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30/11/2017   MEZZ GACANO
  ''Siamo tutti orfani di 'qualcosa', soprattutto in termini artistici...''

Inner Question. Partiamo dal di dentro. Dal cuore di ''Kinderheim'', ovvero il booklet che mostra una nutrita scolaresca, apparentemente riottosa ma in realtà legata dall’amore per la musica. Una sorta di grande famiglia – in prevalenza palermitana – che anima e scuote l’intero nuovo album. ''La 'scolaresca' parte da lontano, sia per quel riguarda lo spazio-tempo che per le “risorse umane”; ci sono musicisti che provengono da 'luoghi' musicali completamente differenti fra loro: jazzisti, concertisti da camera, producer elettronici, musicisti tradizional-popolari, concretisti, esponenti del Fluxus, saltimbanchi e mangiatori di fuoco''.

''Kinderheim'' è un titolo eloquente: orfanotrofio, casa vacanza, colonia. Ci fa venire in mente che la componente nostalgica è spesso prevalente nel panorama musicale odierno, anche se se le pubblicazioni Almendra Music guardano di più al futuro che a un’età dell’oro da rimpiangere, di cui tanti ascoltatori e musicisti sono orfani. Questo vale anche per Mezz Gacano? ''Siamo tutti orfani di 'qualcosa', soprattutto in termini “artistici”, e non da ora, nella secolarizzata civiltà europea e occidentale in genere. “Kinderheim” letteralmente significa “casa dei bambini”, quindi “orfanotrofio”, ma in tedesco lo trovi anche col significato di “colonia”: un luogo in cui i bambini possono stare in sicurezza. In questo caso particolare per me ha anche una connessione diretta ad uno dei musicisti a cui faccio spesso riferimento, ovvero Tommaso Leddi degli Stormy Six: “...acchiappacitrulli/kinderheim...” è un verso de ''Il labirinto'' contenuto in ''L'apprendista'', album che quest'anno compie quaranta anni (il doppio di quanti ne compie Mezz Gacano). Per me è stata entusiasmante la possibilità di ospitare in ''Kinderheim'' il disponibilissimo Tommaso, che non finirò mai di ringraziare!''.

Alla fine del 2016 hai riportato alla luce il Self-Standing Ovation Boskàuz Ensemble, protagonista di ''Kinderheim''. Quali sono le caratteristiche di questa piccola orchestra rock rispetto alle altre creazioni targate Mezz? ''Il SSOBE è una perfetta combinazione di Rock/Folk/Pop band miscelata con un sestetto da camera, per poter dare 'sfogo' anche alle soluzioni più arzigogolate della mia scrittura, ma anche potenzialmente al servizio di altre scritture “compatibili nella libertà”''.

Questo tuo nuovo album ha due caratteristiche principali: la coralità e la “geometria variabile” dell’organico a seconda dei brani. Qual è il filo conduttore che lega l’intera operazione? ''Il filo conduttore sta nel pensiero, nelle cellule compositive (o se preferiamo 'moduli') all'interno di ognuna delle composizioni che, anche se scritte nell'arco di molti anni – alcuni brani risalgono al 1993 –, hanno una sorta di DNA in comune''.

Per gli appassionati della grande e trasversale storia del Rock In Opposition (RIO) spuntano due nomi chiave: Tommaso Leddi (ospite in ''Pic-Nic'', di cui è anche autore, e in altri brani) e gli Henry Cow (ispiratori di ''Bitter(N) Stormy Over Vesuvio''). Cosa ti affascina di questo movimento? ''Del RIO mi piace l'idea 'primordiale' di musica, cioè concepire la musica, o più ampiamente l'arte, come forma di comunicazione, che richiede quindi attenzione reciproca, e non come 'arte fine a sé stessa' (tema e dilemma che ha attanagliato tutti gli avanguardisti del '900): arte – o se ti piace di più, artigianato – per tutti!''.

Il ricco ensemble di ''Kinderheim'' ha il suo baricentro palermitano anche se guarda all’Italia e al mondo. Palermo Capitale della Cultura del 2018, Palermo sede operativa di Almendra Music e città natale di Mezz: per chi fa musica e arte in generale, quali sono le opportunità e le sfide che lancia la tua città? Quali invece i limiti? ''Eh, Palermo è “La Città delle Sfide”! Lottano tutti, dalla massaia che fa la spesa al mercato a qualsiasi direttore di teatro o istituzione, e ovviamente “lottiamo noi”. Va da sé che questo “tessuto di emozioni”, positive o negative che siano, è l'humus di cui si nutre qualsiasi artigiano del capoluogo siciliano: avere la ambigua fortuna di esserci nati, e poi fuggiti, tornati, ri-fuggiti e ri-ritornati, è già di per se una (per)forma(nce) artistica! I limiti sono quelli di sempre, ma credo che sia un problema nazionale, tutt'altro che limitato a Palermo''.

Negli ultimi tempi lo Zeit Studio, gli studi di produzione Almendra Music a Palermo, si è rivelato ambiente creativo stimolante come pochi: quanto è stato determinante il luogo e il suo clima per la riuscita di ''Kinderheim''? ''Se con “clima” ti riferisci all'umidità, devo dire che funziona alla perfezione per mettere in coltura nuove forme di vita! Lo Zeit per me è come andare a casa di un fratello, anzi di una zia che ti coccola e si prende cura di te, nutrendoti e mettendoti a tuo agio davanti al camino. Lavorare con Luca, Danilo e Gianluca, e Antonio, è stato come tornare fra i banchi di scuola, anzi, meglio: come tornare all'”orfanotrofio”!''.

Introducing Mezz Playlist. Sei uomo e artista di notevole curiosità, la tua musica lo dimostra in pieno. Cosa c’è attualmente nelle tue cuffie? ''Potrei forse deluderti, nella mia lista degli ascolti nel giorno di oggi ci sono: Ruth Brown, Roberto Gatto, Ferdinand et les Philosophes, Boom, Victim's Family, Gilgamesh, Fred Ho e Zap Mama''.

Questa sorta di “Centipede sicula”, questa big band mutevole, andrà anche dal vivo o stai immaginando soluzioni diverse? ''Il SSOBE ha già suonato dal vivo in questo ultimo anno, peraltro facendo sempre il pienone, anche, a Palermo, in luoghi come il Teatro Biondo e l'Auditorium della RAI. Il prossimo live sarà l'1 dicembre al Caffé Internazionale, un club in città sempre attento e aperto ad accogliere musiche e arti diverse dal solito, e che in questa occasione accoglierà il live del SSOBE (con ospiti speciali...) per presentare l'album dal vivo. L'idea è quella di portare tutto l'ensemble in giro per il mondo intero, ma per ovvie limitazioni di mercato sarò costretto ogni qualvolta ad 'adattare' il gruppo, che per fortuna è molto flessibile, la qual cosa comunque è anche stimolante e apre a sempre nuove possibilità''.