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09/01/2019   LARSEN PREMOLI
  ''Posso sfatare un mito? La musica per me in realtà sta benissimo...''

Ciao Larsen e benvenuto su Music Map! Presentati ai nostri lettori. ''Ciao e grazie dell’invito! Mi chiamo Larsen Premoli e sono una persona che tende ad annoiarsi molto in fretta: quindi negli ultimi 34 anni e mezzo sono venuto al mondo, ho studiato pianoforte classico, teoria musicale, linguaggio jazz, chitarra e basso, diretto un coro, un’orchestra sinphonic-rock liceale, curato la musicale di una compagnia teatrale, suonato in una trentina di band, inciso un paio di dozzine di album, diplomato al Liceo Scientifico per poi passare a "Scienze e tecnologie della comunicazione musicale”, fatto circa 500 concerti dai micro-club agli “Heineken Jammin festival", mi son dilettato come fonico front-of-house dai piccoli live-club ai festival da 20.000 persone girandomi un po’ tutta l’Europa e il Giappone, finché infine undici anni fa ho co-fondato un'attività di live recording che si solidificò presto in una struttura di studio recording e produzione, che da dieci anni a questa parte è la mia tana creativa!''. (respiro profondo!)

Esattamente 10 anni fa nascevano i tuoi Reclab Studios, studi di registrazione nel milanese molto conosciuti ed apprezzati, e festeggerai il traguardo con un party al Mr. Fantasy di Buccinasco il prossimo 3 febbraio. ''Il 3 febbraio con la mia solita filosofia vorrei dire GRAZIE a tutti quelli che hanno dato linfa vitale agli studios in questi 10 anni, e nel bellissimo live risto-club che da Febbraio è stato inaugurato alle pendici degli studios in Buccinasco, io e la mia meravigliosa crew allestiremo un palco cablato e attrezzato di tutto punto per far suonare dalle 18:30 alle 23:00 una …TRENTINA (SI!) di band, con un corner/shop dove ci saranno i dischi degli artisti, e con l’ascolto di produzioni di altre band durante i “sali/scendi dal palco”. Ci saranno inoltre tantissimi superlativi omaggi a cura del nostro adorato main sponsor D’addario Italy (BODE), un po’ di gadget X-Anniversary, un bel buffet, e l’occasione di farsi un sacco di foto stupide. Quindi, ok, chi già conosce RecLab non solo è invitato ma si farà una suonata pre e post sbronza, per tutti gli altri, musicisti e non, è un’occasione per ascoltare trenta band in poche ore, trovare qualche proposta inedita, farsi un bell’aperitivo, conoscere tanti artisti e prendersi una storta importante (io non bevo, quindi spero sempre che qualcuno lo faccia per me!)''.

Cosa significa, nel 2019, quindi in un periodo non proprio roseo per la musica, avere un business di questo tipo? ''Posso sfatare un mito? La musica per me in realtà sta benissimo, e lo vivo proprio grazie al mio lavoro e agli artisti che mi affidano il “dar forma” alle loro creature. Secondo me il problema è che in troppi burocrati o troppi "esaltati dai consensi" si ostinano ad etichettare “musica" cose che senza quest’auto-proclamazione non verrebbero neanche considerate e non troverebbero alcuna collocazione. Ciò che non è roseo a mio avviso è il come ogni struttura del business e ogni sistema di comunicazione, che dovrebbero sulla carta trattare con cura il tanto caro argomento, siano stati tendenzialmente troppo impegnati a preoccuparsi di riempire di rancio la ciotola degli inerti consumatori fino a perdere quasi completamente il controllo della mensa, ma dovendosi infine costantemente confrontare con degli azionisti che alla fine dell’anno vogliono vedere dei numeretti citati sulle righe di saldo… di cosa parlavamo, di Musica? …e dov’è? A RecLab nel nostro piccolo facciamo dell’artigianato con passione e consapevolezza, e con grande rispetto in primis per la musica, e di conseguenza per l’artista, specialmente in funzione di quanto quest’ultimo ne ha per la prima. Non si dorme, non si esce mai, gli Studios lavorano mediamente 355/360 giorni all’anno, e sto personalmente reinvestendo tutto ciò che non è necessario alla sopravvivenza in virtù di artisti che non hanno i mezzi ma hanno i denti, e/o per rendere sempre più accogliente in termini di spazi e attrezzatura l’esperienza di chi entra al Lab. Sono sempre stanco, ma raramente non sono felice''.

