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06/10/2026
06/10/2026 ANASTASIA ANNIEMORE 24
''Mi piace vedere, non soltanto guardare: cogliere un gesto inatteso, una frase ascoltata per caso...''
La tua scrittura vive di immagini forti, metafore e una spiccata sensibilità poetica: cosa ti ispira maggiormente nella composizione? Quanto c’è di vissuto personale e quanto di rielaborazione archetipica (come avviene in ''Sirena'') nel tuo processo creativo? ''Mi ispirano sia la mia esperienza personale sia ciò che osservo intorno a me. Mi piace vedere, non soltanto guardare: cogliere un gesto inatteso, una frase ascoltata per caso, un’immagine che passa e resta dentro. Spesso un testo o l’idea di una canzone nascono proprio così, da un dettaglio apparentemente piccolo che comincia a chiedere una forma.
Anche le letture, la pittura e l’arte hanno un posto fondamentale nel mio processo creativo. Cerco di mettere in relazione visioni diverse — una scena quotidiana, un quadro, una memoria, un mito, un’emozione — e di trasformarle in un’unica percezione poetica e musicale. È lì che, per me, nasce la magia: nello sguardo attento e nella possibilità di dare a ciò che vedo una nuova vita attraverso le parole e la musica.
Posso raccontare un piccolo segreto: tra tutti i miei brani, ''Sirena'' è quello che avrei desiderato cantare io. Non ho però la voce adatta a quel mondo sonoro. Per fortuna l’ho trovata in Vanessa Berni, che ha saputo dare corpo, respiro e intensità alla mia idea''.
Dal cantautorato all'elettronica, passando per ritmiche intense: hai un approccio metodico alla costruzione del brano o preferisci lasciarti guidare dalla sperimentazione timbrica e dalla ricerca sonora? ''Nel mio modo di scrivere è innanzitutto il testo a indicarmi il genere del brano. Mentre cerco le parole, sento già il ritmo nelle rime. Per questo non parto quasi mai dall’idea astratta di fare un pezzo pop, elettronico o cantautorale: è la canzone stessa che chiede il suo suono.
Ho una scrittura molto cinematografica. Quando scrivo, vedo già immagini; la musica viene poi pensata come la colonna sonora di un film immaginario. La ricerca timbrica e la sperimentazione, quindi, non sono un’aggiunta decorativa: servono a rendere visibile e percepibile il mondo che il testo contiene.
In ''Questa notte'', per esempio, ho lavorato sul contrasto fra un video dall’immaginario romantico e storico e sonorità dark-pop elettroniche. In ''Il postino'', invece, il testo portava già dentro di sé il respiro di una ballata rock d’autore. Frasi come: «Io di nuovo aspetto il postino, ma di nuovo da te non c’è nulla» hanno un’attesa, tensione e un’interpretazione diretta. In sintesi, sperimento molto per trovare il suono più fedele alla sua storia''.
Dall'ambiziosa sfida di scrivere e produrre decine di brani per dare voce a storie diverse fino ai riscontri radiofonici: come vivi il momento in cui le tue canzoni prendono vita all'esterno? C’è stato un passaggio in cui hai realizzato la reale portata della tua evoluzione artistica? ''È una gioia immensa vedere una canzone prendere vita fuori da me. L’idea e il testo possono nascere in solitudine, ma per trasformarli in un brano ho bisogno di persone sulla mia stessa lunghezza d’onda: interprete, arrangiatore, studio. Per questo ogni uscita è una gioia collettiva, che si moltiplica quando il brano comincia a trovare ascoltatori o arriva in radio.
La vera evoluzione, però, sarà riuscire a portare queste canzoni a un pubblico più ampio. Oggi la promozione è forse la sfida più difficile: un brano può essere valido, ma se non viene ascoltato rischia di restare invisibile. Qui non bastano creatività e ispirazione: servono costanza, tenacia e la capacità di capire le regole della comunicazione. Io voglio tenere duro, anche perché questo risultato appartiene a tutta la squadra che ha creduto nel progetto''.
Costruire una strada indipendente e dare forma a una visione musicale così personale comporta spesso ostacoli: quali sono stati i momenti di dubbio più complessi e cosa ti ha dato la forza di continuare a credere nel tuo intuito? ''Il dubbio più grande riguarda la visibilità: trovare il modo di far arrivare i miei brani al pubblico. Oggi non basta scrivere e produrre una buona canzone; bisogna anche riuscire a farla incontrare con le persone giuste, ed è una sfida complessa.
A sostenermi sono le reazioni di chi ascolta, anche se per ora è ancora un pubblico piccolo; l’emozione degli interpreti quando sentono la loro voce dentro un brano finito; e perfino i dati di Shazam, che mi dicono che qualcuno ha ascoltato una canzone e ha voluto scoprirne il titolo''.
Cosa dobbiamo aspettarci dai prossimi sviluppi del tuo percorso? Stai già esplorando nuove direzioni tematiche o ulteriori evoluzioni sonore per i capitoli a venire? ''Assolutamente sì. Sono già usciti i primi tre EP di ''Un bacio di fortuna'', ma il progetto continua: arriveranno altri tre capitoli, ciascuno con nuove storie, nuove voci e nuovi paesaggi sonori. Il prossimo EP uscirà il 6 novembre e presenterà le nuove voci, nuovi brani e nuove storie''.