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20/07/2026
20/07/2026 AMENNULA
''Cavalchiamo un tornado creativo, e ci lasciamo portare provando a indirizzarlo senza volerlo domare...''
Si intitola "Tinnairi (loop di sale)" l’esordio del progetto Amennula, progetto che arriva dal mestiere artigiano della DCAVE Records e qui ritroviamo la firma di Daniele Grasso ed Elisa Milazzo. Un brano radicato alla terra che anticipa l'album d'esordio in uscita in autunno: tra folk arcaico, blues delle radici, suggestioni mediorientali ed elettronica minimale, il duo siciliano racconta il tema della migrazione partendo da una frase che sull'isola accompagna intere generazioni: "Devi andartene". Il tutto è stato ampiamente anticipato allo scorso evento di Eufonica 2026… attendiamo il disco intanto…
“Tinnairi" sembra quasi il centro di una rete di passaggi, incontri e contaminazioni. Che rapporto avete con questa idea? ''Oh, lo è proprio. È il centro di questo tornado creativo che da un po' sta soffiando da sud a nord, da est a ovest e noi? Noi lo cavalchiamo, ci lasciamo portare provando a indirizzarlo senza volerlo domare''.
Elettronica moderna e Amennula? Mondi che non si toccheranno mai? ''Al contrario, è già presente. Filtri, LFO, modulazioni, Loops trasformano tamburi voci e corde in perfetta simbiosi e nel lavoro intero saranno ancora più un tutt'uno''.
E quindi pesco concetti che abbracciano la memoria. Quando una radice smette di essere tradizione e diventa possibilità? ''Quando la porti con te nel presente, quando non la citi come nostalgia di un passato ma come leva per il futuro, quando è identità non divisiva ma ricchezza da donare agli altri tutti''.
Avete scelto di usare il siciliano contemporaneo accanto all'italiano e all'inglese. Quanto conta per voi il suono di una parola rispetto al suo significato? ''C'è un vecchio proverbio da noi che dice "a lingua è senz'ossa ma rumpi l'ossa". Le parole portano il significato e il loro suono lo amplifica, carezza, fa paura, lo rende sensuale o lascivo, lecca o morde. Siamo musicisti, il suono per noi è tutto, in tutto''.
Nel titolo: "loop di sale”… ovvero? ''Qualcuno tanto tempo fa ci disse "voi in quell'isola di marzapane..." ma l'isola è di sale... in mezzo a incredibili meraviglie il sale (e la sua asprezza) è ovunque... Nel mare, nelle incredibili miniere, sulla nostra pelle. Andiamo e torniamo, diversi, uguali, diversi in un loop continuo, un loop di sale''.
Posso chiedervi quanta intenzione di fare sintesi e tornare all’essenziale c’è in questo brano? E se non sono fuori pista: quanta sintesi ci sarà nel disco? ''Bravo, una domanda con due direzioni possibili. In un momento in cui tutta la musica sembra stracarica di artifici, siamo partiti dall'essenziale, un chitarra che dipinge scenari come un drone, un tamburello e la voce ed è li vogliamo andare ed è lì che spesso stiamo. Ma siamo anche figli di questo secolo e glitches, loops, sweeps e noises sono parti del nostro vocabolario, ci sono e ci saranno dentro al disco''.