In questi 10 anni di attività da te hanno registrato centinaia di band, alcune delle quali anche conosciute a livello internazionale, come i Destrage, e di generi molto diversi tra loro. Come ti approcci ad ogni singolo progetto? ''I ragazzoni che avete citato mi hanno portato a zonzo per tutto il mondo, e mi hanno affidato la produzione di un paio di loro dischi, mi han sempre fatto sentire parte di una famiglia e al contempo mi han dato pane per i miei denti e grandi sfide con cui confrontarmi, nonché un’indiscutibile visibilità. In tutto questo - da assolutamente non appassionato nei miei “ascolti-privati” di metal e affini - mi ritengo estremamente fortunato di aver potuto metter mano a oltre 500 produzioni spaziando sì dai generi più estremi, ma saltellando fino al pop, il rock, il jazz, il punk, il grunge senza mai inflazionarmi in un “filone” o in un sound “stampino” (una tragedia gli stampini!). Ogni progetto è fatto di musicisti, anime, personalità, e come ogni corpo umano non vestirà mai bene come un abito tagliato su misura, nessuna persona vestirà mai bene se non in vestiti in cui si sente a suo agio. La prima cosa è ascoltare i brani e capire la finalità con cui l’artista si pone nell’ottica di produrre il proprio repertorio, e capito questo fondamento gli si da il taglio più personale e particolare per soddisfare la finalità: se uno entra in studio per fare musica senza paletti, per il solo gusto di farlo, trovo inutile e stupido cercare di portarlo su un binario o farlo assomigliare a qualcosa di veicolabile e noto privandone magari di soddisfazione nel risultato finale; di contro, se ci sono ambizioni e possibilità di collocamento in determinate direzioni, cerco sempre di dare un taglio personale ma altrettanto riconoscibile per consentire maggiori chance ai fruitori del prodotto finale, di capirlo e leggerlo. In generale la cosa che mi preme è realizzare produzioni vere e fotografiche: oggi c’è bisogno di verità, di valorizzare il buono, e potare il meno buono, c’è un grosso lavoro da fare, specialmente con i giovani, e prima di registrare offriamo un bell’aperitivo con un'iniezione di consapevolezza e presa di coscienza delle proprie realtà, capendo cosa è forte e funzione e cosa è un “vorrei ma non posso”… così presa coscienza poi si parte e si fanno solo le figate!''.

