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22/05/2018   ELIA
  ''Spero di rimanere indipendente per tutta la vita...''

Ciao Elia, come è avvenuto il passaggio dal punk al tuo progetto da solista? ''Con i Punkakes, che sono stati il mio primo gruppo e il primo amore, abbiamo raggiunto i livelli più alti a cui potevamo aspirare. Abbiamo aperto i Punkreas e suonato in alcuni dei più importanti locali della Romagna. A quel punto, però, serviva un cambio di mentalità per un salto di qualità. Ho sentito l’esigenza di cantare in italiano. Dopo cinque anni a cantare in inglese, mi ero anche un po’ stancato. Nel 2008 ho “scoperto” Vasco Brondi e mi sono avvicinato al mondo Indie pop contemporaneo. Ho sentito la necessità di cambiare metodo per esprimermi. E ho pensato: gente come De Gregori, Battiato, De André sono più rockstar delle rockstar. I cantautori italiani sono amati in tutto il mondo. La cosa che mi sembra più strana, però, è che quasi nessuno vuole più cantare in italiano''.

Parlaci della tua nuova canzone, ''Lo(w) Fai''. ''''Lo(w) Fai'' è un brano che arriva dopo "A bobine", brano che avevo pubblicato qualche mese dopo la mia presenza al Mei del 2017. Alcuni lo hanno definito un Elia 2.0 (che poi sarebbe 3.0 secondo me). Da quando ho iniziato ho sempre mantenuto una componente pop che ha prevalso su quella indie. Con "Lo(w) Fai" è venuto più fuori l’indie e una componente dance un po' insolita per me. Abbiamo lavorato molto anche sul suono del brano [con Elia hanno, suonato anche Andrea Valentinotti e Andrea Nati, mentre Federico Randi ha collaborato per arrangiamento, master e mix]. L'idea del brano era giocare un po' su certi aspetti della musica moderna prendendo un po' in giro chi magari fa il personaggio senza esserlo, tutto nel tentativo di divertirmi. Nella musica ci sono diversi spunti che vengono da oltre oceano. Il risultato è un brano appartenente alla cultura indie. Un lavoro molto più personale rispetto alle mie composizioni precedenti. Ci abbiamo lavorato su un paio di mesi e poi un paio di settimane per il videoclip''.

Autoprodursi è per te una scelta obbligata o una vocazione? ''Un misto delle due. Per ora obbligata perché non c’è un’etichetta che mi finanzia, però è anche una scelta di libertà, perché in un’etichetta si deve rendere conto delle proprie scelte a tanta gente. Autoprodursi è un’esperienza molto bella, ti dà la dimensione delle cose. Quando fai un brano ti trovi da solo, o comunque in pochi, e quando fai il 60-80% del lavoro da solo devi sviluppare orecchio musicale e acquisire tante altre competenze. Che parte sta meglio per un certo tipo di pubblico? Quale riverbero scegliere? Quale strumento utilizzare? I brani dei cantautori non hanno genere, perché devono fare tutto da soli. E con l’autoproduzione entri anche nel mondo del low budget, che ti permette di crescere se sai come sfruttarlo. Come con il mio videoclip, dove ho sfruttato ogni fotogramma. Per fortuna ci sono persone che insieme a me investono tempo nel mio progetto, come Federico Randi. Autoprodursi ti insegna tanto. La prima esigenza è crearti un gruppo, una famiglia, un team. L’autoproduzione è dove vedi veramente la musica. Spero di rimanere indipendente per tutta la vita e riuscire a trasformare la passione in lavoro''.

Cosa ne pensi del panorama musicale locale? Si trovano date per i concerti? ''Il panorama nostrano riflette quello nazionale. il problema è che c’è molta offerta e questa spesso sovrasta la domanda. La questione è: perché le persone dovrebbero ascoltare me piuttosto che un altro? Iniziare e trovare spazio è difficile, ma non è così impossibile. Prima che tu possa aspirare a qualcosa, però, devi dare tantissimo. È così nella musica e nella vita. Io ho suonato al Mei, sarò ospite della trasmissione Tamburo Battente e poi suonerò in altri posti. È chiaro che è difficile arrivarci, ma devi anche lottare per raggiungere quell’obiettivo. Io vedo in molti emergenti e band locali poca voglia di mettersi in gioco''.

E ora parlaci dei tuoi progetti futuri. ''Nei prossimi mesi pubblicherò dei nuovi brani che poi riunirò in un ep di quattro o cinque tracce. L’album a questi livelli è molto dispersivo. Poi voglio suonare in giro il più possibile. Con calma, mi piacerebbe trovare un’etichetta o qualcuno che abbia voglia di investire in me. Attraverso i social network voglio cercare di creare una community. Infine, voglio fare tante lezioni di strumento, comporre tanti brani e migliorare sempre più la mia proposta musicale. Intanto ecco i miei contatti social:

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