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02/10/2018   AMANDA E LA BANDA
  ''La voce è la nostra essenza, il nostro biglietto da visita...''

Ciao Amanda e benvenuta su Music Map. Sei la voce e l'anima di una blues band. Cosa significa per te questo "ruolo"? ''La voce è un po' la nostra essenza, il nostro biglietto da visita, la vibrazione profonda che si muove dentro di noi per poi venir a galla ed esprimere ciò che siamo... almeno in quel momento! Così "voce e anima"... sono due parole che stanno bene insieme... comunque non parlerei di "ruolo", sono 18 anni o quasi che tengo insieme dei bravi musicisti e amici e li trascino nelle mie mirabolanti avventure... Ma in 18 anni tanti musicisti si sono avvicendati in questa "blues band", anche se pure questa è una definizione riduttiva... E tanto sono cambiata io, e pure questo "ruolo": sono stata la ragazzina entusiasta che trascinava un gruppo di amici, la sognatrice che voleva fare la cantante, la frontwoman scatenata che trascinava il pubblico (a volte migliaia di persone) in danze e canti sfrenati, la super manager che bacchettava i musicisti organizzando il lavoro e i tour e la lavorazione dei dischi, la vocalist che in studio di registrazione tremava, e poi quella più esperta e sicura grazie all'amorevole aiuto dei compagni di viaggio... sono stata tour operator per la band, psicologa, amica, amante e pure un po' mamma... e ora sono qui a guardare questi 18 anni di carriera e di ricordi e di viaggi e a osservare stupita le storie contenute in questo disco. Le ho scritte io, circa un anno fa, e già mi sembra di essere tutta un altra persona... ho risposto alla domanda? Mah...''.

Il prossimo 21 ottobre presenterete in anteprima alla Blues House di Milano il video del nuovo singolo ''Sweet Mary Ann''. Parlaci del brano e, senza spoilerare troppo, del videoclip. ''La dolce Mary Ann rappresenta l'amore che ci salva, almeno nel nostro immaginario... ma ogni volta che demandiamo a qualcuno o a qualcos'altro la nostra salvezza, siamo, temo, destinati al fallimento! Il brano è un omaggio stilistico e tematico (piuttosto rivisitato) alle antiche worksongs, i canti di lavoro forzato che diedero origine al blues e costituisce una rilettura della schiavitù della condizione umana, che di fronte alle difficoltà cerca appigli nella religione o nella famiglia o nell'amore, e suggerisce invece la possibilità di affidarsi alle proprie forze per raggiungere la propria realizzazione. Questo in generale... nello specifico parlo di me e di tutti i colleghi, di questa faccenda di cercare di fare la propria arte e di camparci... così il video racconta la mia quotidianità, gioie e dolori, come si suol dire, gli attimi di intensa condivisione e quelli di profonda solitudine, nel cercare di vivere della propria arte; come diceva la mia amata Janis Joplin? "Ogni sera sul palco faccio l'amore con 25 mila persone e poi torno a casa sola" ...una cosa così insomma... ecco cosa racconta il videoclip!''.

''Sweet Mary Ann'' è il primo singolo estratto dal disco ''Grand Hotel'', già disponibile in digitale e in formato fisico. Il titolo del disco è molto evocativo. Se ogni canzone fosse un'ipotetica stanza di hotel, cosa ci troveremmo dentro? ''In ogni stanza troveresti una storia. "Grand Hotel" rappresenta un viaggio attraverso sonorità Roots, Blues, Gospel, Boogie Woogie, Ragtime, Soul, Latin, Funk, e racconta storie di vita contemporanee, autobiografiche, tra sorrisi e lacrime, amori, amicizia, viaggi, grandi domande esistenziali e piccole risposte quotidiane. Sonorità antiche, rivisitate e portate in vita in tempi odierni, per raccontare temi trasversali alle epoche e alle distanze geografiche. Se aprissi la porta di ''Princess'' ti ritroveresti ad Haiti, a danzare insieme a una piccola fanciulla tra le macerie di un mondo in rovina... la porta di "I do my best" potrebbe essere quella di una chiesetta metodista in cui intonare un gospel blasfemo e irriverente, la stessa "Grand hotel" ti proietterebbe nell'atrio di un fumoso Albergo, magari di Saint Louis negli anni '20, o magari nella Saint Moritz di pochi anni fa... e così via... Siate i benvenuti e accomodatevi!''

