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10/04/2018   CORDE OBLIQUE
  ''Back Through The Liquid Mirror'': una conversazione con Riccardo Prencipe

Proviamo a entrare dentro un'operazione intrigante e suggestiva come ''Back Through The Liquid Mirror''. Partiamo proprio dal titolo, il punto di partenza di un viaggio evocativo... ''Come spesso accade, nelle fasi creative esiste un momento che definirei “il primo impulso della viscera”, a cui segue poi una fase “di testa”. Il primo istinto è stato semplicemente quello di “fotografare” il presente della band. Oggi la formazione live ha assunto una struttura stabile e ha dato un nuovo carattere a determinate esecuzioni. Ogni brano, una volta pubblicato, prende una vita propria e, se parte del repertorio live, inizia a trasformarsi come un essere vivente. Cresce, cambia, a volte diventa più bello, a volte diventa più brutto, ma in ogni caso è diverso. Questo guardarsi indietro attraverso uno specchio vivo, liquido come acqua, è alla base di questa idea. Sarebbe come dire: “Ecco come siamo oggi a distanza di ben 13 anni”; guardiamoci indietro attraverso uno specchio liquido e vivo: cioè il live''.

''Back Through The Liquid Mirror'' è una sorta di "antologia di inediti" poichè raccoglie brani noti rivisitati sotto un'altra veste. In base a quale criterio avete selezionato i pezzi? ''Ci siamo attenuti a quello che è una parte del nostro repertorio live. Sfogliando il catalogo dei nostri album ci si rende conto che alcuni brani sono difficili da riproporre durante un concerto per motivi strumentali. Nei nostri dischi si contano tantissimi strumenti, spesso assai diversi tra loro. Il live assume invece un carattere più folk-rock-progressivo, ed è quello che volevamo uscisse fuori''.

Nella tracklist compaiono due cover, ''Flying'' degli Anathema e ''Kaiowas'' dei Sepultura. Due brani diversissimi tra di loro e dalle sonorità tipiche di Corde Oblique. Perchè questa scelta? ''Si tratta semplicemente di due band con cui sono cresciuto, e che ho seguito fino a un certo momento preciso della loro evoluzione, che trovo diversa, ma assai interessante: i Sepultura fino a “Roots” e gli Anathema fino a “We’re here because we’re here”. Entrambi le band hanno avuto picchi di espressione assai interessanti a mio parere, uno di questi è stato ''Chaos A.D.'' (storico album dei Sepultura). L’idea di rivisitare un loro brano mi stuzzicava da sempre, in fine ebbi anche modo di far ascoltare la versione originale ad Andreas Kisser, il quale si disse subito molto entusiasta. Spero che ascolti anche questa nuova, e sono convinto che gli piacerà ancora di più. Con Daniel Cavanagh degli Anathema suonammo un paio di brani durante un suo live acustico ed in seguito, con i Corde Oblique, decidemmo di coverizzare “Flying” dopo aver ascoltato una loro esecuzione favolosa in apertura del concerto dei Porcupine Tree a Roma''.

Corde Oblique è molto attento alla dimensione del live. Che differenze ci sono tra il gruppo in studio e sul palco? ''Le differenze sono notevoli, direi. Abbiamo sempre registrato i nostri album step by step, costruendoli dalle fondamenta e sovrapponendo gli strumenti uno ad uno come pennellate multistrato, come si fa con un montaggio cinematografico. Stavolta volevamo invece la spontaneità e il vigore del teatro. Nei dischi abbiamo ospitato anche quartetti d’archi, oud, flauti antichi, tutto questo dal vivo purtroppo al momento sarebbe troppo ostico da organizzare, ma se un giorno dovessimo averne le possibilità mi piacerebbe organizzare un concerto Corde Oblique di repertorio mai eseguito, quello che mostra l’altra faccia della mia passione musicale: classica, medievale ed arcaica''.