La tua figura professionale non si limita a quella del produttore. Hai seguito come manager The Jarvis, che i nostri lettori ricorderanno per il polverone nato dalla loro rinuncia a X Factor 2016, e attualmente ti stai occupando di Marlon, progetto new folk che ha firmato per BMG Rights Management. Da cosa dipende questa volontà di fare altro rispetto al "solo" lavoro in studio di registrazione? ''Negli ultimi anni mi sono messo a disposizione (peraltro mi spolvero le spalle e aggiungo con orgoglio: gratuitamente!) di qualche progetto in cui ho visto delle potenzialità, un po’ anche per sfida nei confronti di una serie di meccanismi che ho sempre faticato, e oggi continuo sempre più difficilmente a comprendere. JARVIS è stato il primo progetto dell’era “RecLab” in cui ho curato il management, il band-coaching e tutto l’aspetto di comunicazione, creazione di contenuti grafici, video e della comunicazione; in 4 mesi di lavoro si son vinti un bell’MTV AWARD come miglior nuova proposta 2016, attirando conseguentemente “i falchi”: prima la redazione della De Filippi che li volevano ad Amici, e contestualmente i redattori di X-Factor che evidentemente ci avevevano costruito sopra un’intera edizione. Li hanno contattati 4 volte per averli fra i concorrenti, mentendo spudoratamente sulle richieste in merito alle condizioni contrattuali pur di averli nel roster (per poi arrivare a fine percorso a scoperchiare inevitabilmente il famoso "vaso di Pandora" in cui si scoprirono i famosi contratti SONY che vincolano già tutti i partecipanti in modo unilaterale con quello che è sempre stato raccontato essere il "contratto premio" per il vincitore… bel premio se non lo puoi rifiutare e te lo impongono, figurati che premio è se lo fanno a tutti!). Sky ha rischiato un bel danno avendo mandato in onda per 6 anni una trasmissione senza che ci fossero regolamenti pubblici che spiegavano ai concorrenti e al pubblico cosa realmente vedessero - ovvero un’indagine di mercato e non una gara, e il buono a posteriori di quel “polverone” è che oggi se dei ragazzi o band vanno sul sito di Sky per iscriversi al talent, sono ora obbligati a leggere e sottoscrivere tutti i regolamenti in modo esplicito, gli stessi che si trovano scaricabili e completi anche per il pubblico, dove tutto viene più o meno spiegato per filo e per segno. Viene spiegato che "la produzione decide" (non i giudici o i concorrenti), viene spiegato che tutti i concorrenti saranno messi sotto contratto e che il contratto non è un premio per il vincitore se non la sua espletazione malgrado volontà; viene anche spiegato che il televoto non essendo a pagamento non è suscettibile nè di efficacia nè di trasparenza (ma evidentemente immagino serva per fare raccolta dati…). Cambia qualcosa? Mah, chi lo sa, se non altro ora c’è un po’ di trasparenza. Vabbè - chiusa l’iniezione di consapevolezza - una serie di problematiche interpersonali all’interno della band non mi hanno invogliato a proseguire oltre dopo il primo anno di project-management e mi son dedicato ad altro. MARLON, invece, li seguo da quasi due anni ed è un progetto che mi sta dando un sacco di soddisfazioni, ho un gruppetto di quattro fanciulli con un frontman che scrive bene, con una timbrica dannatamente rara e inusuale, una band che suona proprio bene e che ha voglia di mettersi in gioco, soprattutto che ha il senso di capire che ciascuno si può occupare delle cose che gli riescono meglio, loro scrivere e suonare e ricoprirmi di idee, proposte, e io di dargli forma, e aiutarli a realizzarle, stendendo un percorso che possa risultare utile ma accrescitivo e soprattutto vero e piacevole. Con loro abbiamo firmato uno dei contratti più inediti e moderni che ci siano attualmente nell’ambito della discografia/editoria: i ragazzi restano completamente indipendenti dal punto di vista artistico e editoriale/autorale, io e RecLab restiamo totalmente indipendenti e liberi da un punto di vista produttivo e discografico del loro materiale, il gigante editoriale BMG Italy, attraverso la sua rete di sedi e publisher di tutto il mondo, ha a catalogo tutto ciò che i ragazzi scrivono e che io produco, per lavorare dei deal di sfruttamento delle opere e dei master come sincronizzazioni in film, serie