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21/09/2017   OZORA
  ''La macchina Ozora è in moto e vuole fare molta strada!''

“Perpendicolari” è il vostro disco di debutto, ci raccontate come nascono gli OZORA? (Luca): ''Ognuno di noi suona sin dai primi anni ’90. Ci conosciamo quindi da molto tempo sia per aver condiviso band precedenti sia per esserci incrociati su molti palchi, ma è solo da un paio d’anni che abbiamo intrapreso insieme l’avventura Ozora. Inizialmente è stato come un esperimento. Non avevamo una linea tracciata da seguire, volevamo vedere cosa sarebbe successo se avessimo suonato in maniera molto libera. Ci siamo così dedicati all’elaborazione di alcune idee di chitarra più o meno strutturate cercando di trovare da subito la migliore integrazione con la voce. La cosa ha cominciato a funzionare sin da subito e l’alchimia tra di noi è cresciuta rapidamente. Nell’arco di pochi mesi quelle idee si sono trasformate nei primi brani e il cantato in italiano, voluto fortemente, si è rivelato subito efficace tanto che nel corso dell’anno successivo abbiamo dato vita a tutti i brani che compongono “Perpendicolari”. Il lavoro è stato intenso e ci ha portati in sala di registrazione nei primi mesi del 2017''.

Descrivete in 5 parole il vostro sound. ''Corposo, aperto, diretto, maturo, incisivo''.

Il disco è cantato in italiano, ma l’impronta del disco a livello di sound è da produzione internazionale. Una scelta voluta? Quanto ha pesato lavorare in studio con Andrea Fusini? (Paolo): ''Direi che ha pesato piacevolmente tanto. Andrea è un talento incredibile; noi ci siamo presentati con le preproduzioni homemade curate da me e il resto del sound è arrivato con naturalezza durante la registrazione. Non potevamo immaginare risultato migliore dato che preserva tanta italianità con voci molto presenti ma, a differenza di tante altre produzioni, queste si legano e amalgamano con gli strumenti in maniera internazionale. Credo fermamente che di questi tempi la produzione sia importantissima. Presentarsi con buoni pezzi senza il giusto sound compromette interamente un disco''.

Quali sensazioni vuole comunicare la musica degli Ozora? ''Buona domanda. In realtà non ci siamo mai soffermati a pensare a questo aspetto. La musica è di per sé un mezzo di comunicazione e ciò che riesce a comunicare è anche decisamente soggettivo. La nostra musica è abbastanza variegata; passiamo da brani dal sound incisivo ad altri con toni decisamente più morbidi. Crediamo quindi che il ventaglio di sensazioni che possa offrire all’ascoltatore sia piuttosto ampio e, sicuramente, scrivere in italiano aiuta in questo scopo. Ci auguriamo che “Perpendicolari” arrivi al pubblico positivo e diretto così come lo sentiamo noi''.

“Perpendicolari” è un disco, a livello di stile, fortemente “nineties”. Sia a livello di influenze estere che italiane, il disco ovviamente ricorda lo stile di band quali Timoria e Ritmo Tribale. Sono influenze che vi appartengono come background? (Paolo): ''Grazie, per me e per gli Ozora è un onore essere accostati a queste band, sono ovviamente influenze che ci appartengono molto visto che in quegli anni vivevamo la nostra adolescenza, un periodo che ricordo con tanta nostalgia. C’era fermento rock, i concerti si riempivano sempre, e c'era tanta varietà. Poi tutto è stato inghiottito dalle major creando mostri pseudo pop-rock e lasciando ben poco alla vera sperimentazione''.

Credi che ci sia una scena italiana rock in grado di tornare ai fasti commerciali degli anni Novanta? ''Devo essere sincero, assolutamente no. È cambiato tutto. I giovani sono al 95% rincoglioniti dal web e intendo uniformati. In pochi osano avere dei gusti differenti, siamo in balia di una musica che dire mediocre è un complimento, con testi arroganti o tremendamente stupidi. Direi che la nostra è una missione, il non arrendersi. Esiste una via differente. Si può suonare rock metal cantando in lingua madre, fare ritornelli spacca-cervello e scrivere testi intelligenti che si prestano a diversi livelli di interpretazione. Noi vogliamo continuare una scuola italiana che non deve estinguersi. Se tornerà, noi ne faremo parte con orgoglio''.

