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18/09/2018   ROBERTO BINETTI & PACHO ROSSI
  ''La musica è sacra, esiste anche senza di noi...''

Ciao a Pacho e Roberto Binetti, grazie di averci concesso questa intervista. Vorremmo sapere prima di tutto quando vi siete conosciuti, e in che occasione. ''Ciao! La nostra conoscenza risale a 27 anni fa! Avevamo una band di fusion con Maxx Furian alla batteria, Roberto alle tastiere, suo fratello Fulvio alla chitarra, Fabrizio Sforzini (che avete visto per molti anni al Maurizio Costanzo Show) al basso e io alle percussioni, era l’inizio degli anni '90''.

Quando avete capito di avere qualcosa in comune, se pur distante? Parlo del tipo di musica primordiale come le percussioni, ed il pianoforte che è sicuramente uno strumento più attuale... ''Ci siamo ascoltati, abbiamo aperto i canali emozionali... Il pianoforte in realtà è anch'esso uno strumento a percussione, quando studi musica classica, il pianoforte è per i percussionisti lo strumento complementare, non è insolito trovare dei percussionisti che sono anche ottimi pianisti e viceversa, mi viene in mente Jack DeJohnette, batterista superbo e grande pianista e compositore. Un percussionista ha dalla sua anche una concezione armonica, se suoni un Balaphone africano il più delle volte è accordato per quarte, questi sono 2 piccoli esempi che mostrano la vicinanza di strumenti apparentemente lontani. Nello stesso tempo un pianista è a suo modo un percussionista, la componente ritmica è molto presente nel fraseggio pianistico''.

Da queste due diversità ne è nato un bellissimo ed originale album, che avete deciso di chiamare “Tempo”. A cosa si riferisce questa scelta? ''Il tempo è circolare o parallelo, ci sono 2 modi di viverlo, la vita è uguale! Nel caso del disco il tempo non è solo quello ritmico, ma è la scelta che tu fai ogni giorno, come investi il tempo, cosa ne fai, come lo percepisci''.

Nella presentazione del vostro nuovo lavoro leggo una frase: “Prendi il tuo tempo”. Qual’è il concetto, il messaggio che volete mandare con la vostra musica? ''Nella vita di oggi c’è molta frenesia (in occidente ancor di più), l’invito è quello di fermarsi e prendere del tempo per sé stessi: siamo sempre rimasti affascinati dalla filosofia Greca, il tempo come meditazione, costruzione del pensiero, riflessione, bellezza, amore come ideale alto. Ovviamente nel mondo moderno è una utopia, ma questo non impedisce ad ognuno di trovare un momento della vita in cui ci si guarda dentro''.

L’unione di due generi così diversi che stanno tanto bene insieme, come si evince dalla vostra musica, mi fa pensare all’integrazione, all’arricchimento e alla bellezza che può dare l’unione di due culture molto diverse tra loro. A questo è riferito “il viaggio”? ''Un vecchio detto recita che è più importante il viaggio della meta. Se ci pensiamo è nello svolgimento del viaggio che facciamo esperienze, ogni volta che rientravamo a casa dai tour (negli anni '90 un tour poteva includere 180 concerti) ci siamo sempre trovati cambiati, la voglia di tornare on the road era così forte da spingerci a partire di nuovo il prima possibile, il viaggio è come il ritmo, circolare. Le culture, diverse tra loro, sono dettate da convenzioni, le convenzioni sono coefficienti sociali, servono per regolamentare una società e contenere i nostri istinti, nel sacro si racchiudono le pulsioni piu forti e sconvolgenti, la musica è sacra, esiste anche senza di noi, tiene conto solo delle sue pulsioni, noi siamo figuranti antropologici! Quindi, rispondendo alla tua domanda, le integrazioni avvengono da sé, con cicli molto lunghi, la vita stessa è un arricchimento continuo, anche se noi non ne siamo consci''.

