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16/11/2017   LETIZIA FUOCHI
  ''Senza prendersi troppo sul serio e senza dimenticare la poesia...''

Parliamo delle tue origini artistiche, quando hai iniziato a interessarti di musica e teatro? ''Non ho ricordi senza musica. Già da molto piccola giravo per casa con un pennarello come microfono e una chitarra disegnata, ritagliata nel cartone. Poi a nove anni iniziai a suonarla veramente quando, dopo essere stata scelta per una parte nel coro di bambini nella Bohème interpretata da Mirella Freni - era il 1987 - dovetti rinunciare all'opera, causa una brutta tonsillite. La grande delusione mi permise di riconoscere nella canzone d'autore la mia vera grande passione: Fabrizio De André, Ivan Graziani, Giorgio Gaber giravano quotidianamente nello stereo di casa; i miei genitori mi hanno svezzata con un patrimonio artistico importante e per questo non potrò mai ringraziarli abbastanza. Nella mia famiglia la musica, il teatro e il cinema sono un elemento presente da generazioni: Tina Allori, una delle più belle voci della Radio dagli anni '40 agli anni '60 - vendette persino cinque milioni di dischi in Unione Sovietica con ''Arrivederci Roma'' di Renato Rascel - era sorella di mia nonna e mi ricordo bene i suoi racconti dei concerti in giro per il mondo. Su di lei, qualche anno fa, ho scritto ed interpretato uno spettacolo in teatro che considero senza dubbio una delle più forti emozioni mai provate. Altro personaggio celebre nella mia cerchia parentale è Rossano Brazzi, famoso attore, sex symbol che recitò accanto ai più grandi di Hollywood, e suo fratello Oscar Brazzi produttore cinematografico, regista e sceneggiatore, cognato di mia nonna. Posso dire che musica e spettacolo scorrono inevitabilmente nelle mie vene: questo aumenta il senso di responsabilita e la volontà di proseguire oggi – con un linguaggio diverso e in un contesto molto trasformato rispetto a quegli anni del dopoguerra – una tradizione di famiglia: questo desiderio di comunicare lo filtro attraverso le mie canzoni, i miei copioni, alla ricerca continua di emozioni capaci di far sorridere, riflettere e sognare. Il teatro-canzone è senza dubbio la dimensione in cui meglio riesco ad esprimermi, è il gioco di bambina diventato realtà''.

Raccontaci del tuo percorso artistico… ''Una lunga gavetta iniziata nei locali di Firenze, fino ad arrivare a palchi importanti in Italia: diciotto anni di esperienze che mi hanno cresciuta e forgiata attraverso lo studio e il confronto con altri musicisti, attori, cantautori. Quello che in me non è mai cambiato sono i principi base per cui e con cui porto avanti questo lavoro: lo scambio e la condivisione. Negli ultimi anni siamo sottoposti a continue gare e sfide tra aspiranti talenti; non credo sia questo il modo per tovare nuove idee, sensibilità ed intelligenze artistiche. Sono molto fortunata a collaborare da tempo con professionsti provenienti da ambienti musicali e teatrali molto diversi, dai quali imparo molto e ai quali non faccio mai mancare la mia prospettiva personale: snaturare un sentire in nome di un successo a volte inconsistente e privo di dialogo consapevole col pubblico, non è quello che intendo perseguire. Da interprete, cerco costantemente di rendermi un tramite tra quello che canto - oppure racconto - provando prima su me stessa le emozioni che intendo trasmettere; da autrice, mi spoglio di ogni timore e paura di essere giudicata per arrivare autentica e imperfetta agli altri con l'intenzione di suggerire loro emozioni attraverso parole che magari, da soli, non erano riusciti a trovare. E' questo, a mio avviso, che considero indispensabile e fondamentale nel mio percorso: esserci per testimoniare, dare voce, sostanza e passione alle miserie ed alle ricchezze di noi piccoli umani, con consapevolezza senza dimenticare l'aspetto poetico''.

Quanto conta per te il testo rispetto alla musica? ''La scrittura è sicuramente il mio elemento primario, la cifra che mi identifica e contraddistingue: le parole non sono mai casuali, nascono da un lungo processo elaborativo di sedimentazione interiore senza perdere spontaneità, semplicità e naturalezza. Gioco, mi diverto, mi abbandono e mi ritrovo nelle parole: da queste nasce la musica, dal carattere che un testo richiama, dall'essenza che sprigiona. Testo e musica arrivano quasi sempre insieme e mi costringono a fermarmi ed ascoltare me stessa in profondità; spesso si manifestano in modo irruente e assoluto, oppure delicato ed intimo, ma ogni volta mi lasciano spossata e affamata, come se fossi riuscita a darmi completamente svuotando il mio corpo e il mio sentire da qualcosa di antico e profondo. Dare voce alle emozioni è un processo lungo e importante, mai banale o scontato: darsi all'altro consuma e nutre, libera e mi fa sentire viva. Le parole nel mio lavoro sono fondamentali, indispensabili per non dire indelebili...''.

