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14/04/2016   MARCO BIANCHI
  ''Il vibrafono mi ha letteralmente salvato la vita...''

Abbiamo incontrato Marco Bianchi in occasione della pubblicazione del suo album d’esordio intitolato “Pixel”, che lo vede per la prima volta in veste di compositore, arrangiatore e produttore. Il vibrafonista comasco ci regala un cd che non è facilmente “catalogabile” in quanto è ricco di spunti e riferimenti in una totale esigenza di libertà d’espressione: nei suoni, nei timbri, nei generi e nella struttura compositiva. Un cd jazz che non è prettamente jazz. Si sentono, nella scrittura, influenze rock, jazz, tipiche degli anni di sperimentazione e di fusione. Aleggiano nell’aria due grandi figure di primo piano degli anni ‘70/’80: Gary Burton e Frank Zappa. Ci racconti la genesi del nuovo nuovo cd “Pixel” ed il perché hai scelto questo titolo? ''“Pixel” nasce dalla volontà di incidere un disco che contenesse esclusivamente Musica composta da me. È un lavoro maturato in circa 3 anni che ho costruito un poco alla volta. Sono partito da idee molto scarne, le ho appuntate con il “memo” del telefono, oppure su Moleskine, nell’attesa che in testa si figurassero i collegamenti. Convinto che il tempo consegni le giuste risposte, senza farmi troppa fretta, ho assemblato il puzzle. Ecco il perché del titolo. Tutta la Musica che ho scritto è venuta alla luce un “Pixel” alla volta''. Per “Pixel” quali sono state le tue fonti di ispirazione? ''Personalmente ho difficoltà ad identificare delle fonti meramente musicali. In tal senso condivido il pensiero espresso da Carmelo Bene: “Non si può fare Teatro con il Teatro, Letteratura con la Letteratura, Musica con la Musica”. Sono sempre stato suggestionato dalle forme, colori e strutture delle altre Arti ed essendo appassionato di umorismo, sceneggiatura e scrittura creativa, ho scoperto fonti illimitate di idee. Costruire parallelismi è molto produttivo e gratificante; cerco di servirmi di questa tecnica anche durante l’improvvisazione. Nel disco compaiono titoli inequivocabilmente legati al Cinema (“Clerks”, “Jimmy Jib”) ed alle serie Tv (“Breaking Bad”)''. Ci parli dei musicisti che ti accompagnano in questa tua nuova produzione da leader? ''Con grande piacere. Alla chitarra c’è Nicola Tacchi, un musicista sensibile e preparato; persona speciale con un immaginario ed un suono che mi sono stati di grande aiuto nella scrittura delle parti e nell’ideazione della Musica. Il suo grado di preparazione culturale è immenso. Roberto Piccolo, al contrabbasso, è davvero una garanzia in termini di affidabilità, puntualità e musicalità. Ho conosciuto Roberto in ambienti legati al Jazz “tradizionale” e c’è stato un grande feeling da subito. Grande conoscitore dei fondamenti del Jazz, è anche un abilissimo improvvisatore moderno. Non ha problemi a suonare su metriche non propriamente ortodosse ed è ritmicamente impeccabile. Il batterista è Filippo Valnegri. Una vera e propria rivelazione. Raramente ho ascoltato un musicista così preparato e creativo. Non si risparmia mai. Un vulcano di idee sempre focalizzato all’ascolto ed al servizio degli altri. Filippo è un cultore di Jazz e Cinema a livelli strepitosi, ed oltre a questo è una delle persone più adorabili che conosca. Un grande amico. Sono felice di lavorare con loro, perché bravura e umiltà sono due doti che raramente coincidono con tanta grazia''. Cosa ti ha spinto a scegliere di studiare percussioni e a specializzarti in vibrafono? ''Ho studiato “Strumenti a Percussione” perché arrivavo dalla batteria. Ho cominciato da piccolissimo con mio padre per proseguire poi con Marco Castiglioni. Ad 11 anni sono entrato in Conservatorio diplomandomi a 19, sotto la guida di Paolo Pasqualin. Sono sempre stato attratto dal vibrafono perché lo ricordavo nei dischi di Jazz che mio papà mi faceva ascoltare. Ho deciso definitivamente di specializzarmi dopo aver conosciuto Daniele di Gregorio. Grazie a lui ho potuto cogliere i dettagli e comprendere le sfumature di un genere e uno strumento che mi hanno letteralmente salvato la vita''. Nella musica conta più l’essere o l’apparire? ''La domanda è sbagliata... ahah! Nel senso che essere, dal mio punto di vista, è già apparire. Probabilmente oggi qualcuno cerca di lavorare in una direzione dettata dal marketing e l’apparire diventa unicamente “figurarsi in modo accattivante affinché l’incolto creda che tu esista”. Penso che un conto sia avere rispetto e cura per la propria immagine, un altro quello di usarla per ammaliare e sanare le falle artistiche. Detto questo sto ancora cercando di capire cosa voglia dire “essere”. Non parlo di ontologia. Mi riferisco all’allineamento che vorrei quando sto improvvisando perché cerco l’abbandono per diventare un tramite di qualcosa di più alto. Ecco, forse cerco proprio di non essere…''. Cosa significa per te salire su un palco e presentare le tue composizioni? ''È un privilegio enorme. Un’opportunità che quasi mi imbarazza. Sono molto curioso di sentire “da dentro” le composizioni e fremo all’idea di cogliere che direzione prenderà la Musica. Ogni volta è come scrivere una storia nuova. Stesso canovaccio. Stessi attori. Direzioni imprevedibili''. Cosa pensi della discografia in generale e più in particolare quella legata al mondo del jazz? ''La discografia sta vivendo un momento di contraddizione senza precedenti. Esistono editori che stampano i dischi ma che si limitano esclusivamente a fare da tramite tra artista e stampatore. Non esiste investimento perché il mercato è sconvolto dai supporti stessi. Personalmente per “Pixel”, viste le proposte standard dei "produttori" Jazz italiani, ho preferito stampare indipendentemente le copie per essere al 100% proprietario del master, dei diritti d'autore e delle edizioni. La formula: "dammi le edizioni così stampo le copie che dovrai comprarti" mi ha sinceramente stancato''. Quali sono i tuoi progetti attuali e futuri? ''Attualmente sto lavorando per proporre il “Lemon 4et” dal vivo. Da Giugno comincerò con la scrittura di brani per il nuovo disco e per le sonorizzazioni tv. Da Maggio sarò impegnato anche con un nuovo quartetto insieme ad Alfredo Ferrario (clarinetto), Stefano Gatti (contrabbasso) e Massimo Caracca (batteria). Ad Agosto, sempre con Alfredo, inciderò un nuovo cd con Francesco D’Auria (batteria) e Michel Godard (tuba) dedicato al Jazz degli anni '10/'20''. Dove possiamo trovare l’album “Pixel”? ''In formato fisico ai concerti oppure scrivendo alla mia mail marcobianchivibes(chiocciola)gmail(punto)com. In formato digitale lo si può acquistare su tutti i negozi on line come ad esempio: iTunes, Amazon etc…''. Descrivi in tre parole il tuo nuovo lavoro... ''Signorile, Soleggiato, Ampio parcheggio''.