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02/05/2019   DADE CITY DAYS
  ''La scena musicale si sta rinnovando in maniera prepotente proprio a partire dal basso...''

Ciao ragazzi, piacere di avervi qui! Come prima domanda rompighiaccio volevo chiedervi di presentarvi ai nostri lettori (soprattutto a quelli che non vi conoscono ancora). ''Ciao a te e a tutti i lettori di Music Map! Siamo i Dade City Days, siamo un trio di Bologna e suoniamo insieme da circa cinque anni. Dopo un primo disco (“VHS”) uscito nel 2016 e seguito da un lungo tour stiamo per uscire con il secondo album. Non abbiamo un genere definito, spaziamo dal dream pop alla new wave con richiami shoegaze e linee vocali in italiano. La cosa bella è che è proprio chi ci ascolta a identificare le nostre influenze, e questo ci ha permesso di suonare anche in contesti molto diversi tra loro. Pensiamo che il nuovo disco alimenterà ancora di più questa nostra particolarità''.

Il vostro nuovo singolo è in arrivo... cosa dobbiamo aspettarci? Più in generale cosa bolle in pentola? ''Sì, finalmente ci stiamo avvicinando al momento in cui tutto il nostro lavoro vedrà la luce! Ci abbiamo lavorato molto e sentiamo questo momento quasi come una liberazione, ovviamente in senso positivo: siamo curiosi di vedere cosa succederà dopo. Rispetto al primo disco c’è sicuramente stata un’evoluzione a livello di suono e composizione, alcune cose sono cambiate mentre altre sono state più o meno valorizzate o ridimensionate. A noi piace molto quello che siamo riusciti a creare, e come dicevamo siamo curiosi di scoprire come verrà accolto. Il singolo si intitola “Old Fashioned” e uscirà a fine maggio''.

Con chi avete collaborato per la realizzazione del vostro nuovo disco? ''I pezzi nuovi, più che da improvvisazioni in sala prove, sono nati da un lavoro di composizione nel nostro studio, è un disco che ha visto poche collaborazioni artistiche proprio perché nella fase di stesura e scrittura dei brani volevamo sentirci liberi di trovare la direzione che avevamo in mente senza dover seguire direttive precise. Le collaborazioni sono iniziate nella fase successiva perché ci premeva che i pezzi avessero una certa qualità a livello di registrazione e produzione, e che suonassero come li avevamo in mente noi. Quando ci siamo sentiti pronti abbiamo contattato Federico Nardelli, produttore di Gazzelle, e siamo andati a registrare nel suo studio di Roma; le riprese sono state seguite da Alessandro Di Sciullo che ci ha anche dato una grande mano nelle incisioni. Per il mix dei brani ci siamo invece affidati a Matteo Cantaluppi, produttore di alcuni tra i più grandi nomi dell’”indie” del momento, come Thegiornalisti e Canova. Ci sembrava la persona giusta per mettere a fuoco tutto quanto e dare al nostro suono l’impronta che sognavamo ed è assolutamente stato così. Il master è invece stato curato da Giovanni Nebbia''.

Con chi vi piacerebbe collaborare? ''Ci piacerebbe continuare la collaborazione con Cantaluppi, magari lavorando da zero su uno o più pezzi nuovi. Ci auguriamo anche di riuscire a suonare tanto in giro e stringere amicizie con altre band e artisti, perché è anche così che nascono le collaborazioni più belle, come per noi è stato ad esempio con i Neon''.

Cosa ne pensate del panorama italiano indipendente? ''Ci sembra ci sia un po’ di confusione sul concetto di musica “indie” o indipendente, ma sicuramente negli ultimi anni, grazie anche a internet e alla diffusione dei servizi di streaming, la scena musicale si sta rinnovando in maniera prepotente proprio a partire dal basso, da artisti più o meno indipendenti e alternativi che iniziano a fare da soli dei numeri che erano impensabili fino a poco tempo fa, e a raggiungere canali davvero mainstream, come le emittenti radiofoniche e televisive nazionali o situazioni come Sanremo e il concerto del Primo Maggio. Pensiamo ad esempio a artisti come Motta o Cosmo, che dopo anni di gavetta sono esplosi in pochissimo tempo. Siamo felici di questa rivoluzione, è una cosa molto punk se vogliamo guardare ai precedenti, e ci sembra anche un’enorme opportunità per gli artisti per raggiungere davvero la propria fetta di pubblico ideale''.

Ed i talent? Ci andreste mai? ''I talent li consideriamo proprio un percorso diverso, una gara di interpretazione e belle voci più incentrata su giudici e discografici che non sui concorrenti, e in cui la composizione e la gavetta c’entrano poco o nulla. X-Factor ad esempio lo guardiamo volentieri ma prendendolo per l’intrattenimento televisivo che è, e come tale funziona assolutamente, ma non ci sembra proprio il posto adatto per una band come noi e probabilmente anche noi non saremmo adatti a quel tipo di format''.

Quali sono le aspettative sul prossimo disco? ''Noi siamo molto felici della direzione presa con questo nuovo disco, ci auguriamo che possa piacere anche a quelli che ci seguono dal primo lavoro e che possa portarci anche in contesti nuovi. Siamo consapevoli di aver intrapreso una strada diversa da quello che magari ci si poteva aspettare, ma è anche un modo per metterci in gioco e rinnovarci seguendo quello che più ci piace fare o ascoltare. Insomma, se non si era capito non vediamo l’ora che esca! :)''. (Domenico Carbonaro)