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20/02/2019   GIOVANNI CARNAZZA
  ''Nel momento più difficile della mia storia, la musica è venuta a salvarmi...''

Giovanni Carnazza non è un cantautore. Non è nemmeno un musicista. È una persona come tante che, un giorno, ha sentito la necessità di condividere con gli altri quello che stava vivendo.

''Nel momento più difficile della mia storia, la musica è venuta a salvarmi. E non lo dico tanto per dire. È stato davvero così. Devo tutto alla musica. Ho sempre amato scrivere. Ho scritto poesie, racconti. Ora sto scrivendo una biografia dove racconto quello che ho vissuto e sto vivendo. La musica è venuta a dare una veste diversa a quello che avevo dentro''.

Di cosa parla la tua nuova avventura musicale? ''Ho una storia particolare, una storia che è raccontata in grandi linee nella descrizione sotto al video del mio primo singolo “Per sempre”. È questa storia che mi ha spinto a raccontarmi. Un giorno ho capito che parte del senso di quello che stavo vivendo stava nella condivisione, nel raccontare un mondo silenzioso che esiste intorno a noi e di cui non ci accorgiamo minimamente''.

Qual è il messaggio che vuoi mandare con la tua musica? ''È nei momenti più dolorosi del mio cammino che ho capito l’importanza e la bellezza dell’esistenza. Io voglio raccontare questo: la vita è una cosa meravigliosa e non c’è dolore che possa mettere in discussione questa magnificenza. Racconto le mie emozioni, i miei pensieri, le mie esperienze nella speranza che possano aiutare, dare forza e vicinanza alle persone con cui entro in contatto. Ciò che rende un artista tale è la sua capacità di dare concretezza a uno stato d’animo. Tutti siamo in grado di provare emozioni ma non tutti siamo capaci di dargli forma. A me piace pensare di essere in grado di raccontare bene ciò che vivo in modo che le altre persone possano rispecchiarsi in quello che sentono e leggono''.

Cosa hai deciso di raccontare con il tuo progetto? ''Ho deciso semplicemente di raccontarmi. Non c’è sovrastruttura in quello che scrivo. Le canzoni nascono indipendentemente dalla mia volontà. È come se ad un certo punto non potessi più ignorare ciò che si sta formando dentro di me e dovessi necessariamente trascriverlo in musica. Quando succede, è perché ho vissuto qualcosa di intenso e autentico che grida di essere raccontato. Voglio raccontare la vita, ciò che comporta vivere pienamente. Non c’è tristezza nella sofferenza se la sofferenza nasce dall’aver cercato di vivere. Kundera individua nel credere o meno alla possibilità di vivere infinite vite ciò che separa l’ottimista dal pessimista. Io penso semplicemente che la finitezza della nostra vita, ossia la consapevolezza che dovremo morire, sia ciò che dà valore alle nostre scelte nel presente. Ciò che scegliamo di fare ha valore in virtù del fatto che il tempo che abbiamo è poco e non ritornerà''.

Qual è il momento in cui hai scoperto che avresti voluto intraprendere la strada della musica? ''Poco più di due anni fa, ho vissuto un momento particolarmente brutto. Ho toccato il fondo, ho fatto amicizia con il buio. Sono arrivato a pensare che avrei preferito morire piuttosto che stare ancora lì dentro un secondo di più. Poi la musica è arrivata e mi ha detto “affidati a me e io ti aiuterò”. Ho ascoltato quella voce e oggi non posso che ringraziare quella parte di me che ha avuto la forza di rialzarsi e scalare le pareti di quel pozzo sorretto dalla bellezza della musica''.

Prossimi appuntamenti dal vivo? ''Questo progetto non è nato con l’idea di fare dei concerti dal vivo. Vorrei prima crescere come produttore musicale nel mio piccolo studio di registrazione che ho inaugurato da poco. Navigo a vista nella mia carriera solista. Quando sento la necessità, dò forma a quello che ho dentro, trovo la sua veste musicale, penso a un video e lo faccio uscire. Tutto qui. Quello che succederà lo dirà il tempo''.

Progetti? ''A breve uscirà un terzo pezzo. Si intitola ''Inutili parole'' ed è il primo pezzo che ho scritto dopo tanti anni di lontananza dalla musica. È di circa due anni fa ma ho capito che doveva uscire ora, e di dover farlo uscire a mio nome. Parla della fine di un rapporto importante, durato più di sei anni, e di come le parole siano state superflue nel descrivere quello che stava accadendo. A volte le cose finiscono e anche se facciamo fatica ad accettarlo sappiamo che non c’è altra via d’uscita''.