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26/04/2019   ATLANTO
  ''L'amore che dai e che ricevi è l’unica cosa che sopravviverà...''

Oggi incontriamo il quartetto veneto degli Atlanto. L’occasione è quella di parlarci del loro terzo album “Futuri parziali”, che arriva a circa 5 anni di distanza dal precedente “Terra”.

Per cominciare la chiacchierata potreste brevemente raccontare ai lettori di MusicMap la vostra origine e formazione artistica? ''Nasciamo nel 2009 dall’evoluzione del nostro precedente progetto musicale. Nati nel 2001, scrivevamo canzoni punk ed avevamo un quinto membro come cantante. Dopo due album ci siamo resi conto che il nostro stile musicale stava cambiando, che comporre musica all’interno di un genere come il punk non ci era più sufficiente. Da qui la decisione di continuare in quattro e cambiare nome in Atlanto''.

Come avete detto, la vostra origine trae spunto dalle ceneri dal precedente combo degli Okkupato, nel quale il genere trattato (punk) è sicuramente agli antipodi con quello che masticate oggi, fatto di formulazioni di pop-rock: cosa vi ha spinto a cambiare completamente matrice stilistica? ''Parlando di musica non ci siamo mai preclusi nessuna strada, e ci piace esplorare. Ad un primo sguardo osservare dove siamo partiti e dove siamo ora fa pensare ad una svolta drastica, ma in realtà per noi non è così: non si tratta di un cambio di rotta, ma di un'evoluzione progressiva del nostro percorso artistico. Ascoltando in modo cronologico le nostre canzoni è ben individuabile il filo che lega tutti i nostri passi a partire dal punk, al rock, per arrivare ai pezzi più pop. Certo il contesto sonoro è cambiato, con gli Okkupato ci muovevamo all’interno di un sound più crudo e veloce come il punk, ma il lavoro di ricerca musicale non è cambiato e i testi di un tempo sono sovrapponibili a quelli odierni, tant’è che alcuni brani scritti come Okkupato li suoniamo a volte ai concerti ancora oggi come Atlanto''.

Circa un lustro per meditare il nuovo album “Futuri parziali”: un titolo che attesta l’incertezza dell’epoca che si vive, nei quali è difficile fare programmi a lungo termine e che, soprattutto, durino nel tempo? ''“Futuri parziali” attesta sicuramente l’incertezza di un tempo che però è interiore. E' l’epoca che ci sentiamo addosso noi che abbiamo superato tutti i trent’anni. Con le nostre canzoni abbiamo sempre tentato con giovane slancio di muovere positivamente le cose verso il cambiamento. In questi ultimi anni il tempo che passa ci ha pero' insegnato che non tutte le cose possono essere cambiate, e alcune bisogna imparare ad accettarle così come sono. Questa è l’idea di fondo che si respira nei nostri nuovi brani''.

Nell’album si vive un’ariosa ricerca melodica con stesure di ampio respiro, ed il pop-rock che esprimete risulta molto fruibile nell’immediato. Benchè un certo personalismo sia piuttosto evidente, quali sono quei Big che in qualche modo sentite più vicini alla vostra scrittura? ''Oltre confine senz’altro Coldplay, Kings of Leon, U2, ma anche Hans Zimmer o Brian Eno per certi versi della nostra composizione. Restando in Italia potremmo dire Lucio Battisti o i Subsonica''.

L’album già conta 3 singoli estratti: “Dimmi che mi vuoi di più”, “Un pomeriggio al sole” ed infine “Ma come passa il tempo”, che è quello a cui tenete di più per il suo messaggio più universale. Potete spiegare a chi vi sta leggendo ora cosa intendente esattamente? ''Intendiamo dire che questo pezzo contiene un messaggio rivolto a tutti, che non ha né spazio né tempo. Indipendentemente da quanti anni tu abbia, da quale parte del mondo tu venga, da quale sia il momento storico in cui tu vivi, l’amore che dai e che ricevi è l’unica cosa che sopravviverà ai nostri giorni''.

