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07/11/2006   LUVI DE ANDRE'
  Poesia di un fiore femmina

Dopo alcuni anni in cui dice di essersi presa un po' in giro, Luvi De André ha capito che la musica è al centro della sua vita. Un pensiero meditato a fondo, dischiuso e sviscerato a piccoli passi, che ha condotto la Nostra a produrre un album giocato tutto in attacco, interpretato con grinta e potenza fin dalla prima traccia. 'Io non sono innocente' è sicuramente uno dei migliori lavori ascoltati negli ultimi tempi, firmato da menti moderne come Fabrizio Barale, Piero Cantarelli e Claudio Fossati e da una voce, quella di Luvi, capace di grattare quella sottile patina di omologazione che sempre più imprigiona le nostre orecchie e il cuore. Perché hai scelto 'Io non sono innocente' per rappresentare l’album? "Rappresenta molto bene me. Nel tempo mi sono creata un equilibrio di comodo che tende a schiacciare le passioni". Chi sono i tuoi riferimenti musicali? "Ho sempre ascoltato pop rock inglese. Amo molto i Radiohead, i Coldplay, Skin, gli U2, se avessi mai fatto un disco sarebbe stato così". Tu stai per compiere 29 anni. Pensi che la tua generazione si stia scuotendo? "Mi sto rendendo conto che si sta iniziando a parlare del problema generazionale, e questo è un primo passo. L’indifferenza è l’arma più tagliente e negativa". Ho letto una dichiarazione di Sting che diceva come il rock sia in fase di stallo. "Non mi sembra. Avrà i suoi buoni motivi per pensarlo". In Italia quindi ritieni ci sia una certa vivacità nella musica? "Ho visto nascere gruppi che mi piacciono molto come i Negramaro e i Subsonica". C’è un ideale femminile nell’album? "Ma al di la di 'Fiore femmina' tutti i brani sono presi in considerazione sotto il punto di vista umano e non tanto maschile o femminile". Conosceremo Luvi come autrice? "Dubito, credo che scrivere sia un dono e un‘esigenza, non ho mai avuto l’istinto di provare. Però mai dire mai". Cosa rappresenta per te la musica? "Beh, è l’unica passione che non mi ha mai lasciato". Hai in progetto un tour? "Per ora non c’è ancora nulla di certo, anche perché stiamo cercando un bassista. Vorremmo metterci presto a lavorare su uno spettacolo live, ma dipende dagli impegni di ognuno. Naturalmente reggere dodici pezzi (quelli del mio album) non sono abbastanza per un concerto e quindi in scaletta metteremo probabilmente anche delle cover". Qualcosa dei Radiohead? "Può darsi… vedremo". Che cosa ti aspetti e speri dopo l’uscita di 'Io non sono innocente'? "Aspetto non saprei. Spero di riuscire a crearmi un piccolo spazio nel mondo della musica, che sia libero e senza compromessi. E naturalmente con qualche soddisfazione". (Gianbattista Pinna - Magazine Libero)