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31/08/2006   HARDDISKAUNT
  Ettolitri di birra con il buon Fatty Buster...

Gli Harddiskaunt hanno pubblicato un disco ("La buena y la mala onda") che è un piccolo-grande gioiello. E' un onore avere come connazionali personaggi che, se c'è un Dio delle 7 note, presto saranno conosciuti in tutto l'orbe terrario. Ma dal momento che, almeno per adesso, c'è ancora chi, a Calcutta ma forse anche ad Ozzano dell'Emilia, non ha presente questo stupefacente ensemble, beh, facciamo del bene al mondo e andiamo ad intervistarli. Ci risponde Davide, bassista e fondatore della band. "La buena y la mala onda": siete contenti del vostro album, di come è “venuto fuori” e di come è stato accolto da pubblico e critica? "Andiamo in ordine: noi siamo molto contenti di come è venuto il disco, ci siamo impegnati parecchio e i risultati sono, a mio avviso, abbastanza percepibili. La critica, per ora ci sta trattando davvero bene, sia in Italia che all’estero, consultate la pagina dedicata alle recensioni sul nostro sito www.harddiskaunt.it e ve ne potrete rendere conto. Le vendite del cd, considerando il periodo di magra del settore, sono soddisfacenti, ma il pubblico dimostra il suo apprezzamento soprattutto in occasione dei concerti". Difficile trovare un lavoro più eterogeneo di questo, a partire dalle stesse location per la produzione: che rapporto c’è tra Città del Messico (luogo in cui è stato curato il master), la Germania dove avete firmato per la Elmo Records e… Pontirolo? "E non solo, puoi aggiungere che noi veniamo dalla spondamagra del Lago Maggiore e che la nostra etichetta italiana, la Maninalto, ha sede a Milano… Il significato? Potrei dirti che la buona musica non ha confini… potrei dirti che la nostra musica nasce da diverse influenze e suggestioni anche geografiche… o più semplicemente potrei dirti che viaggiando qua e là abbiamo avuto la possibilità di lavorare con quelli che, secondo noi, sono tra i migliori professionisti del settore". Eterogenei anche gli stili presenti sul disco, sempre però con il comune denominatore dello ska… "Effettivamente avevamo quasi il timore che la varietà di stili e influenze presenti ne 'La Buena y la Mala Onda' (ska, salsa, reggae, surf, bossanova, swing, funk, & punk) potesse spiazzare gli ascoltatori, invece fino ad ora, la risposta è stata positiva e, anzi, l’eterogeneità del disco, oltre a convincere il nostro pubblico abituale, ci ha permesso di avere buoni riscontri anche al di fuori della cerchia ska". Tanti i nomi importanti che hanno collaborato alla realizzazione del disco, a cominciare da Peter Truffa dei New York Ska Jazz Ensemble per arrivare a Fabio Buonarrota dei Vallanzaska e Silvano De Tomaso degli Impacto Latino. Inutile dire quanto questo “mescolarsi” possa avervi aiutato nel rendere il risultato più vario possibile. "Si, il concetto è sempre quello della mezcla, o, per dirla alla Mano Negra, della patchanka. D’altronde non dimentichiamo che lo ska è nato proprio dalla contaminazione tra musica nord americana e ritmi caraibici… noi non facciamo altro che continuare in questa direzione aggiungendo qualche altro ingrediente per rendere il tutto ancora più appetitoso". A mio parere c’è molto sound alla Reggae National Ticket nell’album, ovviamente dovuto alla contemporanea presenza di Sandro Nozza e Fabio Merigo: un limite, questo, o un’opportunità in più? "Non ho il minimo dubbio, è stata sicuramente un’opportunità in più. Per la prima volta abbiamo trovato qualcuno in grado di rispondere perfettamente alle nostre richieste “sonore”. Spero che per il prossimo disco potremo ancora lavorare con loro". Oltre 10 anni di attività: un bilancio ed un elenco di “sfizi” che volete ancora togliervi. "In questi dieci anni ci siamo senz’altro presi delle belle soddisfazioni: abbiamo suonato la musica che amiamo, ci siamo divertiti girando l’Italia e parte dell’Europa e conoscendo molta gente; abbiamo suonato insieme alle nostre band preferite; siamo riusciti a incidere quattro dischi di cui l’ultimo prodotto dalla Elmo, consorella della Grover (che al momento è la principale etichetta ska del mondo). Se aggiungiamo che siamo la prima e unica band italiana che abbiano scelto di produrre… Sfizi ancora da toglierci? La lista è lunga, ma per prima cosa mi piacerebbe suonare insieme ai Madness e agli Specials in Inghilterra". Tanti cambi di formazione, nella lunga vita della band: cos’è rimasto dello spirito e degli input degli esordi? (lo chiedo ovviamente all’unico “sopravvissuto”…). "L’unico “sopravvissuto”… suona un po’ male a dire il vero... Una specie di Highlander della Spondamagra eh? Beh, lo spirito è ancora quello: suonare e divertirsi, se così non fosse non sarei sopravvissuto neppure io…". Immaginate: domani spariscono Ramazzotti ed i Blue e vi risvegliate primi in classifica: che succede? "Per prima cosa direi che ci rimettiamo a dormire visto che non dobbiamo più preoccuparci del vil denaro… più tardi penseremo al resto". Si uscirà mai dall’attuale situazione di stallo della discografia, secondo voi? Il peer to peer e gli mp3 uccideranno le produzioni musicali o, alla lunga, daranno nuova linfa al settore? "Domandina facile facile eh? Fino ad ora ho visto positivamente il peer to peer, sia da musicista, come un mezzo per aumentare la visibilità della band emergenti, sia da fruitore, come mezzo per avere a disposizione tanta musica a poca spesa. Tuttavia credo che la situazione evolverà ancora e porterà delle modifiche nel nostro stesso modo di vivere e concepire la musica. Finiremo con il superare il concetto di album per tornare a pensare la musica come un insieme di singoli. Un po’ come accadeva negli anni ’50 e ’60. Corsi e ricorsi storici… che dici?". "Mi hanno riferito che avete suonato anche con i Bad Manners: dev’essere stato, più o meno, come andare alla Mecca per un musulmano…. "Il paragone può funzionare se ci riferiamo all’estasi mistica che l’incontro ha causato alle nostre povere menti, ma rischia di diventare blasfemo se lo caliamo nella realtà degli ettolitri di birra bevuti con il buon Fatty Buster. Davvero bei momenti… c’è qualche foto dell’incontro sul nostro sito… E se vogliamo citare un altro mostro sacro ti dirò che in un paio di occasioni abbiamo anche aperto i concerti dei mitici Skatalites". Da ultimo: fornite ai nostri lettori un valido motivo per acquistare il vostro album (che il sottoscritto, detta tra parentesi, consiglia caldamente…). "Perché è un delizioso piatto composto da mille sapori: ska, reggae e ritmi sudamericani per cominciare, ma anche swing, punk, dub, e tarantella. Ma soprattutto comprandolo ci aiutereste ad andare primi in classifica e quindi potremmo dormire di più al mattino…". (Andrea Rossi)