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02/02/2018   BATÀ NGOMA
  ''Ebrei, Musulmani e Cristiani parlano dello stesso Dio ma si fanno guerra da anni...''

Ciao ragazzi, iniziamo dalle presentazioni: come nasce il progetto Batà Ngoma? ''Il progetto nasce nel 2012 dall'esigenza di preservare e tramandare concetti e culture lontane e vicine nell'ambito della tradizione orale. Partendo da Napoli, passando per Giamaica e Cuba per poi arrivare in Africa, il sound Afroreggaebeat dei Batà Ngoma riporta il mondo alla sua semplicità e calma lo spirito irrequieto dell'uomo di oggi. La mia esperienza e la mia ricerca come percussionista, come turnista e come studioso del mondo Afro-cubano e l'incontro con grandi musicisti, ha dato vita ad un gruppo eclettico con al piano il maestro Andres Balbucea, anch'egli grande turnista e interprete, al basso Rosario D’Alessio, alla batteria Luigi Casa, alle chitarre Marco Garofano, al sassofono Antonello Petrella e alla voce la principessa Fabiana Bia Manfredi''.

Anche se Batà Ngoma è una realtà relativamente poco conosciuta, le esperienze musicali del promotore del progetto, Paolo Bianconcini, sono particolarmente importanti e distribuite tra l’Italia e Cuba, vero? ''Ho iniziato la mia carriera di percussionista nel 1996 con Giovanni Imparato, che era anche mio maestro, e di lì in poi ho avuto modo di lavorare parecchio sia in Italia che all'estero e potermi cosi formare come musicista e permettermi anche gli studi che ho intrapreso tra Italia, Francia Cuba e che mi hanno portato ad ampliare le mie conoscenze di armonia e composizione''.

Da dove viene la vostra musica, quali sono le principali influenze e cosa vi ispira? ''La principale ispirazione è la musica stessa, quella presente nella natura che ospita, ma è fatta anche di tanti miti del passato che ascoltiamo e che ci condizionano da sempre con i loro testi e con le scelte che hanno fatto in vita. Al primo posto ci sono Bob Marley che ha accompagnato la mia intera vita e il grande Fela Kuty che oltre a fare una musica unica erano i paladini di una ribellione contro razzismi e soprusi. Da piccolo invece a casa si ascoltava Michael Jackson, Madonna, Whitney Houston, Genesis e Pink Floyd ma anche il rock psichedelico degli anni settanta, e il rhythm & blues e il funk, poi la scoperta della musica africana e cubana con gruppi storici anche se poco conosciuti come Los Munequitos de Matanzas o Los Papines o Abbilona. Sicuramente dagli anni '40 agli anni '90 la musica ha prodotto il meglio''.

Parliamo dei singoli. Il primo (''Don’t Stress'') ha un videoclip davvero particolare, potete raccontarci qualcosa in merito? ''Abbiamo avuto l'onore di essere invitati a girare il video ''Don't stress'' nel tempio buddhista di Napoli ed è stata un esperienza davvero unica. La comunità shrilankese, in particolare il gruppo shri ridma del mio carissimo amico e collega Jagath Wickramasinghe, ha preso parte con danze, costumi e percussioni, e quello che non si vede nel video è che li è avvenuto un vero e proprio rituale di purificazione. Ricordo ancora la vibrazione dei tamburi nel mio ventre e il calore che si espandeva dal centro del mio corpo. Un momento particolare poiché, in genere, sono io ad ufficiare e suonare nelle cerimonie di santeria, mentre lì potevo godere in prima persona e lasciarmi portare dalla musica senza responsabilità. Il video ha la splendida fotografia di Emilio Costa e la regia dei ragazzi di 56K''.

“Darlin’” è un pezzo molto delicato, sembra quasi una poesia in musica, mentre “The Reasons Of Judah” ha un taglio potremmo dire anticlericale, giusto? ''Anticlericale non direi anche se ha toni forti, perché in generale noi parliamo sempre di unione e quindi vorremmo invitare a riflettere piuttosto che andare contro. Il discorso è ampio e complesso ma al tempo stesso semplice. Si dovrebbe tornare ad amare la natura come una volta, a deificarla, ma sbagliare è davvero troppo semplice. Dovunque ci sia religione, potere e gerarchizzazione o segreti (e quindi quando affidiamo ad un uomo l'organizzazione di un culto o di qualunque altra cosa), si finisce per creare livelli sociali e distanze. Il paradosso è che Ebrei, Musulmani e Cristiani parlano dello stesso Dio nei loro scritti sacri ma si fanno guerra da anni. La religione è stata la più potente arma di sottomissione, globalizzazione ed annullamento che l'uomo abbia utilizzato. Sono molto credente, che non mi si fraintenda, ma la presunzione che la verità (se mai esiste) appartenga ad un gruppo di persone è l'eresia più grande''.

“Darlin'” invece è il racconto dell'ultima storia d'amore. ''Parla di un sentimento forte spazzato via dalla follia e che non tornerà più. Di una rinuncia ad amare ancora. E' vita vissuta e si è scritta da sé''.

A gennaio l’uscita nei negozi del nuovo disco è stata accompagnata da un quarto singolo che sembra rifarsi in maniera nemmeno molto celata ad un grande classico della musica pop del '900. Raccontateci qualcosa al riguardo. ''“Wonderfool Mood” è un omaggio al grande Satchmo Louis Armstrong ed è un po' il brano più spensierato, perché poi il Batà Ngoma è cosi: tormentato, mortificato addirittura dalla quotidianità di un mondo che fa del soldo l'unico potere, che si sostituisce all'evoluzione darwiniana o a quella berlusconiana. Ma l'unico modo per vivere è divertirsi, ridere e godere delle bellezze della vita, che sono le stesse da sempre e che basterebbero a farci vivere bene, ma sempre riflettendo e con cultura''.

Oggi per una band emergente iniziare un percorso discografico sembra come trovarsi al cospetto di una montagna altissima da scalare. Quali credete possano essere le possibilità che si apriranno con questo album ed in generale cosa vi aspettate per il futuro? ''La nostra speranza è quella di poter portare il nostro live in giro per il globo in quanti più luoghi è possibile, e siamo consapevoli di avere uno spettacolo davvero divertente ed interessante ma anche di fare una musica non del tutto da mainstream. Ma francamente nessuno di noi vuole diventare una rock star, i tempi sono cambiati, a noi basta poter rimanere quello che siamo seppur in continua evoluzione, e poter fare quello che facciamo con l'amore che sempre di più ci dimostra chi ci segue''.

Che rapporto avete con il web e quanto credete possa essere importante per una band emergente come la vostra? ''Mi sono reso conto di quanto oggi sia importante la comunicazione web, ed anche se ci ho messo un po' sono riuscito ad essere piu presente in rete. Oggi la maggior parte dei contatti viene da internet, e lì si muove principalmente il mercato. Abbiamo quindi un sito internet nuovo e una pagina FB che inizia ad essere seguita da molti''.

Eccoci al momento dei saluti. Volete dire qualcosa a chi vi segue o mandare un messaggio a qualcuno in particolare? ''Salutiamo tutti quelli che hanno avuto la pazienza di leggere questo articolo ed ancor di più chi ne sarà incuriosito e vi invitiamo ad ascoltarci, a cercarci in rete. Ringraziamo il Signore... e la Signora''.