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15/10/2019   KUADRA
  ''Stiamo asfaltando con le nostre mani la strada che vogliamo percorrere...''

Loro sono i Kuadra, band ormai ben radicata nella scena dell'underground rock. Hanno pubblicato di recente un nuovo album dal titolo ''Cosa Ti E' Successo'', con un mix unico di rock, rap ed elettronica, complice anche la superba produzione artistica di Giulio Ragno Favero.

Chi sono i Kuadra? E da dove arriva questo nome? ''I Kuadra sono nati in un paesone che crede di essere città ma non lo è, Vigevano. Un paesone che dopo la crisi del settore calzaturiero non è più riuscito a risollevarsi. Con un alto tasso di inquinamento, di suicidi e di tumori. Dove i giovani, la sera, in una delle piazze più belle d'Italia, parlano di andarsene altrove. È qui che da anni i Kuadra provano, scrivono canzoni, dischi, li registrano per poi esibirsi in tutto lo Stivale e all'estero. Il nome nasce in un momento in cui tutti eravamo convinti che le cose stessero andando per il verso giusto''.

Come descrivereste ''Cosa Ti È Successo'' a chi non lo ha ancora ascoltato? In che modo si differenzia dai vostri precedenti lavori? ''''Cosa Ti È Successo'', come il titolo, è una domanda che è già risposta, è l'inizio di un dialogo. A volte i toni sono duri, ruvidi, il rap è uno dei nostri linguaggi preferiti, in alcuni brani invece mostriamo coraggiosamente la parte più intima e personale. Le ritmiche diventano violente, serrate, complesse, per poi fermarsi, dare respiro. Questo disco è come la vita, non quella di cui si parla quando si parla di vita, ma quella del quotidiano, quella piccola e misera, tra il lavoro, la televisione, le scrollate su instagram. In questo disco abbiamo deciso di raccontare chi abbiamo vicino, chi siamo noi. Le speranze e le paure della nostra generazione. Forse la differenza con i lavori precedenti è che in questo ci siamo riusciti''.

Presentato in anteprima su Rumore, che è già un ottimo biglietto da visita, come sono stati i primi responsi da parte di chi vi ha ascoltato? ''In molti ci hanno scritto, hanno sentito l'esigenza di manifestare le loro impressioni. Abbiamo capito che è un disco che coinvolge e di cui bisogna fidarsi senza paura di abbassare le difese. L'anteprima su Rumore e le recensioni positive che sono uscite hanno confermato quello di cui eravamo convinti. È un album maturo e onesto''.

Dove vi vedremo in concerto prossimamente? E cosa dobbiamo aspettarci? ''Il nostro show stupirà, con noi alle tastiere ci sarà Kole Laca del Teatro Degli Orrori, Marcello Batelli ha curato il light design, siamo sicuri che il pubblico vivrà un'esperienza forte. Partiremo a novembre da Frosinone e Campobasso, poi toccheremo Vercelli, Milano, Bergamo, Brescia, Verona, Vigevano, Napoli, Perugia, Taranto, Ancona. Faremo anche qualche tappa all'estero''.

Avete gusti musicali simili? Vi influenzate a vicenda tra di voi? Quali sono le vostre influenze? Ne avete di non musicali? ''Abbiamo ascolti e influenze diverse, che però convergono su alcuni nomi. Tool, Nine Inch Nails, Queens Of The Stone Age se si parla del rock pestato a cui siamo affezionati. Negli ultimi anni ci siamo passati diversi dischi, da Apparat a Tycho, Cult Of Luna, Kendrick Lamar, Childish Gambino, Tyler The Creator, Anderson Paak. Siamo attenti alla nuova scena Trap e all'elettronica di Arca o Sevdaliza. Ma ci appassiona anche il Cinema e se ci sono titoli che ci colpiscono cerchiamo sempre di consigliarceli''.

Come si uniscono rock, rap ed elettronica in un unico disco? ''Ci vuole prima tutto coraggio. Per molti è più facile seguire degli schemi, accodarsi a generi che hanno già un pubblico, che sono facilmente riconoscibili. Per noi è più interessante cercare di creare qualcosa di personale, attingere da diversi territori musicali. in questo Giulio Ragno Favero, che ha seguito la produzione artistica, ha dato un apporto prezioso. Può partire tutto da un'intuizione, provare ad aggiungere l'autotune alla voce in un brano rock, oppure arricchire con accenti trap una ritmica di batteria. Magari si rimane spiazzati a un primo momento, ma è proprio quello il bello, per noi sorprendere è importante. Tutto questo comporta molta fatica, stiamo asfaltando con le nostre mani la strada che vogliamo percorrere''.

Siete molto attenti ad alcuni temi sociali. Quali in particolare? Dove li ritroviamo nell'ultimo disco? ''Ci interessa il tema della discriminazione, il ritorno di politiche reazionarie nel nostro paese e in tutto il Vecchio Continente. ''Il Quarto Reich'' e ''La Scelta'' affrontano queste tematiche in modo brusco, provocatorio. Il disorientamento della nostra generazione e la depressione sono temi affrontati ne ''L'incendio'' e in ''Cosa ti è successo''. In ''Trashlady'' parliamo a una senzatetto che abbiamo incontrato spesso nella nostra città. ''Naomi'', ''Webcam Girl'', ''Daniela'' sono ritratti di donne forti, ognuna delle quali combatte una guerra interiore, estenuante. Per alcuni queste sono tematiche delicate, ma noi crediamo che una canzone sia un modo molto efficace per veicolare le emozioni, tutte, nessuna esclusa''.