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27/10/2026
27/10/2026 MONA GRANT
''Testo e musica non sono due elementi separati, ma si influenzano a vicenda...''
"Storie" è il primo album dei Mona Grant, uscito il 16 ottobre per La Rue: dieci racconti firmati da una band lucchese di quattro musicisti, ciascuno con la propria storia. Gabriele Granducci è chitarrista autodidatta e cantautore, e ha avviato il progetto a Lucca nel 2018. Iacopo Luchetti alla batteria si è diplomato alla scuola di musica moderna Franco Rossi di Milano. Francesco Chelini, al basso, è uno strumentista solido con alle spalle collaborazioni in altri gruppi. Nicola Del Sole, alla chitarra, ha un'anima rock cresciuta tra Grosseto e Siena con i maestri Lucio Incordino e Simone Salvatore. Sono entrati in pianta stabile tra il 2023 e il 2024, dopo anni di incontri e di cambi di formazione.
All'inizio il progetto ruotava attorno a Granducci e a Filippo Antonini, chitarrista blues professionista: tra i due c'è un'amicizia che non si è interrotta nemmeno quando hanno deciso di proseguire ciascuno la propria strada. Si sono fatti notare nel 2023 al Sanremo Rock, dove hanno vinto le finali interregionali Toscana-Umbria e sono arrivati sul palco dell'Ariston. È stato il passaggio che ha aperto le porte alla produzione professionale, con un primo singolo per l'etichetta MMP di Milano nel gennaio 2024.
Il resto è la storia che si legge nei dischi. ''Lucida'', uscito in estate per La Rue, racconta la leggenda di Lucida Mansi, nobildonna lucchese del Seicento, ed è accompagnato da un video girato in studio a Firenze da Valentina Cipriani, con la ballerina Aurora Gamberini. Il disco mette insieme dieci racconti, con personaggi come Paul, saltimbanco e giocatore d'azzardo, e Sixto, che viaggia dentro un nastro nel mattino di settembre. Il comunicato lo descrive con chitarre elettriche, ritmiche marcate e melodie che a volte ne diventano protagoniste, dentro un repertorio che dal rock blues psichedelico guarda al cantastorie, per lo più in italiano, e che non vuole inseguire le mode.
Questa intervista parte da lì: da un gruppo con più anime e da come riesce a tenere insieme dieci storie.
Il cantato di "Storie" viene definito "narrativo": la voce guida l'ascoltatore come un cantastorie moderno, ma senza rinunciare alla carica rock. Come avete lavorato sulle linee vocali e sull'espressività dei testi? ''Direi che è soprattutto la musica a suggerirmi come interpretare un testo. Il modo in cui una storia viene raccontata non dipende soltanto dalle parole, ma anche da quello che la musica riesce a evocare. Tant'è che le parole possono cambiare anche in funzione della musica, del suo andamento e di quello che mi suggerisce mentre lavoro al brano. Per me testo e musica non sono due elementi separati, ma si influenzano a vicenda fino a trovare una forma che sento giusta per quella storia''.
C'è molta attenzione ai dettagli sensoriali nel disco: si parla di profumi, ricordi, immagini sfocate e cose lasciate "tra le righe". Quanto è importante il non detto nelle vostre canzoni? ''Credo che non tutto debba essere spiegato. Anzi, a volte spiegare ogni cosa rende una storia meno interessante, perché toglie spazio all'immaginazione e alle possibilità di interpretazione di chi ascolta. Naturalmente questo richiede attenzione e una certa disponibilità da parte di chi ascolta, se ne ha voglia. Non penso che una canzone debba necessariamente svelare tutto quello che contiene: mi piace l'idea che qualcosa possa rimanere tra le righe e che ognuno possa trovare il proprio modo di avvicinarsi alla storia''.
Nel 2026 avete pubblicato il singolo ''Come un Soutine'' in presa diretta, dimostrando una forte attitudine da studio "old school". Quell'approccio diretto ha guidato anche le lavorazioni dell'intero album? ''''Storie'' è un album in studio e, proprio per questo, è stato maggiormente lavorato. I brani hanno avuto il tempo di evolversi e di trovare una propria forma, anche attraverso la ricerca del suono, ma senza ricercare un’ultra compattezza o compressione. Infatti non ho voluto eliminare tutte le imperfezioni: credo che facciano parte del carattere della musica e che non tutto debba essere necessariamente corretto o reso perfetto. Per me è importante lavorare su un brano senza perdere quello che lo rende vivo e alle mie orecchie interessante''.
Quattro musicisti con estrazioni differenti, dal blues al rock, dallo studio accademico alla formazione autodidatta. Come riuscite a far convivere queste diverse anime senza creare contrasti, ma trasformandole in forza? ''L'idea originaria del brano deve rimanere riconoscibile, perché è ciò che gli dà una precisa identità. Questo non significa, però, che debba restare immutato. Nell'interpretazione e soprattutto nel modo di arrangiarlo dal vivo, il brano può e deve diventare un processo condiviso, in cui ciascuno porta qualcosa di proprio. È chiaro che sensibilità diverse possano portare anche a gusti diversi, ma fino a oggi, proprio attraverso questo confronto, abbiamo sempre trovato una quadra. Credo che sia questo il bello: riuscire a far convivere contributi diversi, che arricchiscono, senza perdere il senso originario della canzone''.
Le storie raccontate nel disco sembrano muoversi tra provincia, viaggi mentali e luoghi reali. La Toscana e il vostro territorio d'origine hanno influito sulle atmosfere che si respirano nell'album? ''La Toscana non è un tema ricorrente di ''Storie''. Il disco raccoglie racconti diversi, legati in qualche modo a me, tra cui ''Lucida'', reinterpretazione di una leggenda lucchese, e ''Terre di Malia'', ispirata alle leggende della Garfagnana. Non c’era l’intenzione di costruire un disco legato a un luogo specifico: sono due storie inserite nell’album insieme alle altre che comunque mi riguardano. Certo, credo che nel mio modo di raccontare e di cantare sia riconoscibile anche la mia origine toscana, e questo non mi dispiace affatto. Fa parte di ciò che sono''.
Guardando al futuro prossimo, che strada augurate a questo disco e quali sono i vostri prossimi obiettivi? ''Mi auguro che ''Storie'' possa incontrare persone che lo apprezzino davvero e che riesca ad avere una risonanza nel mondo underground, trovando ascoltatori e realtà musicali con cui entrare in sintonia. Mi piacerebbe anche che questo percorso ci portasse a proporre le canzoni dal vivo, perché credo che sia una dimensione importante per la nostra musica. Poi sono curioso di vedere dove ci porterà questo disco, senza avere necessariamente già in mente una destinazione precisa''.