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01/10/2019   GIORS
  ''Il non voler apparire è una piccola provocazione verso un mondo che vive di immagini''

Giors, come descriveresti la tua musica a chi ti ascolta per la prima volta? ''Un qualcosa a cui dedicare un po’ di tempo per l’ascolto, non una musica da vedere. Tutto il progetto è orientato a rivalutare il ruolo delle parole accompagnate dalla musica per suscitare immagini ed emozioni che nascono dal vissuto di ognuno di noi senza bisogno di tecnologie artificiali. Forse è una modalità che si accosta alla magia delle favole di un tempo, ma si sa che non c’è quasi mai nulla di nuovo sotto il sole''.

Abbiamo sentito il tuo singolo "Notte di San Lorenzo", una canzone con un chiaro messaggio contro l'omologazione di pensiero, secondo te la musica contemporanea ha un po' rinunciato a provare a raccontare messaggi profondi come questo? ''La produzione musicale dei nostri giorni è enorme, da tempo orientata dagli schemi anglosassoni o d’oltre oceano, come d’altronde una significativa parte dell’economia del mondo. Già nel mio album precedente ''Il Mare di Sera'' brani come l’omonimo titolo dell’album e poi ''I can’t Believe'' oppure ''La Giostra del Potere'', ispirata da un libro di Simone Veil, c’è il tentativo di raccontare qualcosa che provi almeno a scalfire l’omologazione dei comportamenti. Farlo con la musica forse può aiutare ad arrivare prima alla pancia delle persone in modo non violento per poi giungere ad una riflessione sul pensiero. Direi che se consideriamo la quantità di produzione musicale odierna nel suo complesso, sì, penso si sia rinunciato un po’ a raccontare messaggi di vita d’insieme, benché nel nostro paese ci sia un numero significativo di autori ed interpreti che trattano temi profondi''.

Com'è nata l'idea di utilizzare lo pseudonimo Giors e di non comparire in pubblico? ''Benché mi consideri un cittadino europeo, lo pseudonimo Giors nasce come riferimento alle mie radici piemontesi, in particolare a mio nonno materno Giorgio che è stato per me un maestro, una persona di solidità antica. A onor del vero va riconosciuto che la scelta dello pseudonimo è anche in parte il risultato della determinazione dell’equipe che lavora con me nella comunicazione. Il non voler apparire è una piccola provocazione verso un mondo che vive di immagini, immerso nella cultura del browsing. L’idea è quella appunto di vedere se si possono ancora creare con il testo di una canzone occasioni per suscitare immagini ed emozioni attraverso la forza della parola, concedendo in qualche modo una vacanza agli effetti speciali''.

Nella tua musica si sente anche la presenza di una band affiatata, ci racconti con quali musicisti collabori e come affrontate l'arrangiamento dei brani in studio? ''Sì, è una gran bella band. Benché il mio progetto musicale sia parecchio contro corrente la sensazione che ne traggo è che Vincenzo DELLI CARRI, Luciano SARACINO, Paolo MEINARDI, Alex SCARPULLA, Cédric COURTELIN, Leonardo CORRADAZZI sentano molto il senso delle cose che scrivo e danno il loro contributo per arricchirle con la loro personalità, con la loro bravura. Lo sforzo intellettuale più significativo credo lo faccia Vincenzo quando discutiamo e lavoriamo in sede di stesura dei brani ai fini dell’arrangiamento; Leonardo poi ingegnerizza il tutto con professionalità e sentimento, ma ognuno degli altri musicisti, come ho detto, contribuisce per la propria parte e alla fine ogni brano ha un qualcosa in più''.

Ascoltando la tua produzione musicale, si capisce l'importanza dei testi e dell'uso della parola, chi sono i tuoi riferimenti musicali del passato in tal senso? ''Ognuno di noi è di fatto la sintesi di tante esperienze e di tante storie, anche a livello cromosomico. Io ho radici italiane e dunque non possono mancare nella mia sintesi musicale i mostri sacri del mondo dei cantautori italiani così come a volte si trovano richiami alla musica classica piuttosto che ad esperienze musicali del mondo anglosassone. Ma anche la prosa e la poesia hanno una parte importante. Ho sempre prediletto i brani che offrono un’occasione alla simbiosi tra testo che impegni l’anima e melodia che susciti l’attenzione dell’orecchio per arrivare alla rivisitazione del proprio pensiero''.

Sappiamo che a breve uscirà il tuo nuovo singolo, intitolato "C'è Qualcuno", ci puoi rivelare qualcosa in anteprima, che canzone sarà? ''E’ un brano con un certo ritmo, che da un lato, in modo quasi giornalistico, prende atto della diversità delle persone in termini di qualità e aspirazioni. Dunque, tornando al tema dell’omologazione di pensieri e comportamenti, la canzone mette in evidenza che ci sono tutti i presupposti nella costituzione delle persone per poter sfuggire ai processi di omologazione. Ma si sa che per vincere una gara non è sufficiente avere le qualità necessarie, bensì occorrono anche impegno e allenamento. Il ritornello d’altro canto prova ad esprimere il disagio di chi tenta di non essere troppo omologato partendo da due atteggiamenti che ritengo importanti: l’educazione all’ascolto e l’espressione di concetti con il numero di vocaboli utili ad esprimerli. Non sudditi dunque dei vincoli dettati dalle tecnologie troppo sintetiche. Il tutto per non perdere la capacità di sognare una Nuova Frontiera per disegnare scenari nuovi utili a risolvere i problemi nuovi che dobbiamo affrontare ogni giorno come persone singole o come società globale''.

A quando l'uscita del prossimo album? ''Prima dell’uscita del prossimo album in programma per il prossimo Natale, che conterrà sedici brani, ci sarà ancora, ai primi di dicembre, un singolo dal titolo ''Torino'': un brano che mi piace parecchio. In sede di registrazione qualcuno l’ha definito un manifesto politico. Per me è una canzone d’amore per una città con cui ho condiviso e condivido buona parte della mia vita''.