Dal vostro primo lavoro “L’uomo, il suo sogno e il nuovo giorno” è passato circa un decennio: quanto è cambiato il vostro sound da due lustri a questa parte? I nuovi orientamenti musicali vi han trovato sempre tutti d’accordo nelle scelte o si è dovuto percorrere la linea del compromesso, anche col vostro illustre producer Matteo Cantaluppi? ''Senza dubbio il nostro sound ha avuto notevoli cambiamenti. Basta guardare alla nostra strumentazione: siamo partiti con chitarre e batteria e adesso nell'ultimo album abbiamo all'interno sintetizzatori, violini, fiati, sequenze. Siamo in continuo movimento. Per quanto riguarda le scelte non solo ora, ma da sempre, essendo quattro teste pensanti, capita di andare in collisione a livello musicale. Nonostante ciò siamo convinti che dal confronto di idee differenti possano nascere cose migliori, e quindi lavoriamo in modo democratico e la maggioranza vince. Matteo Cantaluppi è entrato per lo più in fase di mix e quindi ha semplicemente accompagnato le nostre scelte musicali nel migliore dei modi''.

Si dice che le canzoni siano come figli e che a nessuna si dovrebbe concedere la preferenza (la nostra è: “Il nostro richiamo” n.d.r.), però è anche vero che in almeno una ci sia un significato speciale, profondo, significativo, che racchiuda un po’ la summa concettuale dell’album. Tra i 13 brani, a quale siete legati di più (oltre a “Ma come passa il tempo”) e perchè? ''Senz’altro il brano che racchiude l’album è ovviamente “Futuri parziali". Volevamo dare una intro al disco e abbiamo pensato di racchiudere in questi 120 secondi il concetto fondante dell’album. Per quanto riguarda il brano al quale siamo più legati è difficile rispondere. Ci abbiamo impiegato molto tempo per la stesura, abbiamo una decina di pezzi pronti che sono rimasti fuori dall’album, e quindi quelli entrati hanno tutti ottimi motivi per esserci''.

“Futuri parziali” esce per l’attivissima label veneta Vrec Music Label di David Bonato con la produzione di Matteo Cantaluppi. L’importanza di affidarvi a lui, ha senz’altro apportato un valore aggiunto. Oltre a questo aspetto importante, quanto è intervenuto sull’intera progettualità, sulla scelta degli arrangiamenti ed, in sostanza, sulla globalità delle idee messe in campo? ''Matteo Cantaluppi ha mixato i 3 singoli mentre il resto dell’album è stato completato con Luca Sammartin. Entrambe queste figure non hanno apportato cambiamenti drastici alla nostra musica, ma hanno sicuramente apportato valore ai nostri brani''.

Come vedete il futuro delle etichette discografiche e, in generale, il panorama Underground? Siete fiduciosi che, in futuro, gli artisti di questa scena troveranno sempre più spazi anche nelle Radio che contano, vista la recente proposta di dedicare più spazio alle proposte italiane? ''Vogliamo essere sempre positivi riguardo la situazione della discografia e del panorama musicale Underground. Sicuramente ci sono stati molti cambiamenti da quando noi abbiamo iniziato a suonare, e non sempre sono stati purtroppo nella direzione migliore. Al momento stiamo vivendo con entusiasmo l'ascesa della cosiddetta musica "Indie", che a nostro modo di vedere altro non è che la musica indipendente che nasce dal basso, fatta con le proprie mani. Negli anni passati aveva magari un nome diverso, ma il concetto è lo stesso. Ci auguriamo di cuore che le recenti proposte di aumentare spazio alla musica italiana nelle radio vengano realizzate. La radio resta sempre uno strumento potentissimo per promuovere musica. Sappiamo bene quanto sia difficile proporre i propri brani, e trovare qualche porta aperta invece di continuare a scavalcare i muri sarebbe bello''.

Ringraziando gli Atlanto per quest’incontro, formuliamo i nostri migliori auspicii per crescenti affermazioni professionali e li attendiamo, con vivo interesse, alla quarta prova. ''Grazie a Voi, ci vediamo in giro''. (Max Casali)