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27/01/2019   FLAVIO OREGLIO
  ''Sono un ex ragazzo di provincia (nel senso che sono ancora di provincia ma non sono più un ragazzo...)''

Buongiorno Sig. Oreglio, leggo dal comunicato che “L’anima popolare di Flavio Oreglio” riparte da Zelig. Ci vuole spiegare cosa significa questo “riparte”, cos’è questo ritorno alle origini? ''E’ una storia lunga che proverò ad esporre in breve. I miei esordi nel 1985 furono musicali (pubblicai due album tra il 1985 e il 1988: ''Melodie & Parodie'' e ''Clownstrofobia''). Poi la vita mi ha portato a frequentare i cabaret e tramite il cabaret molte persone mi hanno conosciuto. Io però non ho mai abbandonato i miei interessi musicali (lo stesso spettacolo del “Momento catartico” era ricco di musica e canzoni) e oggi mi si offre l’opportunità di rimettere questo lato in primo piano. Sembra una ripartenza (e in parte lo è) ma io le mie origini non le ho mai abbandonate né rinnegate. Tieni presente che Zelig è anche casa mia, ripartire da lì mi sembra il minimo''.

L’abbiamo vista tante volte in tante tappe della sua carriera ritrovarsi con Luca Bonaffini. Ora ha deciso di farsi produrre dalla sua nuova Casa Editrice Musicale Long Digital Playing. Cosa lega le vostre carriere? ''Stima e amicizia. Io e Luca abbiamo storie diverse, ma le nostre strade si sono spesso incrociate e ogni volta che è successo è sempre accaduto qualcosa di positivo''.

Se non erro, mi pare la canzone che da nome all’album sia proprio stata scritta con Luca Bonaffini. Da dove arriva questa anima popolare? (intesa come tipo di musica che compone l’album stesso) ''Io sono un ex ragazzo di provincia (nel senso che sono ancora di provincia ma non sono più un ragazzo) e la mia anima è cresciuta in periferia... anzi, al di là della periferia, in aperta campagna. Tra Milano e Peschiera Borromeo, quando ero ragazzo c’era un abisso di mentalità. Inoltre frequento da più di mezzo secolo il Passo del Brallo (ultimo comune della punta sud ovest della Lombardia) e in quella terra ho ulteriormente formato il mio essere... in linea coi dettami peschieresi''.

Chi sono gli Staffora Bluzer? ''Stefano Faravelli, Matteo Burrone e Daniele Bicego… autentici numi tutelari della cosiddetta “musica delle 4 province” (Pavia – Alessandria – Genova e Piacenza). Giovani musicisti bravissimi cresciuti sull’appennino ma proiettati nel mondo''.

Bella la scelta della copertina. Perché avete deciso per un’opera d’arte? ''Non è un’opera d’arte qualsiasi, è il quadro “Speranze deluse” di Pellizza da Volpedo, l’autore del “Quarto stato”. Il dipinto descrive molto bene la radice popolare che caratterizza il nostro lavoro, la pittura di Pellizza ha sempre avuto un occhio di riguardo per i problemi sociali e poi… Volpedo è sul territorio che ha visto nascere questo progetto! Più giusto di così! E permettetemi di ringraziare l’Associazione Pellizza da Volpedo che ci ha concesso l’utilizzo del quadro''.

Seguiranno altri album a questo… visto che mi pare di aver compreso che riparte dalla musica? ''Sì, “Anima popolare” è in realtà un progetto che prevede tre album. Stiamo già lavorando al secondo''.

Flavio Oreglio è tante cose oltre alla musica. Da poco dice di aver chiuso il suo “lungo trentennale”. Chi è il Flavio Oreglio di oggi? ''Mah… non saprei. A me sembra di essere il Flavio Oreglio di sempre. Sicuramente l’età mi fa vivere con più gusto quello che faccio e la retrospettiva aperta dal Trentennale mi ha permesso di rivivere tanti bei momenti e mi ha dato il tempo di capire come sarebbe stato giusto andare avanti''.

Che cos’è il Cabaret per Flavio Oreglio? Provi a spiegarlo a chi non ne conosce ancora l’essenza. ''Non esiste un “cabaret per Flavio Oreglio”. Molti dicono “Per me il cabaret è…” ma il cabaret non è un’opinione. L’errore più diffuso è pensare che il cabaret sia la comicità. Niente di più sbagliato. La comicità (meglio sarebbe dire “il ridere”) è un’emozione dell’essere umano, il cabaret è una forma di spettacolo. Gli uomini hanno sempre riso, anche prima che Rodolphe Salis, Aristide Bruant ed Emile Goudeau con i suoi “Hydropathes” inventassero nel 1881 il cabaret artistique allo Chat Noir. Il cabaret ci dice cos’è stato e cos’è ancora oggi attraverso la sua storia. Il problema è che la storia del cabaret è ben poco conosciuta''.

Lei ha creato “Il museo del cabaret”, dove si può visitare? Può anticiparci cosa ci possiamo trovare? ''Più che un museo, è un archivio. Grazie al progetto “Musicomedians” (iniziato nel 2000 con il primo “Festival della canzone d’autore umoristica” a San Benedetto Po, in collaborazione – guarda un po’ – con Luca Bonaffini) abbiamo creato il Centro Studi Musicomedians e quindi l’Archivio Storico del Cabaret Italiano che si è insediato un anno fa a Peschiera Borromeo con il sostegno dell’Amministrazione Comunale. Per saperne di più c’è un sito recentemente allestito: www.archiviocabaret.it. In quel contesto – come dicevo prima - abbiamo ricostruito una storia che in Italia non è mai stata raccontata nella sua interezza e complessità, stiamo ancora lavorando e cercando materiali (ce ne stiamo occupando da quasi vent’anni) per arricchire sempre di più una documentazione importante. Siamo solo all’inizio, ma l’archivio sta già suscitando interesse in tutta Italia. Abbiamo reperito documenti straordinari che testimoniano la storia del cabaret negli anni ’60 e ’70 a Milano. Perché Milano è stata la culla del cabaret italiano e la storia del cabaret – avvenuta a Milano – è ricca di protagonisti che arrivavano da tutta Italia. Flavio Oreglio & Staffora Bluzer presenteranno in prima nazionale il nuovo album al Teatro Zelig di Milano il 15 e 16 febbraio prossimo''.

E poi in tour nei teatri? ''Andiamo per gradi, senza fretta. Ci sarà la prima nazionale dello spettacolo al Teatro De Sica di Peschiera Borromeo (il 2 febbraio) poi presenteremo ufficialmente l’album (collegato allo show) il 15 e 16 febbraio allo Zelig. Fatto questo poi saremo pronti per affrontare un tour nei teatri. Stiamo lavorando per raggiungere questi obiettivi''.

Il prossimo album cosa sarà?… ''Un omaggio alla cosiddetta “Scuola milanese” (Fo, Jannacci, Gaber, Svampa, I Gufi, Valdi, Ivan Della Mea), una straordinaria stagione della canzone d’autore nata e sperimentata nei cabaret dell’epoca (i cabaret della cui storia si occupa l’Archivio). Ci stiamo già lavorando. Titolo probabile “Milano d’Autore” ma potrebbe cambiare''.

Grazie per averci concesso questa intervista. ''Grazie a voi''.