Abbiamo provato a dare una definizione a questo strano e meraviglioso suono che avete creato, cercando di dare una definizione al genere musicale di questo album, e non ci siamo riusciti. Quindi vorremmo sentirlo da voi… ''Cristian Mayer (batterista di Elio e le Storie Tese) ha definito questo album “ingegnoso”! Lo reputo un complimento bellissimo, in primis perché fatto da un musicista eccellente, poi perché con un solo aggettivo ha colto nel segno. La musica di TEMPO è una musica senza paletti, visionaria come lo siamo noi, una musica circolare dove gli echi di mondi lontani si fondono con colori accesi, moderni ma sempre contemplativi. Potremmo definirla Musica Colorata''.

Oltre a voi due, chi altro ha collaborato per realizzare questo vostro nuovo lavoro? ''La parte grafica è stata curata da Lucilla Lanzoni Comunication a cui va il nostro più sincero ringraziamento, la fotografia da Zamaun, che ringraziamo calorosamente, Daniele Valentini e Massimo Manzoni per lo studio Treehouse Lab si sono occupati del suono e dei mix insieme a noi, sul fronte musicale abbiamo 2 ospiti di eccezione, Maxx Furian e Sandro De Bellis, che hanno suonato in due brani''.

Chi è Pacho? Ce lo puoi raccontare? ''Un uomo che ama il suo strumento! Come posso riassumere una vita in poche righe? Un artista, che ama dipingere. Tratto il suono come fosse colore, e il colore come fosse suono. Un perfezionista, un visionario, un freak. Sono tutto questo e il contrario. L’imprevedibilità è forse la caratteristica più marcata, umana e artistica''.

In te (Pacho) si percepisce un fortissimo desiderio di contaminazioni e continua ricerca musicale usando tutto ciò che ti viene sotto mano, tutto ciò che è ritmo. Cosa rappresenta per te il ritmo? ''La circolarità! Una cosa che ritrovo ovunque...''.

Cos’è che influenza di più la tua attività creativa? Si comprende che in gran parte è la natura, ma si percepisce anche l’elettronica. Sempre due cose distanti che ami allo stesso modo? ''Ti stupirà sapere che nel disco non c’è elettronica, tutto quello che senti è suonato, la foresta è il risultato di 43 over dubs di bird calls (richiami da caccia), più l’acqua che è sempre suonata da me, il suono della città è realizzato con lo stesso procedimento ma usando sonorità metalliche (catene, ronzatori, piatti rotti, crepitacoli sonori), dal vivo questa cosa me la vedrai fare spesso! Gli unici suoni presi da una libreria sono il barrito dell’elefante ed il suono del clacson, ma questo non è un trucco, ma un normale procedimento creativo, del resto portare un elefante vero in studio è un po’ difficile! Ahahah! Il resto è suonato da me, batteria, congas, berimbau, la lista degli strumenti indicata in copertina non è lì per darsi un tono, quello che è scritto è stato suonato, sono un multi percussionista, ci mancherebbe che non suoni per davvero! Nulla contro l’elettronica, gia negli anni '50 John Cage azionava dei nastri magnetici a diverse velocità, producendo un gigantesco fruscio, i Pink Floyd si rifacevano alla Musique Concrete su UMMAGUMMA. Negli anni '90 quando suonavo con i KARMA dividemmo il palco a Milano con gli ORB, fu uno dei concerti più belli di tutto il festival, ricordo questi 2 mixer giganteschi sul main stage e loro come veri musicisti, creavano in tempo reale della musica stupenda''.

Esiste una relazione tra i pezzi contenuti nel cd? Una sorta di relazione tra i pezzi contenuti nel cd? Come avete selezionato le composizioni? ''La suite nasce 18 anni fa da me, in un momento difficilissimo della mia vita privata, un dolore lancinante attraversava la mia anima, dovevo esorcizzare tutto questo, così mi son chiuso per 3 giorni e 3 notti in un piccolo studio di registrazione ed è uscita la suite che comprendeva solo percussioni e voce narrante, ha sedimentato per 18 anni. Ogni volta che la ascoltavo sentivo che mancava qualcosa, così una sera ho chiamato Roberto, sono andato nel suo studio e gli fatto sentire l’idea, lui ha preso i file con la musica ed è sparito per un mese, senza proferire parola! Dopo un mese circa mi ha chiamato dicendomi: l’ho fatta! Il suo contributo ha gettato luce su tutto, ha dato quel senso di pienezza che io cercavo, un grande musicista con una grande sensibilità. Ci è piaciuta così tanto la cosa, da farci aggiungere 3 episodi più brevi ma non per questo meno importanti che completano il disco mantenendo sempre quei chiari scuri a noi tanto cari''.

