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14/03/2018   EREZED
  ''La musica italiana è come una distesa di piccoli vulcani chiusi...''

Il 09 febbraio 2018 è uscito il secondo singolo “Un Bel Sole” degli Erezed, estratto dal nuovo album “Ventre”, concept album di 12 tracce, pubblicato da (R)esisto il 27 ottobre. “Un Bel Sole” è una tappa fondamentale del percorso di ricerca interiore che gli Erezed compiono attraverso le canzoni del loro album. Abbiamo contattato la band pisana per farci raccontare qualcosa di più sul loro lavoro discografico e cosa bolle in pentola per il futuro.

Mi raccontate un po’ del vostro percorso artistico? Avete dei punti di riferimento? ''Ciao! Il progetto nasce da un'idea musicale di Gianluca, volta ad unire sonorità progressive a testi in italiano, cavalcando l'onda emotiva che più ci ha ispirato in questi anni, il percorso di conoscenza interiore. I punti di riferimento, in quest'ottica, sono molto eterogenei: per la scena musicale abbiamo amato e continueremo ad amare ie armonie ragionate alla Porcupine Tree, gli arrangiamenti degli Yes o i sintetizzatori anni '80 dei Depeche Mode. La voglia di scrivere in italiano è stata sempre una nostra convinzione, la nostra lingua ci ha permesso di scavare ancora più a fondo nelle nostre menti, cercando perfezionare un progetto artistico che fosse il più personale possibile''.

Che genere fanno gli Erezed? ''Abbiamo sempre definito il nostro genere un alternative-prog-rock in italiano, ma la linea conduttrice del nostro percorso rimane comunque la vocalità e il percorso individuale intrapreso nei testi''.

Il vostro album è uscito per la label indipendente (R)esisto, come è nata la collaborazione? ''La collaborazione con (R)esisto nasce dalla voglia, da parte nostra, di cercare un partner che apprezzasse il nostro progetto e lo promuovesse a 360°. Abbiamo trovato in (R)esisto e nel suo factotum, Massimiliano Lambertini, un vero esempio di professionalità e competenza oggigiorno raro, soprattutto nel mondo musicale''.

Qual è la vostra personale visione dell’attuale scena musicale italiana? ''Parlando di scena musicale indipendente italiana, potremmo definirne il panorama come una distesa di piccoli vulcani chiusi. C'è tanto magma incandescente all'interno della crosta terrestre, vivo e innovativo, ma le esplosioni sono rare, e l'impressione è che ci stiamo perdendo sempre qualcosa. Con l'avvento dei social questa enorme energia si è un po' dispersa in una cornucopia di stili e artisti dove è difficile orientarsi. Pensiamo, anche in linea col nostro percorso, che il musicista del futuro debba trovare la sua dimensione artistica in un contesto di assoluta indipendenza, fuori da ogni logica commerciale ed economica, lontano da modelli musicali preconfezionati. Se riuscissimo a farlo, potremmo tirare fuori la parte più vera ed autentica di noi, incrementando di certo la qualità dei progetti che proponiamo''.

Che rapporto avete con la dimensione live? ''I live hanno sempre rappresentato un punto di svolta nel nostro percorso. Il contatto e il confronto col pubblico è sempre stato per noi un punto di arrivo e di ripartenza. Il concerto è una esperienza emozionante, costruttiva anche quando suoniamo male, quando non siamo capiti o musicalmente apprezzati. Ma la parte più bella è sempre vedere, con la coda degli occhi, quei "quattro" orecchi interessati, pronti ad ascoltare attentamente il nostro lavoro e a ricordarci che, dentro questo bellissimo e sconosciuto esercito indipendente, ci siamo anche noi''.

Cosa bolle in pentola per il futuro... un nuovo disco? ''Stiamo già lavorando a molte idee nuove, l'intento è continuare il percorso già intrapreso cercando di definire ancor meglio il nostro messaggio, tagliando tutte quelle parti inutili che ci siamo portati dietro, arrivando a concepire qualcosa di più maturo e originale''.