Corde Oblique è uno dei pochi gruppi italiani a vantare un credito internazionale e ad aver un'attività live frequente al di fuori dei confini nazionali. Cosa pensi colpisca della vostra musica all'estero? ''Sono molti i gruppi a lamentare di avere maggiore successo in Italia che all’estero. Personalmente non la penso così e non credo a chi afferma di essere noto più all’estero che in Italia. Mi spiego meglio: i nostri concerti italiani, soprattutto in Campania e in Lazio, sono sempre andati molto bene e sono grato alla città in cui vivo nonostante sia un città eccessivamente malata di calcio e di altre cose che non sto qui ad elencare. Se dicessi che Corde Oblique è un nome arcinoto all’estero direi una menzogna per pavoneggiarmi. Se invece voglio essere sincero posso dire che i Paesi in cui c’è una buona ricezione della nostra musica (anche superiore all’Italia) sono Germania, Russia e Cina. Abbiamo ovviamente appassionati che ci seguono ed ordinano i nostri dischi da tanti altri paesi, ma questi tre sono i più recettivi nei nostri confronti, al momento. Il perché me lo chiedo anche io, ma gliene sono grato. Spesso non ti nascondo che resto attonito quando suoniamo in teatri di una certa importanza fuori (fino a 1000/1500 posti) e qui in Italia veniamo snobbati da proprietari di club di 50 metri quadri, che spesso non rispondono nemmeno alle nostre email. Fino a qualche anno fa ci restavo male, ma crescendo si diventa più fatalisti, non mi va di combattere contro i mulini a vento, va bene così''.

Lavorare all'estero, avere contatti professionali fuori dall'Italia è decisivo per la crescita e l'evoluzione artistica. Dai concerti e dai rapporti stranieri cosa avete imparato? ''Le esperienze sono state assai variegate anche in questo senso: suonare in Albania è diverso che suonare a Berlino, suonare a Changsha (città di vecchio stampo cinese) è diverso che suonare a Shanghai (città del futuro); suonare a Parigi è diverso che suonare a Clisson (piccolo paese della Loira). Anche nella stessa città si fanno esperienze pesantemente diverse: suonare all’Auditorium di Roma è molto diverso che suonare in un club romano di 50 persone, e francamente non è detto che sia più calorosa e gratificante la prima esperienza. Tornando all’estero: chiamare una band da un altro paese vuol dire un investimento medio alto e quindi c’è maggiore attenzione rispetto a una band locale, ma è la stessa esterofilia che esiste qui in Italia. Per farla breve: ho vissuto episodi di grande professionalità e grande incompetenza sia in Italia che all’estero''.

Corde Oblique è da sempre un progetto devoto all'arte, uno di quei casi in cui spunti extramusicali – su tutti quelli pittorici – offrono materia e ispirazione. Anche questa volta l'arte grafica, e nello specifico l'immagine di copertina, partecipa alla forza espressiva del gruppo... ''Sì, posso tranquillamente affermare che, nonostante io abbia due lavori, cioè il docente di storia dell’arte e il musicista, in realtà li considero due facce convesse della stessa sfera che si spalleggiano in una necessaria coesistenza. Per quanto riguarda le copertine ci siamo sempre giovati della professionalità di grandissimi fotografi ed illustratori, noti o meno noti, ma sempre di grande talento. La foto di copertina di quest’ultimo lavoro è un bellissimo scatto di uno dei fotografi con cui abbiamo lavorato più spesso, Paolo Liggeri. Con Paolo siamo amici da tempo immemore, avevamo 15 anni quando iniziammo una cover band dei Moonspell, Cradle of Filth e Sepultura, tanti anni e capelli fa''.

Dopo l'ottimo risultato di ''I maestri del colore'' (2016) e dopo questo anomalo live-album, che percorso intraprenderà Corde Oblique? ''Essendo una persona piuttosto irrequieta non so stare fermo, ed ho già pronto (su carta) un nuovo album. Tanti nuovi ospiti mi hanno già confermato la loro partecipazione. Quello che mi fa più piacere sentire e vedere attorno a questa realtà, che abbiamo costruito in tanti anni di sacrifici e in un momento storico ostico, è la stima delle persone che reputo valide e con cui avverto istintiva sintonia. Al di là di tutto, al di là di chi vende e di chi non vende, al di là di chi lavora di più, la voglia di creare in sinergia è la cosa più bella in questa valle di lacrime. Il danno più grande del momento credo sia l’estinzione, quasi totale, della classe intellettuale nei teenager. Finché non torneranno ad esserci le meravigliose oasi di controtendenza che hanno caratterizzato le scuole dagli anni ‘60 agli anni ‘90 non ci sarà aria per concepire alcun tipo di rinnovamento, sia esso estetico, letterario, musicale, sociale, e così via''.