x Roberto Binetti: Come ti accade di innamorarti del pianoforte? ''A casa si è sempre ascoltata molta musica, principalmente classica ma non solo, e il babbo era un appassionato chitarrista, dunque i primi duetti sono nati con lui! Il mio primo strumento alle elementari è stato un organo, poi sostituito dal pianoforte: la sonorità, la possibilità di giocare con l’armonia, il fatto di scoprire nuove combinazioni sonore ma di poterlo suonare anche come strumento monofonico, è per tutto ciò che continuo ad essere innamorato del mio strumento''.

Mi rivolgo a Te come compositore… qual’è il processo creativo che poi sfocia in un’opera musicale, di qualsiasi genere sia? ''A volte la scintilla nasce per caso, sei in bicicletta, stai camminando, stai pensando… ed ecco che arriva la melodia, la puoi catturare ma il più delle volte scappa via, la insegui ma lei è sfuggente, talvolta riesci a fissarla, altrimenti è passata. Altre volte invece il processo creativo nasce mentre stai suonando, mentre giochi con le note alla ricerca di emozioni: allora è più facile metterla nero su bianco, scrivere l’idea sul pentagramma per poterla rielaborare ed ampliare. In ogni caso ben poche volte accade di avere la melodia perfetta pronta da usare, il più delle volte occorre un lungo, laborioso ma entusiasmante processo creativo prima di ottenere un’opera musicale degna di questo nome''.

Quali sono stati i punti di forza della vostra collaborazione? ''TEMPO è un album che si basa sul ritmo e sull’armonia: a prima vista è facile affermare che mentre Pacho si occupa del ritmo, io gioco con l’armonia. Ma questa è una spiegazione incompleta, in realtà le mie tastiere sono anche ritmiche e le percussioni di Pacho sono anche armoniche. Ecco, il nostro punto di forza è l’interazione e l’integrazione di questi due elementi della musica, che ci permettono di completarci e di enfatizzarci a vicenda''.

Realizzare questo album che tipo di difficoltà vi ha creato, se ce ne sono state? ''Come spiegava prima Pacho, la Suite è nata molti anni fa, in origine comprendeva soltanto le percussioni e la voce narrante: per me è stata una sfida e una vera avventura musicale il vestire con il pianoforte e le mie tastiere la traccia di percussioni. Innanzitutto ho suddiviso la Suite in momenti musicali, ne ho contati ben quindici, poi ascoltando le percussioni ho iniziato a creare delle armonie che potessero essere affini a ciò che stavo ascoltando, come cercando di dare la parola al ritmo: è stato il momento più bello e difficile anche se estremamente creativo''.

Due grandi musicisti con alle spalle collaborazioni di grande elevatura e tanta esperienza che ci propongono il loro essere e sapere nello stesso luogo… “Tempo”, il loro nuovissimo album. Che valore ha il tempo per Pacho e Roberto Binetti? ''Ci sono 2 modi di intendere i tempo, parallelo e circolare. Per noi è il secondo, la circolarità la ritroviamo spesso nella vita, quindi in questo senso impiegare il tempo è per noi un modo di ritrovarlo sempre uguale: i moderni loop dei dj, oppure i ritmi africani, sono un ottimo esempio di circolarità, suonare il momento per “dimenticarlo” (quindi viverlo) e poi ripeterlo uguale, ecco la magia del Tempo. Tempo è stare in equilibrio tra essere e divenire, è pensare oggi per cambiare domani, è un battito del cuore, è il ritmo della mente. Tempo esiste prima e esiste dopo, è un modo di essere, è un momento lungo un attimo o un lungo cammino, Tempo è un viaggio tra realtà e immaginazione, Tempo è il colore dell’anima...''.