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01/10/2019   BUMBE ORCHESTRA
  ''La musica, come l’arte in generale, andrà sempre oltre ogni limite come può essere la lingua...''

Ciao ragazzi, “Ludu” è il vostro nuovo singolo e significa “fango”. Di cosa parla? ''Ciao e grazie per l’intervista! “Ludu” è una canzone che, per come la vediamo noi, arriva come uno schiaffo molto forte sulla faccia sia musicalmente che come contenuto. Ci piace definirlo come un inno contro chi sparla, chi gioca sporco per raggiungere un obiettivo prima di te, per affossarti pur di innalzare sé stesso, insomma chi nella vita è, citando il testo della canzone, “Ispina asuta 'e ludu” e cioè una spina nascosta nel fango. Naturalmente pubblicheremo la traduzione del testo in italiano per chi non conosce il sardo''.

Come mai la scelta di cantare in sardo? ''È la nostra lingua madre, quella della terra in cui siamo cresciuti. Dalle nostre parti la gente è abituata ad ascoltare il cantato sardo prevalentemente nella musica della tradizione: gare poetiche, cori polifonici e il canto a tenore che è addirittura riconosciuto come patrimonio dell’UNESCO. Dagli anni ‘90 però si è iniziato a usare il sardo anche in altri generi musicali come il pop, il rock e soprattutto il rap''.

Fuori dall’isola sarà complicato far capire il testo dei vostri brani, pensate di riuscire a trasmettere qualcosa anche a chi non comprende il sardo? ''Diamo molta importanza al testo della canzone e pensiamo non sia un problema trasmettere un'emozione a chi non capisce la nostra lingua, anzi, potrebbe essere stimolante andare a ricercare il significato. Abbiamo ascoltato da ragazzi tanta musica straniera, senza mai capire una parola delle canzoni e ci hanno comunque emozionato. La musica, come l’arte in generale, andrà sempre oltre ogni limite come può essere appunto la lingua''.

Perché suonate assieme? Come vi siete incontrati e come nascono le vostre canzoni? ''Siamo prima di tutto amici e questa è semplicemente la passione che ci lega tantissimo. Veniamo da diverse band indipendenti del panorama musicale sardo con cui abbiamo sempre condiviso tante serate e piano piano è nato questo progetto. Le nostre canzoni nascono nella maniera più naturale: una storia da raccontare, una chitarra e un piede che batte a terra tenendo il tempo, alla vecchia maniera. Ognuno ha il proprio modo di comporre, l’importante è divertirsi, sempre''.

Uscirà un album? Farete dei live? ''Un nuovo album è previsto per febbraio 2020, e sì, speriamo di fare tanti concerti!''.

Tornando a parlare del singolo, “Ludu” è molto diverso da quello precedente, “Cala Sinzias”. Qual è la vostra dimensione? Cosa dobbiamo aspettarci dai nuovi lavori? ''Fra i due singoli la canzone più anomala in realtà è “Cala Sinzias”, tipica ballata pop estiva. Il resto dell’album si avvicina alle sonorità di “Ludu”''.

Sicuramente ci sono tanti altri artisti che cantano in sardo, cosa ne pensate? Sapreste consigliarci qualcosa da ascoltare? ''La scena musicale sarda è vivissima ed è molto positivo questo fatto perché il fenomeno assume un connotato politico-culturale, di riscatto sociale, di autodeterminazione per la nostra terra. Ci piace citare cosa c’è di attivo adesso, che secondo noi spacca: Malasorti, Mandrone, Malignis Cauponibus, White Fang e tanto altro. È difficile iniziare a citare artisti della nostra isola, perché poi se ne dimentica sempre qualcuno di importante''.