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22/10/2026   LUCIANO D'ABBRUZZO
  ''La nostra origine, il rapporto con gli altri, quello che riceviamo e quello che poi lasciamo...''

Parlando di genitori poi alla fine si toccano tasti davvero difficili da digerire. L’assenza, la violenza di un amore che puoi codificare male, l’amore che invece è sempre presente, il sentirsi parte, custoditi… Il suo libro di poesia “Madre” diviene poi anche un disco, “Padre”, e il suono di Luciano D’Abbruzzo torna ad essere un suono fresco, dolce, gentile e compatto. È un disco prezioso da grande cantautore…

Esiste una differenza secondo te tra poesia e canzone? ''Sì, secondo me una differenza c’è, anche se sono molto vicine. La poesia può vivere da sola, attraverso le parole: basta un foglio e una biro. E magari una birra. La canzone invece ha bisogno anche della musica, del ritmo, della voce. Una sostanziale differenza c’è nel tempo, breve contro lungo di realizzazione, com'è facilmente intuibile. Ma alla fine entrambe nascono dalla stessa esigenza: raccontare qualcosa e provare a trasmettere un’emozione. Per questo credo che siano due linguaggi diversi, ma molto vicini''.

Questo disco ha il suono che dovrebbero avere le tue parole o, al contrario, sono le parole a determinare i suoni? ''Il suono della mia voce in questo disco mi piace tantissimo, merito della maestria del buon Taketo Gohara. I versi dei testi a volte aiutano a comporre il suono totale della canzone, soprattutto quando è molto avanti nel mix. La voce poi è uno strumento che portiamo nel petto. Quindi direi che i due concetti della tua domanda non si contrastano: nel mio caso sono andati a braccetto''.

E la poesia ha una sua melodia in fondo? ''Beh, se la legge uno come Capovilla, certo che è anche una melodia! Meglio: ogni rigo è una melodia che si intreccia con le righe successive. Ho avuto la fortuna di aprire un suo concerto-recital su Pasolini, a Roma. Ho ancora il ricordo delle vibrazioni delle sue corde vocali dentro di me''.

Una madre ed un padre. Al di là delle figure genitoriali, penso siano il pilastro del sentire questa vita… c’è della biografia o semplice “cronaca” di quel che vedi? ''Io credo che ci sia un po’ di entrambe le cose. C’è sicuramente quello che ho vissuto e quello che vedo intorno a me, quindi una parte personale c’è. Ma non ho mai pensato a “Madre” e “Padre” come a un racconto autobiografico. Sono due parole che per me rappresentano qualcosa di molto più grande: l’origine, il rapporto con gli altri, quello che riceviamo e quello che poi lasciamo. In questo senso, dentro queste canzoni c’è anche la cronaca della vita, delle cose che ci succedono e che osserviamo ogni giorno''.

Recalcati parla della perdita dei padri oggi… tu che ne pensi? ''È un tema che mi tocca molto, qualche volta mi sento un padre evaporato. Questa domanda è molto impegnativa per me, che con mia figlia viviamo in due città lontane. Però Recalcati parla anche del cambiamento del ruolo del padre. Un padre che urla, comanda, si antepone è meglio che come ruolo finisca. Il padre dovrebbe essere piuttosto colui che testimonia, che trasmette un esempio, un desiderio e permette al figlio o alla figlia di costruire liberamente il proprio percorso. Questo concetto lo esprimo in "Ti lascio", scritta per mia figlia, dove dico: «ti lascio, sarò un cartello stradale. Voglio indicarti soltanto ciò che ti può fare male»''.

Un disco suonato che come sempre, parlando dei tuoi dischi, sfoggia una grande produzione. Mai una trasgressione futuristica o un cambio di stile in fondo… non che sia dovuto o che sia una critica, ma è come se tu stessi sempre al riparo della tua zona di comfort. Sbaglio forse? ''Non sbagli affatto, ho la fortuna di collaborare da anni con persone che poi sono anche amici e musicisti di qualità. Non avrei mai immaginato, ad esempio, di poter avere in una canzone come “Saluta tuo padre” le parti suonate di un vero quartetto d’archi, dove il primo violino è la violinista che ha inciso una gran parte della musica del Maestro Ennio Morricone. Non sbagli, quello che dici sul mio stile è tutto in regola. Però ogni regola ha le sue eccezioni che la confermano. Appena arrivato a Milano, reduce da avvenimenti particolari e strani che poi mi hanno spinto a lasciare la mia terra d’origine, mio malgrado, ho pubblicato “Cronologia”, un motivetto con sotto una base quasi trap (ne sono ancora sbigottito!), con tanto di producer del settore, pensa, Janax di Pandetta. Si trattava di legalità per me in quel periodo e quindi mi sono divertito, e tanto, ad incrociare le storie. Ho inserito io dei campioni. La canzone parte con Craxi che introduce un concetto, Scalfaro non ci sta e la Caselli risponde "La verità ti fa male". E ancora: un mini album degli esordi con i M.I.G., di sei canzoni, prodotto da Fabio Liberatori, non è stato mai pubblicato sulle piattaforme. Moog, loop e batterie filtrate, con la mia voce quasi spaziale. Vorrei dirti di più: credo che presto sarà disponibile''.