tv, spot ecc ecc… se poi le cose “gireranno" noi avremo bisogno di un editore, di una struttura di distribuzione, ma per ora è assolutamente sano e giusto capire che un artista ha bisogno di tempo, e di un certo margine di libertà per costruirsi una strada e crescere, e alla fine vedremo, se non son cachi roseranno, era così no? Ah scusatemi, all'inizio mi chiedevate da cosa dipende questa volontà di fare altro rispetto al solo lavoro in studio: son stato un po’ logorroico, ma almeno credo si siano evinte le risposte: la prima è come dicevo in principio, ovvero che mi annoio in fretta, ho bisogno di mettermi in gioco con nuove sfide, apprendere nuove skills, dimostrarmi che - a parte la danza classica e il domatore di cobra - posso imparare a fare un sacco di cose che si completano fra loro e che mi stimolano nuove prospettive per evolvere e rileggere continuamente tutto. Il secondo aspetto credo che sia un discorso più istintivo e etico: son nato musicista, l’ambiente con cui mi son confrontato mi ha fatto abbastanza passare la voglia di andare in giro a suonare, e ho deciso di dedicare le competenze e le mie energie a chi ha qualcosa di speciale da dire e ha l’energia, l’età e la voglia di farlo, evitandogli tutti gli ostacoli che l’inesperienza regolarmente pone: la filosofia è semplice, per campare vendo le mie competenze e la mia struttura a chiunque lo desideri, con quel che avanza dal nutrirmi e vestirmi lo reinvesto su chi ha i denti e non ha il pane. Gli avvocati fanno le cause “pro-bono”, secondo me il sistema del music management oggi avrebbe tanto bisogno di persone d’esperienza che fanno delle produzioni “pro-bono” (non quello degli U2 eh!)''.

Dopo questi primi 10 anni di lavoro, cosa ti aspetti per il futuro della tua attività? E, più in generale, come vedi il mercato discografico e tutto ciò che ci gira intorno? ''Il concetto stesso di "mercato discografico” a mio avviso è sempre stata una pia illusione legata ad un’era in cui vigeva all’esclusività del supporto. Vuoi sentire i Beatles? Compravi il vinile dei Beatles. Chi ha costruito i meccanismi stessi e le fondamenta del mercato ha visto arrivare il CD, e pochi anni dopo quel mostro a tre teste chiamato internet… e anzichè capire che quello era "la nuova ruota” con cui l’umanità progrediva a livello tecnologico han speso più tempo a prendere a pugni il mare convincendosi di fare la lotta alla “pirateria”. Nel frattempo zitti zitti altri business-man han pensato di fare quello che non hanno fatto i detentori delle chiavi dei mercati musicali, e hanno cavalcato il futuro, creando i digital store e le piattaforme di streaming, imponendo un servizio a conto terzi agli impegnatissimi mercanti ormai esausti dalla scazzottata contro la marea. Poi, ahimè, oggi bisogna comunque far quadrare i conti, bisogna render famoso un/a ragazzino/a in 2/3 mesi, spremerlo come un limone, tirar su quattro briciole, buttarlo via, per far vedere agli azionisti che qualcosa si muove per poi ricominciare di corsa ansimando… ma è chiaro che il castello dorato è fatto di sabbietta, e sta venendo giù. La musica è la più nobile forma d’arte in termini di comunicazione universale ed emotiva, vogliamo davvero pensare di poterci fare agonismo e supermercato? (o fucking television di intrattenimento?!). Sarebbe sufficiente ridare al termine “musica" la dignità di appartenenza a ciò che se lo merita per capire che Lei sta ed è sempre stata benissimo, e citando un classic film “Zion potrà essere ricostruita solo dopo la sua completa distruzione”: e magari mi sbaglierò, ma secondo me non siamo così lontani da un nuovo rinascimento. Cosa farò domani? Di preciso non lo so, ma la direzione è la stessa da sempre: in questo momento ho sott’occhio un sacco di progetti “WAOH", di ragazzi giovani e strepitosi, volenterosi, motivati, preparatissimi, con talento, energia e creatività, e con un sacco di idee e punti di vista che voglio conoscere e approfondire. Con loro probabilmente faremo quello che ci riesce meglio, fare musica, vera, e col sorriso andare a riconquistare un po’ di dignità per la musica, magari rimettendo anche qualcuno al suo posto... se poi alla fine non cambierà niente, pace, ma noi ci saremo divertiti e fatto un sacco di cose belle!''.