Avete una carriere dal respiro internazionale. Avete suonato in giro per il mondo in alcuni dei locali e festival più importanti per il vostro genere musicale. Che differenze ci sono tra l'esibirsi "in casa" e "fuori casa"? ''Uh... domanda di riserva??? Sfido qualunque musicista italiano a dirti che, a parte la cucina, ci siano dei vantaggi a suonare nel nostro paese... specie se come noi, fai musica di nicchia! Sarà che non si è mai profeti in patria, sarà che per il nostro genere musicale c'è più ascolto e attenzione all'estero, o meglio più ampio respiro, più professionalità, miglior organizzazione, migliori trattamenti e compensi, miglior pubblicità e riconoscimenti, e... dai, basta, mi fermo. Casa però è casa, ecco perché mi piace organizzare degli eventi speciali a Milano, nella mia città natale, dove rincontrare gli amici, gli allievi, i colleghi, i parenti persino! Ecco il perché del 21 ottobre alla Blues House, c'è bisogno di affetto e di calore a casa propria, possibilmente, prima di portarlo in giro!''

Guardando le fotografie e i video dei vostri live salta all'occhio una certa teatralità. Espressioni, mimiche, abiti e anche oggetti di scena atti a ricreare un'atmosfera da spettacolo a 360°. Quanta importanza date alla comunicazione non solo musicale quando siete sul palco? ''Lo sai com'è... sul palco in qualche modo si interpreta un ruolo. Non che tu non sia più tu, ma mostri un lato, la parte di te che ti va di condividere. Nel mio caso quella un po' egocentrica, ironica, languida... "stilosa", perché l'intento umile e sincero è quello di omaggiare queste grandi donne del blues che hanno combattuto per farsi strada nella vita con tutto il razzismo e la discriminazione di genere che noi possiamo ora solo immaginare, e ce l'hanno fatta! Si sono espresse e hanno lasciato un segno nella storia della musica. Io impersono loro mentre canto me. Così lo stile conta, anche perché chi viene ai nostri concerti, oltre ad ascoltarci, guarda di fatto uno spettacolo, dunque: boa colorati, piume, cappelli, guanti, tavolini antichi, lampade d'epoca, vecchi vinili... portiamo dietro tutto e ricreiamo ogni sera la nostra magia, e la regaliamo a chi la vuole! La comunicazione poi passa dalla voce, dalla musica, dagli abiti, dagli oggetti di scena sì... ma soprattutto dalla vibrazione emotiva che sente chi sta sul palco e la trasmette a chi sta sotto... personalmente trovo sia il fulcro dell'intera faccenda: io canto dunque vibro, trasmetto le mie emozioni, ispirate dalle signore del blues e dalle mie storie di vita, i musicisti creano il tessuto sotto e il pubblico restituisce l'energia amplificata come ognuno fosse la cassa armonica di una chitarra che suoniamo tutti insieme. Top!''.

Progetti per il futuro? ''L'idea è andare in giro a suonare i brani del disco e il resto del nostro show in luoghi adatti: teatri e locali selezionati, non facili da trovare ultimamente. A Milano saremo al Bonaventura a novembre, e allo Spirit de Milan a gennaio. Inoltre porto avanti anche il mio progetto sulla storia del blues al femminile in duo (Amanda Tosoni & Andrea Caggiari duet) e continuo le collaborazioni con i musicisti internazionali con cui mi capita di collaborare... ma già penso anche alle nuove canzoni, annidate tra ombelico e cuore... che aspettano di risalire e poi prender forma, nel frattempo... sto in ascolto! Grazie''.