Invece quali sono i vostri punti di riferimento nel senso di artisti esteri che vi hanno influenzato? (Luca): ''Gli ascolti e le influenze di ciascuno di noi sono piuttosto diversi. Una band che sicuramente ci accomuna sono i Tool ma traiamo ispirazione anche da molte altre band in ambito rock, metal e prog. Il grunge e il trash metal degli anni Novanta sono nel nostro DNA, come lo sono il crossover dei Faith No More e il nu-metal dei Deftones. Siamo anche appassionati di cantautorato italiano come testimonia la cover di “Volta la carta” di De Andrè presente sull’album. Queste sono le principali fonti di ispirazione ma potrei citartene molte altre. Personalmente tra gli artisti stranieri che mi ispirano maggiormante ci sono Radiohead, Sigur Ros, Queens of the Stone Age, Steven Wilson, Tool, Mastodon, Pixies, Interpol, PJ Harvey, Ben Harper e molti altri''.

In sede di recensione ho evidenziato quanto “Volta La Carta” appaia come un fulmine a ciel sereno all’interno del disco, spiazzando l’ascoltatore. Come mai la scelta di inserire questa cover? (Luca): ''Durante la composizione di “Perpendicolari” abbiamo sentito l’esigenza di una cover da poter inserire nel repertorio. Cantando in italiano ci sembrava giusto rimanere all’interno dei nostri confini. Ci siamo quindi concentrati su alcuni artisti che per noi rappresentano molto e De Andrè ci ha subito messo tutti d’accordo. La prima volta che l’abbiamo suonata ci è sembrata funzionare, ce la siamo subito sentita “addosso”, come un vestito che calza a pennello. Col tempo ci siamo talmente affezionati a questo brano tanto da volerlo inserire nella tracklist dell’album. “Volta la carta” ha un andamento diverso dai nostri brani e sicuramente l’ascoltatore lo percepisce ma rientra nel nostro modo di intendere la musica: ad ampio raggio e ampio respiro!''.

Un brano italiano e uno straniero in linea con le vostre influenze che avreste voluto scrivere? ''Sono molti i brani che ci piacciono e che avremmo voluto scrivere, ma per restare nei confini della tua domanda ti rispondo con: “La canzone di Tom” del Teatro degli Orrori e Stinkfist dei Tool''.

Raccontateci com’è nata la collaborazione con Livio Magnini, guest nel brano “La Tua Piccola Tragedia”. (Paolo): ''Livio è un cara persona connessa ad amici comuni, e un musicista che nel panorama italiano spicca per originalità e trascorsi in tempi non sospetti. Personalmente adoro il disco “Metallo non metallo” dei Bluvertigo. Ci tenevamo ad un’ospite speciale e siamo onorati che Livio abbia accettato dopo attenta riflessione. Il suo contributo è una piccola gemma incastonata in un brano a noi molto caro. Altresì il brano meritava un contributo coerente e non un classico assolo al fulmicotone manieristico. In ultimo, l’aspetto anagrafico e le passioni comuni hanno fatto da ulteriore legante''.

Quali sono i prossimi passi in casa Ozora? (Luca): ''In questo periodo stiamo preparando la scaletta per i live e saremo felici di proporre la nostra musica a partire dai prossimi mesi. Con i videomaker con i quali abbiamo prodotto il videoclip del brano “Perpendicolari” stiamo pensando al prossimo, mentre usciremo a breve con un videoclip dichiaratamente homemade di un brano dell’album… seguiteci per scoprire quale! Abbiamo inoltre nuove idee e credo che verso la fine dell’anno partiremo anche con la composizione di nuovi brani. La macchina Ozora è in moto e vuole fare molta strada!''.