dialogo non si fosse mai veramente interrotto. C’è stata una lunga pausa, durante la quale abbiamo vissuto ciascuno le proprie esperienze personali e artistiche, ma qualcosa è rimasto sempre presente.
In realtà, ci eravamo già riavvicinati qualche tempo prima, quando Paolo aveva prodotto alcuni brani del percorso solista di Paola. Da quella collaborazione è nato gradualmente il desiderio di riprendere il discorso degli Elisir: un discorso che si era fermato, ma che evidentemente non si era mai concluso del tutto. A quel punto abbiamo sentito naturale coinvolgere anche alcuni dei collaboratori storici del progetto, e da questo nuovo incontro è nato ciò che stiamo facendo oggi.
Più che di un dialogo ritrovato, quindi, parlerei di un dialogo ripreso: conserva qualcosa di profondamente familiare, ma inevitabilmente porta con sé il tempo trascorso e tutte le esperienze che entrambi abbiamo vissuto nel frattempo''.
In che modo il tempo trascorso ha cambiato il vostro modo di scrivere e fare musica? ''Il tempo trascorso ha ampliato il nostro linguaggio, sia dal punto di vista musicale sia nella scrittura dei testi. Nel nuovo lavoro rimangono gli elementi che hanno sempre caratterizzato il suono degli Elisir — la chitarra manouche, il contrabbasso, il clarinetto e la batteria di Walter Calloni — ma a questi abbiamo affiancato piccoli elementi elettronici e suggestioni più contemporanee, talvolta vicine anche al mondo urban.
Negli anni abbiamo esplorato linguaggi ed esperienze differenti, anche attraverso la produzione di brani per artisti rap e pop. Tutto questo ha rinnovato il nostro modo di concepire il suono e l’arrangiamento, che nella prima fase degli Elisir era maggiormente legato alla tradizione.
Anche la scrittura dei testi è diventata più personale e consapevole. Le esperienze vissute, comprese le difficoltà che inevitabilmente la vita pone davanti, ci hanno portato a cercare parole sempre più autentiche, capaci di raccontare come ciò che attraversiamo possa formarci e trasformarci. In ''Merci'', per esempio, ringraziamo ogni gioia e ogni sofferenza, perché entrambe contribuiscono a renderci ciò che siamo.
Continuiamo inoltre a esprimerci sia in italiano sia in francese, due lingue che rappresentano aspetti diversi ma ugualmente importanti dell’identità degli Elisir. Non abbiamo quindi voluto sostituire il nostro linguaggio originario, ma conservarne l’identità aprendolo con discrezione a tutto ciò che abbiamo imparato negli anni: gli Elisir restano gli Elisir, ma inevitabilmente portano con sé il tempo e le esperienze vissute''.
Che cosa potete anticipare del nuovo EP dal quale è estratto ''Merci''? ''Ben poco, perché vogliamo conservare un po’ di sorpresa! A parte gli scherzi, possiamo dire che l’EP mostrerà anche un altro aspetto degli Elisir. ''Merci'' ha un carattere estroverso, luminoso e immediato; i prossimi brani esploreranno invece anche la nostra dimensione più intima e raccolta.
Il brano sul quale stiamo lavorando adesso, per esempio, si muove maggiormente nelle corde di ''Dentro un tango'', uno dei brani di ''Pere e Cioccolato''. Avrà un’atmosfera più intima e un linguaggio musicale più scarno, anche dal punto di vista dell’arrangiamento.
L’EP racconterà quindi le diverse anime degli Elisir: da una parte quella più aperta e vitale rappresentata da ''Merci'', dall’altra quella più introspettiva ed essenziale che appartiene da sempre al nostro modo di scrivere e fare musica''.
Qual è oggi il nuovo traguardo che gli Elisir desiderano raggiungere? ''Il nostro traguardo può sembrare il più semplice, persino il più banale, ma per un artista è anche il più importante: arrivare al maggior numero possibile di persone. Oggi il mondo digitale offre possibilità che il sistema discografico tradizionale non offriva e ci permette, almeno potenzialmente, di raggiungere ascoltatori molto diversi e lontani.
Naturalmente non si tratta soltanto di accumulare numeri. Quello che desideriamo davvero è incontrare persone capaci di entrare in contatto e in sintonia artistica con ciò che abbiamo creato.
Ci piacerebbe riuscire a parlare anche ai giovani e ai giovanissimi che Paola incontra ogni giorno nel suo lavoro di insegnante di francese. Ascoltano spesso generi molto diversi dal nostro, ma proprio per questo sarebbe bello avvicinarli a un universo musicale e culturale nuovo, fatto di parole, poesia e contaminazioni tra Italia e Francia. Non per allontanarli dalla musica che amano, ma per ampliare i loro orizzonti e offrire loro linguaggi ed emozioni che forse non hanno ancora avuto occasione di incontrare.
Se anche una sola persona, ascoltando una nostra canzone, sentisse il desiderio di conoscere meglio questo universo musicale, la lingua francese o la cultura che lo attraversa, sarebbe già un traguardo importante. In fondo, essere ascoltati significa proprio questo: affidare qualcosa di noi a chi ascolta e scoprire che, dall’altra parte, qualcuno lo riconosce e lo sente proprio''.