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02/04/2019   MATTEO LIBERATI
  ''Spero di fare arrivare quel carattere da sognatore che mi porto dentro...''

Come preferisci definire il tuo lavoro discografico “Luci gialle di città”? ''Mi piace vederlo come un lavoro fuori dalle righe, dove si avvertono diversi stili e generi musicali ma suonano tutti in modo uniforme, un Ep pieno di dettagli che l'ascoltatore incuriosito noterà volta per volta, e che in italiano va a cercare musicalità rock più vicine all’America che a noi. Qualcosa di fresco, di ricercato e soprattutto di vero, dove chi ascolta può rapportarsi con lo scrittore senza passare per i filtri della società che ci illude su tutto e tutti''.

Dato che hai fatto tutto da solo, quali sono le maggiori difficoltà che hai riscontrato? ''Probabilmente la maggiore difficoltà è dedicare il giusto tempo a ogni singola parte non cadendo nella tentazione di chiudere più in fretta il lavoro. Ogni traccia è curata davvero nei minimi dettagli, ogni suono è ricercato, studiato e elaborato per suonare come lo avevo in testa, gli arrangiamenti sono un lavoro immenso e anche questa è una grande difficoltà, bisogna dedicarci parecchio tempo e farli comunque suonare semplici e armoniosi all'ascoltatore, che quando vorrà trovarci il dettaglio lo troverà ma che al primo ascolto non si sentirà bombardato di mille cose da assimilare''.

Ci puoi parlare del processo creativo con il quale metti insieme le tue canzoni? Per i testi quali sono le tue fonti di ispirazione? ''Per i testi parlo di quello che sento o delle mie esperienze, a volte prendo anche ispirazione da libri che leggo, ad esempio nel brano “L’uomo che guarda le stelle” ci sono dei riferimenti alla “Guida galattica per gli autostoppisti”. Il processo di creazione è parecchio lungo, parte da una bozza spesso di chitarra e voce, poi inizio a definire il resto degli strumenti, li arrangio per farli suonare al meglio assieme e magari per definire meglio alcune parti che, ad esempio, devono dare una sensazione specifica, spesso si ritorna di nuovo sul testo o su alcune parti, registro tutto in fase di pre-produzione, vado in studio di registrazione e realizzo di nuovo il tutto a livello professionale''.

Quali sono le tue più grandi influenze artistiche? ''Muse, AWOLNATION, De Staat, Paramore e Kasabian, anche se cerco di non prendere esempio da loro sicuramente la mia grande ammirazione per questi artisti un po’ influirà inconsciamente sul mio modo di scrivere''.

Se la tua musica fosse un quadro a quale assomiglierebbe? ''Spero sarebbe qualcosa di inedito, qualcosa di nuovo e originale, anche se sono un grande ammiratore di Salvador Dalì quindi anche uno dei suoi quadri non mi dispiacerebbe come paragone''.

Tornando al tuo disco “Luci gialle di città” hai qualche rimpianto? Qualcosa poteva essere fatto meglio? ''Ogni lavoro ha la sua storia, il suo momento e le sue scelte, e sento che tutti gli azzardi che ho volutamente inserito nell'ep abbia fatto bene a farli. Uno dei più grandi riguarda le batterie elettroniche, è stata una scelta molto fuori dalle righe, abbandonare la presenza di uno degli strumenti rock per eccellenza per metterne uno da musica elettronica, ma cercavo qualcosa di diverso, che suonasse più moderno, più nuovo e con cui potessi fare un mix particolare con il sound delle chitarra elettriche e dei synth usati nei brani. Nei prossimi lavori, chissà! Magari tornerò a inserire la batteria acustica ma sicuramente non abbandonerò i suoni elettronici, magari li combinerò perché in questo lavoro si sono rivelati dei validi alleati''.

Quali emozioni pensi di suscitare con la tua musica? Quale è il messaggio o i messaggi che pensi di trasmettere? ''Spero di portare l'ascoltatore negli stati d'animo dei brani, sia che si tratti di felicità, disagio, voglia di spaccare il mondo o voglia di essere lasciato stare. Spero di fare arrivare quel carattere da sognatore che mi porto dentro''.

C’è un filo rosso che lega le tue canzoni? ''I miei brani sono legati alle mie esperienze, ma non c’è un idea di concept che ne unisce una a un'altra, sono quello che avevo in mente in quel momento. E' possibile che, se hanno in comune il periodo di scrittura, possano riflettere uno stato d'animo simile, ma non è detto! A volte però ci sono dei piccoli richiami ad altri brani o a loro concetti, un po’ in stile ''Easter egg'', con altri miei brani anche di lavori precedenti. È il caso ad esempio della parola “gravità” nel testo di “Un po’ più in là”, un collegamento al brano “Gravity”, sempre scritto da me, contenuto in “Loser” degli Height & Light, dove “gravità” gioca da metafora insieme ad altre frasi per definire il concetto di “credere nell'impossibile”.

Cosa dobbiamo aspettarci da Matteo Liberati per il futuro? ''Sempre di più, sempre più voglia di fare e di sperimentare. Voglio sentirmi sempre pronto a tirare fuori la forza di creare roba nuova senza fermarmi mai e sono sempre pronto a mettermi e rimettermi in gioco su strade diverse, non sono dipendente da un genere musicale e voglio che questo sia chiaro già da questo Ep, aspettatevi il brano potentissimo e il brano da ballare, aspettatevi la canzone lenta e la canzone elettronica, non voglio avere limiti, sono un sognatore anche per questo''.