Tra le esperienze e partecipazioni quale ricordi con soddisfazione? ''Sono tante e quasi mi sembra impossibile: l'apertura del concerto di Mauro Pagani al Teatro dell'Opera di Firenze; il riconoscimento ricevuto dalla moglie di Ivan Graziani - per lo spettacolo che scrissi sul cantautore abruzzese - al Teatro Comunale di Teramo durante le celebrazioni del ''Pigro''. Nell'occasione conobbi Enzo De Caro che tornò a Firenze per esibirsi insieme a me e al mio gruppo Le Pazze sul Fiume in una serata speciale dedicata ad Ivan; il concerto all'anfiteatro di Modena davanti a quattromila persone in una serata dedicata a Fabrizio de André insieme ai Mediterranea; il doppio sold out per lo spettacolo su mia Zia Tina e sicuramente l'ultima grande serata dello scorso ottobre al Teatro Puccini di Firenze quando ho debuttato col mio nuovo disco''.

Dopo otto anni di “Teatro Canzone” finalmente esce il tuo nuovo lavoro discografico dal titolo “Inchiostro” pubblicato da Materiali Sonori con la collaborazione di Frank Cusumano che fin dal 2011 ti accompagna con la chitarra e ha curato gli arrangiamenti di questo progetto… ''Ho aspettato tanto prima di ripresentarmi con un album originale per sentirmi più solida nel confronto col pubblico e con il mercato discografico. Come diciamo spesso col mio produttore Giampiero Bigazzi, gioco un campionato diverso da quello dei numeri televisivi e commerciali, ma con ''Inchiostro'' ho cercato di unire qualità di scrittura con fruibilità d'ascolto. Autoironia, consapevolezza, voglia di raggiungere quella leggerezza indispensabile per affrontare i grandi temi dell'esistenza sono il filo conduttore delle dieci canzoni che formano questo lavoro. Ho scritto testi e musiche, eleborato atmosfere ed intenzioni che sono state sapientemente curate ed arrangiate da Francesco Frank Cusumano, musicista e chitarrista di grande spessore compositivo e creativo, con cui collaboro da molti anni. La nostra intesa artistica ci porta a spaziare in situazioni musicali molto diverse: mi piace presentarlo come “la mia orchestra personale” data la sua notevole capacità interpretativa che lo vede passare dal rock alla canzone popolare con grande naturalezza''.

Questo disco è una tua creatura che narra della tua storia personale e della donna consapevole che sei diventata, cosa mi vuoi raccontare di questo percorso? ''Un disco intimo fino alla confessione: mi sono raccontata in molte sfaccettature dopo aver sublimato dolori e sofferenze; non c'è disperazione, solo voglia di riscatto e desiderio di ritrovare la parte autentica di me. Ogni canzone è una piccola drammaturgia che dall'esperianza personale si apre agli altri con un desiderio di diventare condivisa. Da ''La Canzone del tempo presente'', il mio ritratto in chiave blues, alla sublimazione divertente e paradossale di un amore finito sul lettino di un terapista, ''Il mio analista scuote la testa'', alla provocatoria e ironica ''Uno strano tormento'', sono arrivata a scrivere ''Quello che tu chiami amore'', il brano forse più complesso musicalmente e il più potente, cercando di trasformare una violenza subìta per un'insana gelosia, in una canzone dal cuore ardente''.

Torniamo un attimo indietro: nel 2010 esce il singolo “Donna Nigra” che diventa un manifesto internazionale per la lotta contro le mutilazioni genitali femminili... ''Uno dei testi e delle interpretazioni a cui sono più legata, una canzone in continuo cambiamento, una storia osservata, interiorizzata, sempre attuale. Per caso venne ascoltata dall'allora presidente di un'importante Associazione che si occupava di informare e tutelare le donne sulle questioni delle MGF: un grande onore essere diventata portavoce di un messaggio forte e risoluto che invitava a conoscere per potersi difendere, per combattere un'antica superstizione che vìola in modo irreversibile il corpo e l'anima di una donna. ''Donna Nigra'' è stata approvata dai membri del Comitato Inter Africa e sostenuta dalla Provincia di Firenze, duemila copie tra Europa ed Africa. Scrivere canzoni credo sia un privilegio; scrivere belle canzoni, un'intuizione: scrivere consapevolmente per divertirsi e creare cultura una responsabilità a cui non intendo sottrarmi. Senza prendersi troppo sul serio e senza dimenticare la poesia''. (Edda Forlini)