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07/02/2017   THE DARK SIDE OF VENUS
  ''La parte più bella della nostra avventura deve ancora arrivare...''

Potete raccontarci il vostro percorso artistico fino a qui? Licia: ''Il progetto è nato nel 2010, la band ha cambiato diverse formazioni ma ha mantenuto una sua identità durante tutti questi anni. Nel 2011 abbiamo vinto il festival nazionale Opening Band Live Music e ci siamo esibiti a Trieste in apertura a Paolo Benvegnù. Nel 2012 abbiamo pubblicato il singolo e videoclip “Dirty Paradise”, prodotto da Massimiliano Pagliuso dei Novembre e con la collaborazione del cantante della band symphonic metal The Dogma, Daniele Santori. Nel 2015, con l’ingresso alla voce di Elayne, abbiamo cominciato subito a lavorare al nostro album, che è finalmente uscito nel dicembre del 2016, preceduto dal singolo e video “I don’t give a damn”. È un percorso lungo e intenso, e sogniamo che la parte più bella dell’avventura debba ancora arrivare''.

Quali band vi hanno influenzato di più? Licia: ''Ascoltiamo tutti i generi, dal mainstream alla musica più ricercata, dal rock all’R&B, dalla classica al pop, e questa apertura mentale ci permette di creare musica liberamente senza doverci attenere ai dettami di uno stile preesistente. Le band che hanno influenzato più direttamente la nostra musica appartengono alla scena alternative rock degli anni ’90, in particolare i Garbage e i primi Muse, ma nella nostra musica risuonano anche altre decadi, altri generi, altre atmosfere''.

Quali sono i vostri album preferiti? Licia: ''È una domanda impossibile, adesso me ne vengono in mente alcuni, domani ne citerei altri. Ma intanto ne dico qualcuno: “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” dei Beatles, “Disintegration” dei Cure, “Ultra” dei Depeche Mode, “Version 2.0” dei Garbage, “Origin of Symmetry” dei Muse, “The return of the Space Cowboy” dei Jamiroquai, “Dangerous” di Michael Jackson, “The bends” dei Radiohead, “Dookie” dei Green Day, “Neon ballroom” dei Silverchair, l’Unplugged dei Nirvana''. Elayne: ''“Little Earthquakes” di Tori Amos, “Origin of Symmetry” dei Muse”, “Homogenic” di Bjork, “The Dresden Dolls” dei Dresden Dolls, “Within The Realm of a Dying Sun” dei Dead Can Dance, “I a moon” dei North Sea Radio Orchestra, “Decipher” degli After Forever, “Mother Earth” dei Within Temptation, “Ashes are burning” dei Renaissance''.

Come è nato il nome The Dark Side of Venus? Licia: ''Il lato oscuro di Venere è una metafora che allude agli aspetti inconsci delle relazioni attrattive. E’ un’esplorazione della propria identità in rapporto all’altro, un guardare con obiettività cosa succede dentro di noi quando amiamo e odiamo. Per me, personalmente, è la più straordinaria forma di psicoterapia a cui possa aspirare''.

“Power to Victims” è un concept album sulla presa di coscienza. Ci raccontate la sua genesi? Com’è stato registrarlo? Avete provato delle difficoltà? Licia: ''“Power to victims” è il risultato del lavoro di tanti anni di attività della band, ed è un vero caleidoscopio di stili e di idee. Registrarlo è stato molto naturale perché i pezzi erano sotto le nostre dita da tanto tempo. Abbiamo suonato tutti insieme, come ai concerti, e il nostro fonico Clive Simpson ci ha registrati in diretta. In seguito abbiamo sovrainciso voci, cori, programmazioni elettroniche e strumenti acustici aggiuntivi (come il violoncello e il glockenspiel) per arricchire, modellare, rendere speciale il nostro sound''. Elayne: ''Registrare quest’album è stata per me un’esperienza bellissima. Non mi era mai capitato di registrare in presa diretta, e inizialmente ero dubbiosa. Invece, grazie all’enorme professionalità dei miei compagni di band, le registrazioni sono state veloci e divertenti, e inoltre si è creata un’atmosfera unica, spero davvero che questo traspaia dal risultato finale''.

Sempre parlando dell’album, come avete fatto a fondere così tante influenze musicali? Licia: ''Ognuno di noi ha una storia musicale diversa dall’altro: ognuno ha portato nella band il suo modo di suonare, i suoi ascolti, la sua idea di arte. Inoltre, come compositrice, ho sempre prediletto la libertà creativa e la varietà stilistica, in modo da poter esprimere tutte le diverse sfaccettature della mia identità, della mia personalità e del mio gusto. Per questo ci viene naturale fondere tante idee e mirare a realizzare qualcosa di nuovo, senza rimanere in binari già tracciati''. Elayne: ''I brani composti da Licia sono di base molto vari, rispecchiando i suoi gusti molto eclettici e la sua capacità di esprimersi attraverso molteplici canali. A questo si somma l’apporto di tutta la band. Tra noi ci sono molte affinità, ma anche diversità sostanziali, e la cosa positiva è che riusciamo ad integrare in maniera fluida le nostre differenze, collaborando e arricchendo il sound con sonorità a volte inaspettate, ma che spesso ci convincono al primo ascolto''.

Il primo singolo estratto dal disco è ''I don’t give a damn'', un energico inno alla resilienza e alla capacità di reagire alle avversità, come leggiamo dal comunicato stampa giunto in redazione. Abbiamo letto anche queste altre vostre parole: “Possiamo vivere in un mondo migliore o perlomeno dobbiamo provarci”. Provate a spiegarci meglio queste parole... Licia: ''Il filo conduttore di “Power to Victims” è la necessità di prendere coscienza di sé e rovesciare le ingiustizie di qualunque tipo: nelle relazioni, nella società, nella politica. A volte, in tutti questi ambiti, accade che le vittime siano complici dei carnefici. Basta pensare a situazioni emblematiche come la violenza domestica. Chi subisce deve innanzitutto diventare consapevole del fatto che sta subendo. Se c’è qualcuno che può cambiare il mondo, sono i deboli e gli oppressi''.

Quanto tempo provate a settimana? Riuscite a conciliare la vostra carriera artistica con la vostra vita? Licia: ''Diverse ore a settimana... La nostra carriera artistica è di fatto la nostra vita, e quindi semmai è il resto che si deve conciliare con lei!''.

Ci parlate della cover dell’album? Licia: ''La cover di “Power to Victims” è uno degli aspetti dell’album di cui siamo più felici. Abbiamo avuto l’onore di lavorare con l’eccelso fotografo Alfredo Sabbatini nel suo studio di Milano. L’idea per la copertina del disco è nata proprio da uno degli scatti che ci ha fatto''.

Cosa bolle in pentola per The Dark Side of Venus? Licia: ''Cose molto buone: innanzitutto sabato 18 febbraio avremo il piacere di suonare in apertura al concerto dei leggendari Goblin all’Orion di Roma. Inoltre sta per uscire un nuovo video… Restate sempre sintonizzati e seguiteci sulla nostra pagina facebook www.facebook.com/thedarksideofvenus!''.