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26/01/2018   FELICE DEL GAUDIO
  ''Per ascoltare musica e leggere un libro bisogna essere massimo in 1…''

Felice Del Gaudio, bassista e contrabbassista, nato a Lagonegro, vive a Bologna dal 1984. Diplomato in musica jazz, laureato in Scienze Politiche, nella sua carriera ha collaborato con artisti di grande fama come: Paul Wertico, Lucio Dalla, Quartetto Archi Opera di Berlino, Henghel Gualdi, Piergiorgio Farina, Raphael Gualazzi, Daniele Di Bonaventura, Biagio Antonacci, Sherrita Duran, Ginger Brew. Ha pubblicato 4 metodi per lo studio del basso, un dvd didattico, ha al suo attivo piu di 150 registrazioni discografiche e 5 album come solista e leader. Ha suonato in Festival di musica in: Germania, Francia, Polonia, Indonesia, Brasile, Australia, Cina, Romania. I suoi ultimi lavori del 2017 sono la registrazione del cd "Il grande freddo" di Claudio Lolli (La Tempesta Record, vincitore Premio Tenco migliore disco 2017), la produzione del cd SPRING TIME di Ginga (Irma Records), un seminario al conservatorio e presentazione del libro “La sezione ritmica brasiliana” (BMG-Ricordi), e le produzioni teatrali ''Le belle bandiere'', con Marco Sgrosso, e ''L’angelo abietto'', dedicato a Chet Baker.

La musica come professione: quale insegnamento vuoi trasmettere a tutti coloro che vogliono avvicinarsi alla professione di musicista? ''Dapprima seguire la propria passione, e poi cominciare a svilupparla con lo studio dello strumento, della musica e di tutto cio’ che la circonda, ovvero: concerti, masterclass, viaggi musicali... e relazionarsi con tutti appassionati e non. Non bastare a sé stessi''.

Quale sogno tieni ancora nascosto nella custodia del tuo contrabbasso? ''Ve ne sono ancora, da sempre solo quello che ho voluto fortemente si e’ realizzato. Non so se chiamarlo sogno o desiderio. Ma solo noi possiamo vedere cio’ che e’ possibile fare, rincorrere nella nostra vita''.

Il jazz: è un genere musicale che si impara ad amare, o ce l’hai già dentro di te dalla nascita? ''Il senso della musica ce l’hai dentro, penso fin dalla nascita come qualsiasi forma d’arte, ma poi tutto il resto, compresa la passione, nel mio caso, per il jazz, bisogna coltivarla sin da giovani. Cosi una volta avvicinati si impara ad amare''.

Hai alle spalle collaborazioni importanti. Cosa ha portato in te di specifico e diverso, del personale bagaglio musicale? ''Collaborare con musicisti di grande personalita’ porta sempre un arricchimento umano, emotivo. Perche’ c’è uno scambio reciproco e questo nei dischi e nei live si sente. Come con D.Dibonaventura. B. Antonacci, R. Gualazzi''.

La curiosità mi prende… Un jazzista ascolta anche generi musicali del tipo “Pop” o “Rock”? ''Certamente, e’ doveroso ascoltare un po di tutto. Come un pittore che all’inizio della sua carriera deve conoscere varie tecniche. Sono convinto che per la mia formazione musicale sia stato fondamentale praticare tanti generi diversi che, in varie occasioni, mi hanno dato input per creare poi sonorita’ nuove''.

Si tende spesso a sottovalutare il contrabbasso, uno strumento poderoso, ignorando invece che possa essere di un'agilità tale da potersi infilare in diversi generi musicali, ma anche bastare a sé stesso come hai dimostrato tu in “Desert”, solo nello sconfinato deserto. Eppure, da solo, sei riuscito a riempire dei vuoti di silenzio in modo piacevolissimo, senza sostegno di altri elementi, tranne che la collaborazione di tre ospiti in un paio di brani, se non erro. Chi sono? ''Teo Ciavarella, valido pianista e amico storico, in ''Asylum''; Enrico Guerzoni, violoncellista talentuoso, in ''North Sun''; Alfredo Laviano, raffinato percussionista, in ''Wadi rum''; Antonio Michelangelo Del Gaudio, chitarrista e bassista giovane e promettente, nella stessa ''Wadi Rum''.

Riempi da solo anche i tuoi spazi personali così bene come fai nel mondo musicale?… Cioè, sai bastare a te stesso? ''Eh gia’... Mi divido in 4 come ho fatto col contrabbasso... ovviamente con ironia… ma ci provo...''.

Sai esplorare il tuo contrabbasso in tutta la sua ampiezza e la sua larghezza: percuotendolo, accarezzandolo, strigliandolo e pizzicandolo. Poi lo suoni come fosse un canto in mezzo al silenzio del deserto. Qual’è il vero messaggio del tuo nuovo lavoro? ''Comunicare pace e armonia, e ritrovare, ascoltando la mia musica, se stessi...''.

Cos’è “DESERT”? A te la parola! ''A questa domanda rispondo con l’invito a vedere il clip che tra poco si trovera’ su YouTube dal titolo, appunto, ''Desert'',nelle immagini c’e’ il senso ed il significato di questo lavoro''.

A molti musicisti il vuoto fa paura, quindi hanno bisogno di riempirlo nei modi più svariati. Tu come ti sei confrontato con l’idea di avere un grande spazio (cosa inconsueta) da riempire solo con il tuo contrabbasso? ''Il vuoto appartiene anche a me, soprattutto quando penso che non sono eterno e prima o poi le mie mani mi lasceranno, spero il piu’ tardi possibile, e’ li che mi viene voglia di comporre nella solitudine dei miei pensieri. Per lasciare ai posteri qualcosa''.

Scrivere dei pezzi per uno strumento solista vuol dire avere una libertà quasi illimitata: quali sono i paletti o le regole che ti sei auto-imposto quando scrivevi? ''Non ci sono ostacoli alla composizione, dipende dai momenti, ma in generale ho gia in testa come si sviluppa e come finisce un'idea musicale, pero’ so cio’ che mi piace e cio’ che non mi trasmette niente. Mi lascio andare dal mio intuito''.

Il tuo ''DESERT'' a tratti sembra una colonna sonora per la meditazione. Che cosa ti immagini che stia facendo il tuo ascoltatore ideale mentre l’album procede? ''Questa e’ una bella immagine che hai centrato in pieno. Musica per meditare sia in senso religioso, ovvero di ricerca, sia in senso contemplativo nel senso di lasciarsi andare. Come dice un adagio: per ascoltare musica e leggere un libro bisogna essere massimo in 1…''.

Domande sempre più difficili: pensa a tutte le arti che non sono la musica. Secondo te, quale è più legittimo paragonare alla tua musica? Te la immagini come un quadro, un luogo, o uno stato d'animo? ''Paragono le arti tutte a degli stati d’animo, che fanno parte della natura umana e che servono a noi per vivere una vita migliore, o almeno provarci, giorno per giorno. Visitare una mostra, ascoltare un concerto ha sempre fatto bene allo spirito''.